Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

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Testimonianze effettive di scontri tra Guelfi e Ghibellini in Valle Brembana (n. 18, 2020)  

       

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La fase più cruenta delle lotte fratricide tra Guelfi e Ghibellini che si svolsero nell’Italia Settentrionale dalla metà del 1300 fino ai primi anni del 1400 e che sconvolsero in modo particolare il territorio bergamasco è descritta con ricchezza di dettagli nel famoso “Chronicon” o Diario di Castello Castelli inserito in modo integrale per la prima volta nel 1723 dal Muratori nella sua monumentale raccolta di fonti per la Storia d’Italia: “Rerum Italicarum Scriptores” [1]. L’originale di questo codice, che era stato prestato al Muratori dal conte Francesco Brembati di Bergamo, da tempo tuttavia è irreperibile. Successivamente alla pubblicazione del Muratori furono rinvenute però altre versioni antiche di questo codice, in tutto sei, tra cui se ne devono citare per le loro caratteristiche speciali almeno due: la prima si trova in Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo e appare ancora più antica e contenente meno interpolazioni di quella usata dal Muratori; la seconda, di epoca posteriore a tutte le altre, scoperta nella Biblioteca Nazionale di Napoli, è l’unica ad essere scritta in italiano volgare, è più breve di tutte le altre e contiene varie differenze di date e storpiature di nomi di persone o di paesi, anche se il contenuto è lo stesso, il che dimostra che il trascrittore del codice non era di origine bergamasca. Questa versione in volgare fu pubblicata dal Finazzi nel 1870 [2].

   Gli studi condotti da esperti di paleografia sui caratteri minuscoli latini di questi codici e da esperti di letteratura sullo stile delle narrazioni dei fatti, che appare alquanto disomogeneo e assai variegato, insieme ad altre considerazioni che non si possono riportare in questa sede, dimostrano che il “Chronicon” non può essere frutto di un solo autore ma di più autori che sono intervenuti in tempi diversi e successivi ad aggiungere pezzi o a modificare parti di uno scritto già esistente. Il “Chronicon” pertanto non appare un racconto lineare nel suo contenuto e unitario e omogeneo nello stile, come sarebbe se fosse scritto da una sola persona, ma sembra un assemblaggio alquanto disorganico di molti appunti memorizzati occasionalmente da varie persone. Quasi tutti gli esperti riconoscono che queste varie persone sono da identificarsi in componenti di famiglie illustri bergamasche guelfe e ghibelline che trovandosi tra le mani, in tempi successivi ai fatti narrati, una prima compilazione di questi appunti hanno aggiunto o cancellato o corretto, sulla base di loro conoscenze tramandate di padre in figlio o perché apprese da qualche documento pubblico, quanto secondo loro era più giusto dire a fronte di certi avvenimenti per accrescere il prestigio di una fazione o dell’altra.

   Indipendentemente da queste modifiche o aggiunte inoltre è certo, sempre dai caratteri minuscoli latini usati, che anche la compilazione più antica di questi codici è comunque successiva al 1480 quindi chi ha assemblato per la prima volta queste notizie ha copiato appunti vari più antichi, risalenti alla seconda metà del 1300 o ai primi anni del 1400 andati però dispersi [3]. E che ci fossero in un passato lontano vari antichi appunti sulle lotte tra Guelfi e Ghibellini appare evidente anche nell’opera di fra Celestino Colleoni, stampata nel 1617, il quale descrivendo la storia di Bergamo e del suo territorio nel periodo tra il 1349 e il 1402 cita per primo e da solo varie volte un Giovanni Brembate e poi lo stesso Castello Castelli altrettante volte da solo ma spesso anche insieme al Brembate [4]. Giovanni Brembate fu un cittadino di Bergamo contemporaneo al Castelli ma di tendenza dichiaratamente guelfa autore di uno scritto storico dal titolo “Memoriali” che il Celestino espressamente dice che era assai simile al “Chronicon” nella struttura e che utilizzò ampiamente nella propria “Historia”. E in effetti appare abbastanza evidente che gli episodi di tendenza guelfa comuni sia al Castelli che al Brembate, ripresi dal Celestino, appaiono assai più ricchi di dettagli e più omogenei nello stile di quelli presenti nel solo Castelli, ghibellino, il che dimostra che il Celestino nel riportare questi avvenimenti si è avvalso di un secondo scritto diverso e più unitario del “Chronicon” cioè di un altro testo [5]. Questo fatto è abbastanza importante da rimarcare in quanto lo scritto “Memoriali” del Brembate dopo il 1617 è andato perduto.

   Ora nonostante vari dubbi sulla autenticità degli autori e sulla veridicità di alcuni avvenimenti descritti sia nel “Chronicon” del Castelli, che copre il periodo compreso tra il 1378 e il 1407, sia nel Celestino, che ha ampiamente utilizzato il Brembate per il periodo tra il 1349 e il 1402, la maggior parte dei critici ritiene che nel complesso la gran parte dei fatti descritti in queste opere siano realmente accaduti proprio perché molti di essi sono comuni al Castelli e al Celestino, cioè al Brembate, e poi perché pochi altri fatti sono citati sia pure in modo occasionale da altri autori diversi e indipendenti da quelli sin qui indicati. Certamente si può dire però che molti di questi avvenimenti sono stati descritti con toni esagerati con lo scopo di dare più lustro ora alla fazione guelfa ora a quella ghibellina. Facendo riferimento alla versione del “Chronicon” pubblicata dal Muratori, che è rimasta comunque la più nota, possiamo citare come esempio i seguenti fatti.  

   Molte volte si descrivono combattimenti tra Guelfi e Ghibellini in cui si precisa che circa 500 Guelfi, oppure 800 oppure 1500 ed anche più, provenienti da molti paesi delle valli San Martino o Brembana o Seriana o dei dintorni di Bergamo quali Ponteranica, Sorisole e i due Almenno, scontrandosi non lontano da Bergamo con un numero simile di Ghibellini degli stessi paesi lasciano sul campo varie decine di morti e di feriti gravi e che solo pochi giorni dopo in un nuovo scontro tra le due fazioni, all’incirca con lo stesso numero di armati a piedi e a cavallo provenienti dagli stessi paesi, rimangono uccisi e feriti gravemente varie decine di Ghibellini. Poiché questa alternanza di massacri si ripete con una certa regolarità e in tempi ravvicinati riesce difficile pensare che sul finire del 1300 in due settimane o poco più, dopo numerosi morti e feriti, gli stessi paesi riescano a procurare e a organizzare nuovamente per entrambe le parti uno stesso numero di uomini validi per le armi [6].   

