Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

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I primi esempi di scuola in Valle Brembana  (n. 20, 2022)  

       

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Agli inizi del 1100 l’attività di insegnamento era affidata quasi esclusivamente alle scuole monastiche o alle scuole mantenute dalle cattedrali in cui si provvedeva soprattutto alla formazione dei chierici e dei religiosi. Esse erano dirette da un “magister scolarum” scelto per l’appunto dall’abate o dal vescovo. I gradi di istruzione previsti erano sostanzialmente tre: la scuola di base dove si apprendevano rudimenti di scrittura e lettura imparati a memoria; la scuola di grammatica dove si approfondiva la conoscenza del latino, le sue regole grammaticali, l’ortografia e si incominciava a ritrascrivere e a comporre testi religiosi e formulari notarili e giuridici; la scuola delle sette arti liberali suddivise in “Trivium” (grammatica, dialettica, retorica) e in “Quadrivium” (aritmetica, geometria, musica, astronomia) discipline queste ereditate tutte dalla cultura classica antica. Il corso di studi iniziava attorno ai 7-8 anni di età e si estendeva di norma sino ai 13-14 anni per i primi due livelli mentre si svolgeva tra i 14 e i 19 anni circa per il terzo livello. Queste materie tuttavia, come accennato, erano insegnate con l’obiettivo principale di fornire allo studente delle conoscenze propedeutiche che gli consentissero di accostarsi successivamente, se le sue capacità intellettuali ed economiche lo permettevano, alle facoltà superiori che erano la filosofia e soprattutto la teologia considerata l’eccellenza del sapere umano del tempo. Per quanto concerne la categoria sociale degli studenti si deve precisare che i primi due livelli erano frequentati in generale da pochi figli di mercanti e artigiani che intendevano continuare la professione dei loro genitori mentre l’ultimo era frequentato, grazie alle loro cospicue possibilità economiche, da un numero ancora più scarso di figli dell’aristocrazia feudale che desideravano intraprendere una carriera dirigenziale politica o religiosa.
Lo sviluppo crescente delle città verificatosi nel corso del 1200 e agli inizi del 1300 produsse tuttavia una rivoluzione in queste strutture portando sempre più le attività di insegnamento all’interno dei centri urbani con la costituzione delle “Universitas” che finirono con l’esautorare in modo totale le scuole monastiche e col diminuire in misura rilevante anche l’importanza di quelle delle cattedrali. Le “Universitas” alle origini erano delle corporazioni vere e proprie tra i maestri, preparati col tipo precedente di scuola, e gli allievi civili, finanziate con le prebende di questi ultimi prima di essere finanziate da qualche autorità pubblica cittadina, le quali concentrarono sempre più le loro attenzioni e interessi sugli aspetti pratici di queste discipline e meno su quelli teorici, filosofici e religiosi. In tal modo venne a configurarsi e si sviluppò una scuola laica, indipendente e alternativa a quella ecclesiastica. (foto-01)
Tra le discipline insegnate assunsero sempre più importanza quelle del notariato e del diritto privato che rispondevano alle esigenze pressanti di quel periodo di gestire le compravendite o gli affitti di terreni agricoli, indispensabili all’approvvigionamento alimentare di tutti, e di regolare i rapporti tra le persone derivanti dalle nuove professioni quali vari tipi di mercanti e di artigiani, di medici e di insegnanti per l’appunto. A loro volta alcuni notai e magistrati, ma a quel tempo tra le due professioni non c’era molta differenza, grazie alle proprie conoscenze acquisite nelle “Universitas” si adattarono in parte alla professione di insegnanti cercando di soddisfare la richiesta di saper leggere, scrivere e far di conto almeno in modo sufficiente per svolgere le attività lavorative create da un nuovo spirito imprenditoriale e contribuendo così alla diffusione di un minimo di alfabetizzazione e di cultura. Questo fenomeno, che ebbe origine agli inizi del 1300, non ha potuto essere ben documentato tuttavia a causa di due ostacoli fondamentali: il primo è costituito, in modo particolare per l’Italia settentrionale e per la Lombardia, dalle continue guerre tra Guelfi e Ghibellini non solo tra città diverse ma di frequente all’interno della stessa città che non permettevano l’instaurarsi di un clima tranquillo e sereno duraturo indispensabile per un attività speciale come può essere l’insegnamento destinato ai bambini o ai ragazzi; il secondo è costituito della peste nera scoppiata in tutta Europa nel 1347, la stessa riferita dal Boccaccio nella sua opera “Decameron”. Questa peste, seguita da varie ondate di carestia dovute al fortissimo crollo demografico cioè alla mancanza di braccia per la produzione agricola, generò una gravissima crisi in tutte le attività economiche e commerciali