   Appaiono esagerati anche gli effetti di una vendetta o rappresaglia che vari Guelfi del Cornello, di San Giovanni Bianco, di San Pellegrino, di Zogno e di Endenna fecero il 2 maggio 1393 insieme ad altri amici gettando a terra in un solo giorno 200 case dei Maffeis di Zogno e di alcuni loro alleati ghibellini. Così come riesce difficile credere che il 4 maggio 1398 alcuni Ghibellini bruciarono le case di Luca di Brembate in Broseta e le case di Giovanni di Brembate in Mariano, ambedue guelfi, e che le stesse case furono di nuovo bruciate da altri ghibellini il 12 maggio 1398 poiché è impossibile ricostruire due case in soli otto giorni. Il 20 agosto 1383 si legge invece che 250 Guelfi della Valle Brembana, tra cui vi erano Bertulino fratello di Merino dell’Olmo e due figli di Merino, attaccarono dei Pesenti e altri ghibellini di Brembilla poco sotto il castello di Cornalba, l’attuale monte detto Castello della Regina tra Brembilla e San Giovanni Bianco, ed uccisero vari di questi ghibellini ma soprattutto rubarono ai Pesenti oltre 600 pecore e 80 mucche. Chi conosce le caratteristiche morfologiche di questo monte assai scosceso riconoscerà che due mandrie così notevoli di tali bestie possono pascolare solo con estrema difficoltà e rischio della vita in quel luogo. Infine il 28 gennaio 1404 vari Guelfi entrarono nel castello di Prezate, presso Brembate Sopra, grazie a un traditore, Martino di Brembate ghibellino, ed asportarono più di 200 “some” di biade e legumi con molte altre cibarie e più di 100 carri di vino in una sola notte. Lasciando al lettore ogni commento si ricorda solo che una “soma” corrisponde a circa 130 chilogrammi mentre il carro di gran lunga più diffuso in pianura in quell’epoca, quello a due ruote, era in grado di portare da sei a otto brente e che ogni brenta conteneva circa 72 litri. Tra le altre cose è da rimarcare il carattere contraddittorio delle ultime due notizie, due tra le tante, in cui vengono esaltate le gesta dei Guelfi in mezzo però a un racconto il cui autore Castello Castelli, fin dalle prime righe, si dichiara ghibellino.  (foto-01)

   Fa sorgere qualche perplessità anche il gran numero di paci o tregue stabilite tra le fazioni in lotta: tra il 1378 e il 1407 se ne contano ben 27 di cui 22 tra le due fazioni ufficiali e 5 fra singole famiglie che si erano uccise vicendevolmente uno o più componenti a causa dell’odio generato dall’appartenenza a fedi politiche opposte. Le paci ufficiali di fatto non durarono mai più di due o tre settimane e furono sancite in prevalenza a Bergamo ma anche in vari luoghi del territorio bergamasco come alla località Ponte Secco in comune di Ponteranica, ben 5, e in territorio di Almenno e di Prezate, una a testa, sempre alla presenza di capi locali di entrambe le fazioni ma raramente alla presenza dichiarata di qualche pubblico ufficiale del tempo, come può essere un notaio, che formalizzasse gli accordi per cui è lecito avere qualche dubbio che queste tregue siano state tutte realmente sancite [7]. Dall’esame a tappeto di tutti i rogiti di tre notai Panizzoli di Zogno che coprono l’intero secolo XIV e i primi anni del secolo XV sono emersi tuttavia tre documenti che dimostrano in modo nuovo e indipendente l’esistenza di ulteriori scontri tra Guelfi e Ghibellini in Valle Brembana sconosciuti sia al Castelli che al Celestino, cioè in realtà al Brembate, descritti in modo assai misurato e realistico, senza enfasi, e che inducono a pensare che queste lotte siano state ancor più frequenti di quanto appare negli scritti di questi noti autori. Il primo si riferisce ad una offerta di pace generale tra le due fazioni proposta dal comune di Endenna, il secondo a una pace tra due gruppi di famiglie dell’attuale comune di San Giovanni Bianco sancita a Zogno e il terzo alla gestione dei danni materiali derivanti da queste continue lotte in territorio di San Pellegrino. Ecco il testo del primo tradotto in modo letterale dal latino [8].

“Il giorno venticinquesimo del mese di settembre (anno 1360 da rogito precedente) nel luogo di Andena (Endenna) di Valle Brembana distretto di Bergamo sotto il portico della chiesa della Signora Santa Maria di Andena in publica e generale credenzia congregazione consiglio e arengo dello stesso comune e università (la comunità tutta) di Andena quivi more solito convocata e congregata e riunita per fare e compiere le infrascritte cose nel quale generale consiglio congregazione credenzia e arengo vi erano Martino fu Viviano de Zambellis di Andena console dello stesso comune di Andena, Raymondo fu lo stesso Viviano de Zambellis di Andena, Giovanni fu Tadeo de Zambellis, Alessandro fu Giovanni de Zambellis, Pietro fu Viviano fu Bono de Bonomazz, Bono fu Guglielmo Folazzi de Zanchis, Giovanni fu Benino de Berlendis, Bonomo fu Pietro Viviano de Berlendis, Lanfranco fu Prodomo de Foppa, Giovanni detto Rosso fu Cresso de Berlendis tutti credenzieri e vicini dello stesso comune e dei dodici credenzieri del comune e non di più, Pietro fu Alberto de Grigis, Salvino e Zambello fratelli fu Alberto Salvo de Russis, Viviano fu Giovanni de Bonomazz, Giovanni fu Alderico de Zambellis, Mayfredo fu Giovanni Ottobono de Berlendis, Raymondo fu Viviano de Bonomazz, Zoane di Bonetto Mozzo de Mazochis, Ambrogio fu Giovanni de Bonomazz, Viviano fu Giovanni de Bonomazz, Pietro fu Zambello de Zambellis, Alessandro fu Giovanni Murij de Zambellis, Viviano fu Giovanni Ottobono de Berlendis, Giovanni fu Bombello de Fazzis, Costantino di Martino Salvo de Rossi, i fratelli Bertramo e Zambello fu Mayfredo de la Giesia (Della Chiesa), Viviano fu Giovanni de Zambellis, Filippo di Giovanni de Mazochis, Pietro fu Vegine Bergotti, Martino fu Bonaldo de Bonomazz, Bonetto fu Alberto de Vitalli, Pietro fu Zillo de Mazochis, Tadeo detto Mazza Bonazza de Zambellis, Bonomo fu Guarino de Fazzis ed Henrico fu Giovanni de Berlendis tutti vicini dello stesso comune e università di Andena, i quali tutti sono più di due terzi di tutti i consoli credenzieri e vicini dello stesso comune e università de Andena, concordemente e unitamente a nome del detto comune e di ogni singola persona del detto comune ed anche ciascuno di loro singolarmente a titolo individuale e in solidum a nome proprio e di ciascuno hanno costituito e ordinato, fanno e costituiscono Raymondo fu Viviano de Zambellis de Andena messo, sindaco, nunzio e procuratore generale e anche speciale del detto comune e delle singole persone di esso, prese anche a titolo individuale, e come meglio si può secondo il diritto, specialmente a fare e stipulare una vera pace, duratura in perpetuo, non solamente tra loro e ciascuno di loro e qualunque altro del borgo di Lecco ma anche con qualunque altra persona di ciascuna o qualsiasi altra terra, borgo, villa ossia luogo, a qualunque giurisdizione o diocesi appartenga, e con essi e con i loro seguaci, con ciascuno di loro e con i loro aderenti (alleati).     

Inoltre a fare perdono e remissione plenaria (completa) di ogni e singola violazione della legge, minaccia e offesa fatta alle cose e alle persone, percosse, ferite, incendi e omicidi in qualsiasi modo detti, fatti o perpetrati da loro o da alcuno di loro o per mezzo di altri nelle persone o diritti o contro le persone, beni e cose di alcuno o alcuni delle infrascritte terre, cioè de Leucho (Lecco), de Valsaxina (Valsassina), de Taliegio (Taleggio), de Valdimania, (Valle Imagna), de Valbrembana, de Averaria (Averara), de Valle Sancti Martini (Valle San Martino), de Palazago, de Lemine (Almenno), de Isulla (la zona attorno a Terno d’Isola), de Culivatte (Civate), de Uglono (Oggiono), de Ello, de Galbiate, de Bardesago (Bartesate, i paesi da Civate a Bartesate stanno tutti attorno al lago di Annone in Brianza), de Garlate, de Olzinate con il monte de Bripio (Olginate col monte di Brivio), de Villa (Villa d’Adda), de Mandello (Mandello Lario), de Vallessina (Vallassina), de Magrate (Malgrate), de Musso (quasi in cima al lago di Como), de Varena (Varenna) e Castro de Alierna (Castello di Lierna), de Marenzio e Valbretta, Villa de Lemen (Villa d’Almè), Valbrena (Valbreno presso Paladina), comune de Ponte (Ponte San Pietro), comune de Brembate de Supra, de Trezio (Trezzo), comuni della pieve de Inzino (Erba), contrata de Corneno (Erba e Corneno stanno poco a monte del lago di Pusiano vicino a quello di Annone); e generalmente a fare e stabilire qualunque patto, convenzione, transazione, promessa e obbligazione che al detto sindaco e procuratore parerà e piacerà per la pace da farsi, completarsi e osservarsi a nome come sopra;     (foto-02)

(inoltre) a promettere e obbligare le persone predette del detto comune e chiunque di loro e il comune e gli uomini e le singole persone dello stesso comune e i beni del comune e di ciascuno di essi in solidum e della comunità e università (la comunità tutta) del detto comune perché la stessa pace sia rispettata e osservata inviolabilmente, con pene da stabilire a libera volontà del procuratore e sindaco;

a promettere che la pena possa essere imposta ed esatta ogni qualvolta si vada contro la pace con parole, di fatto e con opere;

a fare qualunque altra promessa, accordo e obbligo da farsi per mantenere ferma la pace stipulata come piacerà e parerà al detto sindaco e procuratore; 

e generalmente a fare tutte e ogni singola cosa utile e necessaria per il fine suddetto e che tutti e singoli i predetti uomini e la comunità e università dello stesso comune potrebbero fare se fossero presenti e come piacerà e parerà allo stesso sindaco e procuratore, anche se fossero tali da richiedere un mandato speciale;

a stipulare in forma solenne (celebrare) uno o più contratti, una o più volte, circa le cose predette (la pace) e ciascuna di esse, con le promesse, obblighi, rinunce e formule necessarie e opportune come piacerà ai sindaci e procuratori e a ciascuno di essi e come piacerà e vorranno i notai che ne rogheranno gli atti.

Concedendo allo stesso sindaco e procuratore piena, libera e generale facoltà di agire e speciale mandato a fare e concludere tutte e singole le cose predette, promettendo per sé, per la comunità e università e per le singole persone del detto comune di Andena di avere sempre rato e fermo in futuro tutto quello che sarà stato compiuto e procurato circa le predette cose e ciascuna di esse dal detto sindaco e procuratore e in nessun tempo di contravvenirvi, obbligando pertanto se stessi, la comunità e università e le persone del detto comune di Andena ed i beni loro e di ciascuno nei confronti di me notaio, persona pubblica che stipula e riceve a nome e per parte ed utilità di qualsiasi persona cui ciò interessi o potrà interessare, a tenere fermo, confermare in giudizio e pagare a sentenza avvenuta, e pertanto tutte le persone sopra nominate e ciascuna di esse in solidum, una per l’altra e viceversa, si sono costituite fideiussori e principali obbligati, obbligando se stessi e tutti i loro beni in pegno a me notaio, che stipulo a nome come sopra. Richiesero inoltre di redigere uno o più atti di identico tenore.