dalla quale la società di quei tempi potè riprendersi solo dopo i primi decenni del 1400. E non a caso le prime testimonianze di attività scolastica del tipo appena accennato, cioè di scuole private, si hanno nella nostra valle proprio in quegli anni. Lo documenta un rogito del 12 marzo 1424 in cui un notaio di Zogno, Antonio Maffeis fu Giacomo, assume l’incarico da parte di vari committenti per tenere un corso di lettura, scrittura e calcolo per numerosi alunni [1]. Vale la pena di riportare la traduzione letterale dal latino di questo documento, anche se ciò comporta una qualche difficoltà di lettura, poiché solo così si può comprendere il contesto psicologico e culturale in cui questa attività veniva svolta tenendo conto anche delle seguenti avvertenze. In primo luogo il termine e titolo “magister” in quel periodo non significava maestro di scuola ma maestro in generale cioè esperto, specialista, responsabile di bottega, e come tale in grado di tramandare o insegnare la propria attività specifica indipendentemente dal fatto che si trattasse di un artigiano, di un commerciante, di un professionista o di un artista. Ad esempio un barbiere, un calzolaio, un carpentiere, un notaio, un medico o un pittore di comprovate capacità erano tutti qualificati indistintamente come “magister”. In secondo luogo si deve rimarcare che nel documento la ripetizione quasi ossessiva del soggetto e degli impegni accordati tra le parti aveva lo scopo di inculcare meglio nella mente di ciascuno ciò che doveva essere fatto rafforzando per così dire il senso di responsabilità di ciascuno nell’intento di avere più garanzie che tali impegni sarebbero stati onorati effettivamente. Ecco dunque l’originale.
Nel nome di Cristo così sia. Nel giorno dodicesimo del mese di marzo 1424 indizione seconda. Nel luogo di Lemen Inferiore (Almenno San Salvatore) in un certo cortile dell’infrascritto Trusino de Carminatis e degli eredi di Andreolo Spole de Robertis. Presenti per testimoni Bertoleto di Simone Zucharolo de Gualandris, Teutaldo di Zano detto Bazio de Buzis, Giacomo fu Venturino de Carminatis tutti e tre di Brembilla; Giovanni fu Andreolo Spole de Robertis di Zonio (Zogno) abitante in Valbreno (presso Paladina) e Bertramo fu Guido de Dalmasonibus di Clanetio (Clanezzo) tutti bergamaschi e dichiaranti di conoscere gli infrascritti contraenti e chiunque di loro e me notaio e l’infrascritto maestro Giovanni de Mafeys secondo notaio.
Quivi Giovanni detto Gapino fu Pietro detto Mutto de Ceresolis di Lemen Inferiore, Franzino fu Venturino di detti Ceresolis di Lemen (Almenno), Giuseppe fu Pietro detto Pedone de Robertis di Zonio abitante in Valbreno, Defendo fu Giacomo de Boxis di Brembate Superiore e Trusino fu Venturino fu Giacomo de Carminatis di Brembilla a nome suo e di loro e per vice (al posto) di Tuzino fu Martinello de Cattaneis de Vila de Lemen (Villa d’Almè) cittadino di Bergamo e di Zambone fu Peterzolo e di Pasino figlio di Conte ambedue de Bergonzis di Lemen Superiore (Almenno San Bartolomeo) per i quali i detti Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino hanno promesso e promettono di ratificare, come ratificheranno, e approveranno tutte le infrascritte cose ed ognuna di esse, ciascuno di loro obbligandosi con tutti i propri beni e cose in mano di me Bassiano notaio pubblico, e per infrascritta richiesta e per nome di ciascuno di loro con ogni più cura e interesse che ci possa essere da una parte, e maestro Antonio fu Giacomo detto Donegalo de Mafeys di Zonio dall’altra parte, i quali tutti concordemente e unanimemente e con consapevolezza piena hanno fatto e fanno tra di loro i seguenti accordi e convenzioni ed ogni cosa sotto infrascritta. (foto-02)
E cioè per primo lo stesso maestro Antonio ha convenuto ha promesso e promette e si obbliga con tutti i suoi beni soggetti a pignoramento e sotto pena di ogni danno spesa e interesse, dopo le condizioni della pena composta (formula giuridico-notarile), ad attenersi ed osservare a favore degli stessi Giovanni detto Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome proprio e a nome di tutti i detti recipienti (i rappresentati da loro) a che lo stesso maestro Antonio de Mafeys da qui all’inizio del mese di aprile prossimo venturo andrà ad abitare e a tenere l’incarico di reggere e di condurre una scuola nella detta terra di Lemen Inferiore per i predetti e superiormente descritti uomini e per tutti loro e per ognuno di loro i quali manderanno degli scolari alla sua scuola per due anni prossimi venturi incominciando al detto inizio di aprile prossimo venturo. E che gli stessi scolari, che essi (i committenti) potranno mandare, egli (maestro Antonio) istruirà e insegnerà legalmente e con buona fede (onestà) durante il detto tempo ed oltre a richiesta della volontà dei predetti. Invero Giovanni detto Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano hanno promesso e promettono allo stesso