Furono presenti come testimoni il signor prete Pagano di Pantaleone da Nembro presbitero della chiesa di Santa Maria di Andena, Bertulino fu Viviano de Mascaronibus de Lulmo, Guarischo fu Accursio de Licinis di Poscante e Pietro fu Bonazolo detto Luvatto de Licinis di Poscante”.

   E’ evidente che si tratta di una pace che il comune di Endenna, di tendenza assolutamente guelfa, attraverso il suo procuratore Raimondo Zambelli fu Viviano vuole sancire con numerosi paesi della Valle di San Martino e con alcuni paesi del territorio milanese appena al di là dell’Adda ovviamente di tendenza politica opposta. Questo fatto si inserisce perfettamente in quanto descrive il Celestino che, riprendendo lo scritto del Brembate, afferma che la Valle di San Martino e le altre valli bergamasche, controllate dai Guelfi, tra il 1354 e i1 1360 si opposero varie volte ai metodi brutali di Bernabò Visconti che con l’aiuto di suoi soldati e di Ghibellini milanesi cercava di mantenere il suo comando su quella parte del territorio bergamasco [9]. Endenna aveva poi un naturale legame con la fazione guelfa della Valle di San Martino, che ambiva a conservare l’indipendenza da Milano, essendo stata da secoli, e in parte lo era ancora nel 1360, per motivi religiosi ed economici un feudo territoriale del monastero di Pontida. E’ importante anche osservare che il primo testimone civile di questa assemblea generale del comune di Endenna è Bertulino fu Viviano Mascaroni dell’Olmo fratello del più famoso Merino dell’Olmo che aveva una residenza fortificata ad Endenna nella nota contrada Castello. Sia Merino, influente capo locale guelfo, sia Bertulino sono citati più volte nel “Chronicon” e secondo il Castelli Bertulino fu ucciso proprio nello scontro del 20 agosto 1383 presso il castello di Cornalba descritto sopra mentre Merino fu ferito a Endenna il 3 settembre 1383 durante un assalto da parte di 500 ghibellini e morì pochi giorni dopo nella rocca di Bergamo per le ferite riportate. Sempre dal “Chronicon” risulta che un figlio di Merino dell’Olmo, Uniano (e non Viviano come scritto da alcuni storici locali) bandito per essere guelfo, fu ucciso il 25 ottobre 1400 (e non il 25 dicembre 1400) presso Endenna da Bertulino Zambelli e da Caysino Sonzogno e il suo cadavere fu trasportato a Bergamo ed esposto per ordine di Giovanni Castiglione, vicario generale del duca di Milano, presso il prato Fornello della città sospeso ad una forca con il divieto assoluto che nessuno osasse asportare quel corpo. Anche il padre dei due fratelli Merino e Bertulino, per l’esattezza Viviano dell’Olmo, per essere guelfo sembra essere stato decapitato con decreto del 13 giugno 1364 di alcuni magistrati e rappresentanti del duca di Milano come risulta dal regesto “Repertorio Diplomatico Visconteo, Tomo 2” pubblicato a Milano tra il 1911 e il 1937. Questo documento, che sintetizza molto l’originale, tuttavia contrasta con il nostro rogito che afferma senza ombra di dubbio che Viviano nel 1360 era già morto. Vi è dunque un errore di trascrizione nella data del documento milanese oppure si tratta di un Viviano dell’Olmo diverso dal nostro in quanto in questa discendenza questo nome era assai comune. Ad ogni modo si deve riconoscere che la famiglia Mascaroni dell’Olmo, che aveva una residenza fortificata ad Endenna oltre che a Bergamo, pagò un tributo di sangue assai pesante per sostenere le proprie idee politiche.

   Il secondo documento, sempre tradotto in modo letterale, è il seguente [10].

“Nel nome di Cristo così sia, nel giorno tredicesimo del mese di novembre (anno 1365 da rogito precedente) nel luogo o sia territorio di Zonio (Zogno) nella ghiaia del Brembo presso il Corno del Rizollo, presenti quivi per testimoni il signor Leonardo fu Giovanni de Agazzis cittadino di Bergamo, Venturino fu Paolo de Zucchis cittadino di Bergamo, Simone fu Alberto de Ceresollis del borgo di Lemen (Almenno), Pietro fu Bonfado de Mafeys di Zonio, Persavalle di Guglielmo detto Giossano de Pesentis abitante nella vicinia (contrada) di San Pellegrino, e Pietro e Persavalle affermano di conoscere gli infrascritti contraenti.

Quivi il signor Salvino giudice fu Pietro de Laqua di San Gallo cittadino di Bergamo, Francesco fu Giovanni de Laqua di San Gallo, Alberto fu Giacomo de Laqua di San Gallo, Giovanni fu Ambrogio de Laqua di San Gallo a nome loro e a nome dei fratelli Giovanni e Pietro detto Pedretto e di Salvetto fu Lorenzo de Laqua di San Gallo per loro e per tutti gli altri loro parenti; i fratelli Alberto e Giovanni fu Paolo dei Boyoni, Bertulino fu Giovanni detto Magonia de Magonis, Zoane fu Venturino detto Mozzio dei Boyoni, Venturino fu Sonetto dei Boyoni, Bertramo fu Alberto dei Domengoni di Antia (Antea), Gasparino fu Bonfado di Brembilla, i fratelli Zoane e Guglielmo fu Guarisco de Malabottis di Antea, Giovanni detto Nano di Antea, i fratelli Guglielmo e Rosso fu Florino de Baynzachis, Amadeo fu Grecio de Zanettis e Amadeo fu Alberto de Zanettis, tutti di San Gallo, a nome loro e a nome e per conto di tutti gli altri parenti e vicini e persone del comune di San Gallo e per loro da una parte;

Plazzio detto Gazotto fu Benedetto de Tazzis (Tassis) del Cornello vicinia de Santa Maria de Camarata (contrada di Santa Maria di Camerata), Giovanni suo fratello fu lo stesso Benedetto, i fratelli Crotto e Pace figli dello stesso Plazzio detto Gazotto, Giovanni fu Zulliano de Tazzis del Cornello, Baldo fu Guarisco del Cornello della stessa vicinia, Giovanni de Mulinaris del Cornello a nome loro e a nome e per conto di tutti gli altri loro parenti paterni de Tazzis e de Mulinaris della detta vicinia di Santa Maria di Camerata e dei loro vicini per sé e per loro, Ottobono detto Gazollo di Cornalita, i fratelli Mazza e Viviano fu Andrea di Cornalita vicinia di San Giovanni Bianco, Tinto de Raspis di Cornalita della suddetta vicinia, Zambono de Raspis di Cornalita e Giovanni Toperti di Cornalita vicinia di S. Giovanni Bianco a nome loro e a nome e per conto di tutti gli altri loro parenti paterni e di tutti i vicini di Cornalita e di San Giovanni Bianco per sé e per loro dall’altra parte;   (foto-03)

concordemente e unanimemente si sono fatti vicendevolmente fine, rinuncia e pace di tutte le contumelie, i torti, le percosse, le ferite e i tagli e di tutte le cose indi seguite commesse e perpetrate da loro o da alcuno di loro nelle loro persone o in alcuna di loro o in alcuno dei loro parenti e soprattutto di tutte le percosse le ferite e i tagli e di ogni cosa da allora seguite commesse fatte e perpetrate da loro o da alcuno di loro o a nome di loro contro la persona di Detesalvo detto Pione fu Lorenzo de Laqua di San Gallo e di Gayollo fu Andrea di Cornalita vicinia di San Giovanni Bianco rinunciando e perdonando a vicenda a nome proprio e a nome come sopra tutti i torti e le contumelie vicendevolmente fatte e commesse per le ragioni suddette o qualcuna di esse o per qualunque altra ragione o causa. E così le predette parti a nome loro e a nome di tutti i predetti furono tra di loro contente, e confessano e protestano tra loro a loro nome e a nome dei predetti, rinunciando ad ogni eccezione di diritto e di legge che non è stata fatta la suddetta pace e ogni e qualunque altra cosa come sopra è scritto e ad ogni altro diritto, legge, condizione o causa o per ingiusta causa di dolo (inganno) o di fatto e a tutti gli altri diritti e leggi onde possano tutelarsi, dichiarando e in più protestando una parte a richiesta dell’altra e l’altra a richiesta della prima a loro nome e a nome dei detti di sapere e di conoscere il valore, la natura e la forza di un simile atto, di tutte le cose suddette e di ciascuna di loro come sopra è detto, e che alla base di tutto quanto premesso stanno molte, vere, giuste e ragionevoli cause, in nome delle quali hanno fatto e fanno tutte le predette cose e ciascuna di esse”.      

   Questo documento rappresenta una rappacificazione tra due numerosi gruppi di famiglie appartenenti da un lato alle contrade di San Gallo e di Antea e dall’altro alle contrade di Cornello e di Cornalita dopo che erano stati feriti in modo reciproco e grave due loro parenti, uno di San Gallo e l’altro di Cornalita, senza che venga dichiarata la causa dei ferimenti per cui di primo acchito non si può dire che si tratti di motivi legati ai contrasti politici tra Guelfi e Ghibellini. Tuttavia alcune precisazioni di tipo geografico che si rendono necessarie per certe località citate nel documento contribuiscono a definire meglio il contesto anche politico in cui si sono svolti i fatti criminosi. Innanzitutto si deve dire che la località Brembilla citata non si deve confondere con il paese di Brembilla centro della Valle di Brembilla che sbocca nel Brembo presso i ponti di Sedrina e nemmeno con la contrada Brembilla situata sulla destra orografica della Valle Taleggio in territorio di San Giovanni Bianco. Essa corrisponde invece ad una contrada che era posta sulla riva orografica sinistra del Brembo, non lontana dall’attuale Ospedale di San Giovanni Bianco, il cui nome e la cui esistenza oggi è stata dimenticata e che era parte dell’antico comune di San Gallo, dunque anche “Gasparino fu Bonfado di Brembilla” rappresenta in realtà una famiglia di San Gallo [11]. In secondo luogo non si possono ignorare altri aspetti quali ad esempio il fatto che Antea, oggi frazione di San Pellegrino Terme situata sulla sinistra orografica del Brembo, fin da secoli assai lontani era una contrada del comune di San Gallo [12] pure situato sulla sinistra del Brembo e oggi incorporato in quello più vasto di San Giovanni Bianco; che il Cornello nel nostro rogito è dichiarato contrada di Camerata anche se in alcuni atti di quel periodo a volte è dichiarato contrada di San Pietro d’Orzio; che Cornalita è sempre stata strettamente legata al centro di San Giovanni Bianco e che infine sia il Cornello che Cornalita stanno sulla riva destra orografica del Brembo cioè dal lato opposto del fiume rispetto a San Gallo e ad Antea. Ora nel “Chronicon” sono descritti numerosi scontri tra Guelfi del Cornello, di Camerata e di Cornalita e Ghibellini di San Gallo con gravi ferimenti e uccisioni reciproche anche se riferite a un tempo di poco successivo a quello qui trattato. Comunque essendo noto che tali battaglie fratricide nell’Italia Settentrionale risultano già a partire dal 1250 circa è lecito sospettare che i ferimenti descritti nel nostro documento rappresentino uno dei tanti episodi avvenuti in questo contesto. Fa sostenere con forza questa idea soprattutto il fatto che i due numerosi gruppi di famiglie e parenti responsabili delle reciproche offese, e che si giurano pace e perdono reciproco, non parlano solo a proprio nome ma anche a nome di tutte le persone e “vicini” cioè di tutti i residenti del comune di San Gallo da una parte e di tutti i residenti del comune di Camerata e di Cornalita come parte del comune di San Giovanni Bianco dall’altra vale a dire che gli stessi comuni con tutti i loro abitanti sono considerati corresponsabili dei reati commessi. Risulta difficile a questo punto non pensare che la causa alla base degli scontri e dei ferimenti gravi non fosse una radicata e diversa fede politica sapendo che San Gallo era prevalentemente ghibellino con la famiglia Dell’Acqua mentre il Cornello, Cornalita e San Giovanni Bianco erano prevalentemente guelfi sotto il comando della famiglia Boselli.     (foto-04)

   E’ interessante osservare inoltre che vari personaggi o loro discendenti citati in questo rogito appaiono anche nel “Chronicon” di Castello Castelli quali “il signor Salvino giudice de Laqua” che è presente più volte da solo o insieme al figlio Giovanni il quale appare ghibellino [13]; c’è poi un certo “Rosso de Baynzachis di San Gallo” pure ghibellino che viene ucciso il primo agosto 1393 in Valtesse e infine un “Bertramo de Domingoni di Antea di San Gallo” che il 6 ottobre 1393 si reca a Pavia a studiare legge. Per quanto riguarda i primi due testimoni, “Leonardo de Agazzis” e “Venturino de Zucchis”, vi è da dire poi che essi erano rappresentanti di famiglie assai importanti di Bergamo che avevano varie proprietà in Valle Brembana proprio nell’attuale comune di San Giovanni Bianco e che non furono quasi mai coinvolte in prima linea negli scontri tra Guelfi e Ghibellini essendo dedite ad attività professionali quali quelle di notai, magistrati, medici e mercanti e forse proprio per tale motivo essi furono scelti come testimoni neutrali di prestigio. Quasi di certo infine il luogo insolito in cui fu stabilita questa pace, che è posto poco a monte dei ponti di Sedrina all’inizio del comune di Zogno, fu scelto proprio perché a metà strada tra Bergamo, da cui provenivano l’Agazzi e lo Zucchi, e il Cornello la località più distante da cui provenivano alcuni degli interessati alla pace.

   Nel terzo rogito, a differenza dei primi due, la fazione guelfa e quella ghibellina sono citate e ricordate esplicitamente. Si tratta di un atto notarile del giorno 8 giugno 1370 [14], redatto a Bergamo in città alta sotto il portico della chiesa di San Pancrazio davanti a numerosi testimoni tra cui compare un “Pellegrino figlio del fu mastro Peterbono medico di San Pellegrino”. In questo atto “il signor Giovanni fu Montenario fu Giovanni de Lavalle” di San Pellegrino, dichiarando di seguire la legge longobarda, affitta per nove anni prossimi venturi a “Bertramo e Raimondo fratelli fu Bonetto detto Rosso de Quartanis” pure di San Pellegrino una casa ed alcune terre poste in detto comune in contrada Orno situata a metà strada tra l’attuale clinica Quarenghi e le originarie fonti della nota acqua minerale lungo l’antica mulattiera lontana circa 200 metri dalla riva destra del Brembo [15]. E’ un documento costituito da quattro pagine scritte in modo assai fitto che contengono le numerose e solite condizioni che regolano la gestione di questi immobili ma tra queste alla fine si legge una condizione nuova e mai trovata in tutti i contratti di affitto esaminati nel corso del 1300 e che riguarda ciò che si deve fare nel caso gli immobili subissero dei danni a causa delle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Per non tediare troppo il lettore si riassumono prima le clausole contrattuali solite e si riporterà alla fine tradotte in modo letterale quelle nuove.

   Intanto si deve dire che la casa affittata è in muratura e non in legno, ha un tetto fatto di piode e oltre ai vari locali di abitazione è dotata anche di “una cassina ab igne” cioè di una casetta o locale da fuoco ossia di un forno e poco lontano di un fienile “paleato” vale a dire col tetto di paglia. Esiste inoltre sul davanti, verso est, un’ampia corte e il prato attorno alla casa presenta numerosi e diversi tipi di alberi. Le altre terre affittate con la casa sono tutte poco lontane e sono quasi tutte prative, campive e vidate (con piante di vite) e una anche boschiva e sono dette rispettivamente “alla salsa”, “al pozzo”, “sotto le case dei Moraris”, “dietro le case dei Moraris” e infine “nei ronchi”. Il documento si dilunga nell’indicare con molta precisione i confini che, essendo tutti privati, non permettono oggi di collocare queste terre in modo esatto all’interno della contrada Orno. Tutti i confinanti comunque sono dei “Rexij  (Rizzi o Risi)”, dei “de Lavalle (Della Valle)”, dei Quartani e dei Morari. I fratelli affittuari Bertramo e Raimondo Quartani possono godere durante gli anni della locazione di alcuni diritti relativi a certi passaggi per andare su queste terre e usufruire di certi attrezzi da lavoro. I detti fratelli non saranno compensati se avranno portato qualche limitata miglioria agli immobili in affitto mentre dovranno pagare le spese con gli interessi se durante la loro gestione avranno causato anche involontariamente qualche danno agli immobili stessi o agli attrezzi da lavoro. Nell’ultimo anno della locazione i due fratelli dovranno ricoprire di letame tutti i prati a proprie spese. Al termine della locazione essi dovranno restituire gli immobili nell’identico stato in cui erano agli inizi. Il prezzo da pagare annualmente alla festa di San Martino per questo affitto è di lire 26 imperiali. Tale locazione si intenderà immediatamente terminata se i due fratelli non pagheranno ogni anno quanto dovuto nei termini stabiliti e in tal caso il proprietario Giovanni Della Valle, essendosi dichiarati i due fratelli “in solidum“, potrà rivalersi per l’intera somma non pagata su uno qualunque dei due e sui loro successori attraverso una procedura processuale civile che potrà tenersi in Bergamo o “in qualunque altra città o villa (paese) o castello (borgo fortificato) del territorio di Milano”. Infine se Giovanni Della Valle volesse vendere gli stessi immobili a qualcun altro egli lo potrà fare in qualunque momento impunemente ma i due fratelli avranno il diritto di continuare alle stesse condizioni la presente locazione ancora per quattro anni dopo che è stata formalizzata la vendita.      (foto-05)

   Come se queste condizioni non fossero abbastanza sfavorevoli per gli affittuari ecco quelle ulteriori e nuove indotte dal cattivo clima politico di quel tempo:  

“. . . se i detti fratelli Bertramo e Raimondo, loro eredi e successori o aventi causa  (colui o coloro cui abbiano affidato i terreni) non potessero stare o abitare nel luogo e territorio di San Pellegrino per causa della parte ghibellina o per causa del magnifico signore nostro Bernabove Visconti (Bernabò Visconti), signore generale della città di Milano, fosse dato il guasto, distrutto o danneggiato il predetto comune di San Pellegrino o i suoi vicini non potessero starvi né abitarvi a causa della parte ghibellina o del magnifico signore suddetto ed il comune fosse dirupato (semidistrutto) come sopra e gli stessi Raimondo e Bertramo, eredi e successori o aventi causa, non potessero tenere e possedere o lavorare i suddetti terreni per tale evento, allora Bertramo e Raimondo, eredi e successori o aventi causa, non siano tenuti né astretti (costretti) ed obbligati nei confronti di Giovanni della Valle al pagamento del fitto convenuto, salvo che siano stati in possesso dei terreni e li abbiano potuti lavorare e non siano stati costretti ad andare ad abitare fuori del comune di San Pellegrino; ma alla fine della locazione Bertramo e Raimondo, eredi e successori ed aventi causa, debbano e siano tenuti ed obbligati realmente e personalmente a riconsegnare e lasciare a Giovanni della Valle a proprie spese le case e i fienili coperti di piode e di paglia (come erano prima).

Se invece le case e i fienili fossero stati dirupati, guasti o danneggiati dalla parte guelfa, ciò nonostante siano tenuti Bertramo e Raimondo, loro eredi, successori ed aventi causa, al pagamento del fitto, in tal caso, cioè che da parte guelfa venissero guastati, dirupati e danneggiati i terreni, le case, i fienili e gli alberi in essi esistenti, Bertramo e Raimondo siano tenuti a rimborsare a Giovanni della Valle il relativo danno a giudizio di due buoni uomini arbitri eletti dagli stessi Bertramo, Raimondo e Giovanni concordemente”.

   Da quanto dichiarato sopra in sintesi appare evidente che solo se la casa, i fienili e i prati sono danneggiati dai soldati di Bernabò Visconti o dai suoi alleati ghibellini i due fratelli affittuari non devono pagare l’affitto annuale ma comunque alla fine della locazione devono ripristinare gli immobili nel primitivo stato a proprie spese come prevede il normale contratto di affitto; se invece gli immobili sono danneggiati dai soldati o militanti guelfi allora gli affittuari devono comunque pagare l’affitto annuale e in più rimborsare il proprietario con una somma stabilita da opportuni giudici. Da ciò si intuisce che il proprietario Giovanni Della Valle era ghibellino perché interpretava gli eventuali danni o le ruberie fatte dai Ghibellini alle sue proprietà come un aiuto materiale offerto da lui a questa fazione e perché, al contrario, non ammettendo alcun tipo di sconto per i danni o le ruberie arrecate dai Guelfi, si garantiva con buona sicurezza che i suoi affittuari non fossero conniventi con i guastatori guelfi in modo più meno mascherato obbligandoli a difendere il più possibile le proprietà dagli assalti guelfi per non pagare un rimborso eccessivo.  (foto-06)

   Concludendo c’è da sottolineare il fatto che i tre documenti illustrati sono gli unici tra i circa 15000 rogiti visti a tappeto dei notai Guarisco, Pietro e Antonio Panizzoli di Zogno, che coprono ininterrottamente l’intero secolo XIV e i primi anni del secolo XV, a riferirsi al tema delle lotte tra Guelfi e Ghibellini. Guarisco esercitò dal 1307 al 1339, Pietro dal 1348 al 1396 e Antonio dal 1372 al 1422 e sono nell’ordine padre, figlio e nipote. Guarisco aveva lo studio a Zogno in contrada Foppa ma redasse i suoi atti anche in quasi tutti i paesi della Valle Brembana, suo figlio Pietro fece lo stesso ma a partire dal 1365 aprì un secondo studio a Bergamo in Borgo Canale facendo la spola ogni 10 giorni circa tra Zogno e Bergamo, a sua volta un figlio di Pietro, Antonio, nato a Zogno esercitò quasi sempre in Borgo Canale ma redasse innumerevoli atti per abitanti della Valle Brembana oltre che di Bergamo e dintorni. Ora tre rogiti su 15000 possono far supporre che i contrasti politici tra Guelfi e Ghibellini non fossero poi così all’ordine del giorno ma se si considera che in quell’epoca abbastanza raramente i fatti criminosi trovavano un’eco negli atti notarili, se si considera la tipologia assai diversa dei tre documenti e il fatto che pur essendo avvenimenti sconosciuti sia al Castelli che al Celestino, cioè in realtà al Brembate, contengono personaggi citati nel “Chronicon” anche se in altre circostanze, si è indotti a pensare che queste lotte siano state ancor più diffuse e devastanti di quanto appare negli scritti di questi storici poiché anche le persone più semplici e comuni di vari paesi della valle subirono conseguenze gravi nelle loro attività quotidiane [16].

BIBLIOGRAFIA

1- L. A. Muratori: Rerum Italicarum Scriptores, vol. XVI, Liber memorabilium sive chronicon successuum Guelforum et Gibelinorum ab anno MCCCLXXVIII usque ad annum MCCCCVII”, 1723.

2- Cav. Can. Giovanni Finazzi: I Guelfi e i Ghibellini in Bergamo Cronaca di Castello Castelli delle cose occorse in Bergamo negli anni 1378-1407 e Cronaca Anonima di Bergamo degli anni 1402-1484, Bergamo 1870.

3- A. Mazzi: Sul Diario di Castellus de Castello, Bergamo 1925. Carlo Capasso: Chronicon Bergomense Guelpho-Ghibellinum ab anno MCCCLXXVIII usque ad annum MCCCCVII, a cura di Carlo Capasso, riedizione della stessa opera edita dal Muratori; Nicola  Zanichelli, Bologna, 1926.

4- Fra Celestino Colleoni: Historia Quadripartita di Bergomo et suo teritorio” per Valerio Ventura, Bergamo 1617.

5- Il Celestino cita Giovanni Brembate per la prima volta nella sua opera in Parte Prima, Libro Quinto, capitoli da 9 a 17 dove si descrive la storia di Bergamo e del suo territorio compresa tra il 1349 e il 1377 circa. A partire dal capitolo 18 sino al capitolo 37, dove si narra la storia compresa tra l’anno 1378 e l’anno 1402, sono citati spesso insieme come fonti delle notizie il Brembate e il Castelli e a volte o solo il Brembate o solo il Castelli. A partire dalla Parte Prima, Libro Sesto, capitoli da 1 a 19, dove si narra la storia dal 1402 sino al 1410 circa, il Celestino non cita più il Brembate ma il Castelli da solo o insieme a qualche altro autore.

6- Trascurando i numerosi scontri nella pianura bergamasca più meridionale in cui intervennero in gran parte Guelfi e Ghibellini milanesi i combattimenti più notevoli avvennero nei seguenti giorni:
11/05/1378 a Vertova; 18/05/1378 a Lovere; 22/05/1378 a Comenduno; 04/03/1380 ad Albino;
17/06/1380 a Sforzatica; 22/06/1380 ad Alzano; 20/08/1383 sui monti tra Brembilla e San Giovanni Bianco; 03/09/1383 a Endenna; 10/05/1385 e 14/05/1385 a Bergamo; 31/10/1392 in Valle di Scalve; 10/04/1393 al Cornello; 11/04/1393 a San Pietro d’Orzio; 02/05/1393 in vari paesi della Valle Brembana; 22/05/1393 a Castegnola di Brembilla; 26/06/1393 a Stabello; 01/08/1393 a Valtesse e Bonate Sopra; 09/08/1393 a Poscante; 11/08/1393 a Valtesse; 12/08/1393 a Redona; 06/09/1393 a Mapello; 09/09/1393 ad Adrara; 15/09/1393 a Laxolo di Brembilla; 16/09/1393 a Sovere; 20/09/1393 a Tagliuno; 08/12/1393 a Cerete (Valcamonica); 26/03/1398 presso il Ponte Secco; 08/04/1398 a Sorisole; 10/04/1398 al Pontesecco; 01/05/1398 a Plorzano (Bergamo); 11/05/1398 a Villa d’Adda; 19/05/1398 ad Albino; 27/05/1398 a Vercurago; 28/05/1398 a Villa d’Adda; 06/06/1398 a Grassobbio; 10/06/1398 a Vertova; 24/06/1398 a Bonate Sopra; 20/07/1403 a Bergamo; 29/07/1403 a Romano; 05/08/1403 a Urgnano; 09/08/1403 a Calusco; 10/08/1403 a Redona; 26/08/1403 a Gorle; 11/09/1403 a Bergamo; 14/10/1403 a Boccaleone; 18/03/1404 a Bergamo; 15/05/1404 a Nembro; 03/06/1404 presso Sorisole; 17/08/1404 presso Adraria; 21/01/1405 a Sorisole e Valtesse; 03/03/1405 ad Almenno San Bartolomeo; 22/05/1405 a Sorisole; 04/08/1406 a Ponte San Pietro.

7 - Le paci tra le due fazioni sono citate nei seguenti giorni:
01/09/1392 a Bergamo; 20/09/1392 a Bergamo per ordine del Visconti; 26/06/1393 al Ponte Secco; 06/09/1393 a Bergamo; 27/09/1393 a Bergamo; 12/12/1393 a Pavia per ordine del Visconti; 10/02/1394 al Ponte Secco; 07/12/1395 a Prezate; 08/12/1395 al Ponte Secco; 26/05/1398 a Bergamo per ordine del Visconti; 02/07/1398 a Pavia; 04/12/1398 a Bergamo nel palazzo del vescovo; 31/12/1398 a Bergamo; 03/09/1399 a Bergamo; 06/07/1403 a Bergamo nel palazzo del vescovo; 04/07/1405 a Bergamo per ordine del Visconti; 09/11/1405 a Trezzo; 11/08/1406 a Bergamo; 05/09/1406 ad Almenno; 21/09/1406 sopra i prati del Ponte Secco; 18/10/1406 a Bergamo; 11/02/1407 al Ponte Secco.
Le paci tra singole famiglie sono citate nei seguenti giorni: 06/03/1396 in luogo imprecisato;
30/08/1399 a Bergamo; 26/06/1404 a Bergamo; 14/04/1407 a Trescore; 16/07/1407 a Bergamo.

8 - Archivio di Stato di Bergamo (= ASBG), Fondo Notarile (= FN), notaio Panizzoli Pietro fu Guarisco di Zogno, cartella (= C.) 47, vol. 1360-1361, pag. 198.

9 - Fra Celestino Colleoni: Op. cit.: Parte Prima, Libro Quinto, capitolo 13.

10 - Come nota 8) ma vol. 1363-1365, pag. 312.

11 - Tarcisio Salvetti: San Giovanni Bianco e le sue contrade, Ed. Ferrari, Clusone (BG), 1994, pag. 26.
Vedi inoltre: ASBG, FN, notaio Antonio Panizzoli fu Pietro di Zogno, C. 108, vol. 1403-1404, atto del 06/05/1403, pag. 89.

12 - Nei seguenti documenti Antea risulta già esplicitamente una contrada di San Gallo: ASBG, FN, notaio Panizzoli Pietro fu Guarisco di Zogno, C. 45, vol. 1348-1349, atti dei giorni 22/04/1348 (pag. 103), 15/01/1349 (pag. 284); vol. 1350 atto del 09/05/1350 (pag. 88); C. 48, vol. 1370-1371, atto del 19/12/1370 (pag. 241).

13 - Tarcisio Salvetti, op. citata, pag. 29 e ss.

14 - Come nota 8) ma C. 48, vol. 1370-1371, pag. 126.

15 - ASBG, Fondo Mappe Catastali del Lombardo-Veneto, San Pellegrino, rettifica del 1845, fogli 4 e 5.

16 - L’autore del presente scritto ringrazia vivamente l’amico dr. Marino Paganini di Osio Sotto per gli aiuti ricevuti nella traduzione delle difficili espressioni che rappresentano le condizioni di pace o di pagamento dei danni arrecati agli immobili contenute in questi documenti.