maestro Antonio di mantenere, come manterranno, alla sua scuola sessantacinque scolari per i quali scolari gli stessi Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano si sono accordati ed hanno promesso, obbligandosi con tutti i loro beni soggetti a pignoramento, con lo stesso maestro Antonio sotto pena di ogni danno spesa e interesse, dopo le condizioni della pena composta, di attenersi ed osservare il tutto a favore dello stesso maestro Antonio. E che gli stessi daranno e pagheranno al medesimo maestro Antonio per i predetti due anni trecentododici lire imperiali come salario e mercede dello stesso maestro Antonio da calcolarsi in centocinquantasei lire per ogni anno da calcolarsi in soldi 4 imperiali al mese per ciascun scolaro. Le quali lire centocinquantasei per ciascun anno gli stessi siano obbligati e tenuti e debbano e siano costretti a dare come pagamento dello stesso maestro Antonio in tre termini (scadenze) di ogni anno cioè ogni quattro mesi da calcolarsi in cinquantadue lire ad ogni termine; e che gli stessi Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano riserveranno (garantiranno) allo stesso maestro Antonio ogni danno spesa e interesse eventuale fatti o avuti dopo ognuno dei detti termini (scadenze) per causa degli stessi denari (eventualmente non pagati) da chiedere ed esigere e per ogni loro motivo. I medesimi costituenti Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano si faranno garanti con tutte le loro cose e beni di diritto e di fatto, presenti e futuri, a favore di maestro Antonio per le stesse lire e per ogni motivo di esse e perciò si sono assoggettati e si assoggetteranno gli stessi Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano al diritto di affermare (sentenziare), al potere, all’autorità e al giudizio di qualunque magistrato di qualunque città e luogo davanti al quale capiterà che gli stessi obbligati (committenti) e chiunque di loro sia costretto e debba convenire a discutere per i predetti denari e per ogni loro motivo e d’altra parte che gli stessi Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano possano richiedere per questo pubblico istromento (rogito) di obbligazione qualunque podestà vicario giudice console o ufficiale di qualunque città o luogo, in accordo o non in accordo con gli statuti, dopo che è trascorso ogni termine (scadenza di pagamento); ma, per quanto visto nel presente istromento di obbligazione e convenzione e senza alcuna citazione ne requisizione da farsi per le predette cose, che egli (maestro Antonio) possa fare o debba fare l’esecuzione e la riscossione reale e personale contro gli stessi Gapino, Franzino, Giuseppe, Defendo e Trusino a nome loro e di quelli che rappresentano e contro le loro cose e beni, di diritto e di fatto, fino al completo e integrale pagamento e soddisfazione di quelle trecento e dodici lire imperiali e con ogni loro danno spesa e interesse salvo sempre e riservate queste richieste speciali tra loro stabilite.
E cioè che se oltre ai sessantacinque scolari ne venissero di più alla scuola dello stesso maestro Antonio allora che questi scolari in più siano ancora dello stesso maestro Antonio (debbano pure loro essere istruiti da Antonio) ma che il loro pagamento non sia e non debba essere calcolato nel detto salario di lire centocinquantasei imperiali per ogni anno e che inoltre col pagamento e con i denari che si dovrebbero pagare per gli scolari che superassero il numero di sessantacinque debba essere compreso il loro trasporto nella casa in cui abiterà maestro Antonio nel detto luogo di Lemen Inferiore la quale casa soltanto gli stessi obbligati (i committenti) siano tenuti a dare e debbano consegnare a maestro Antonio per mantenere e gestire la scuola e quel pagamento in più, compresa l’eccezione del trasporto alla casa di quelli che superano i sessantacinque, ma niente altro oltre le lire trecentododici imperiali da pagarsi nei predetti termini per i due anni delle scuole salvo questa nuova richiesta o patto: che se durante i predetti due anni dovesse scoppiare ed esserci guerra tra gli uomini bergamaschi soprattutto di Zonio e di Lemen o dovesse nascere un morbo nella detta terra di Lemen allora in tali casi che maestro Antonio possa liberamente difendersi e ritornare a casa sua senza contraddizione alcuna dalle predette parti. E che anche gli stessi obbligati (committenti) non siano più tenuti a mantenere e a gestire i predetti scolari ne al loro pagamento sicchè tutti i predetti costituenti e chiunque di loro di fatto e di diritto siano e restino in concordia tra di loro. E le predette parti e ciascuna di esse hanno rinunziato ad ogni eccezione dei detti (forme) e dei fatti (contenuti) di tutte le predette condizioni e ad ogni altro diritto, legge o azione e ad ogni difesa o ausilio dei quali le predette (parti) potrebbero assicurarsi o giovare. Come secondo notaio dell’infrascritto istromento di obbligazione e di accordo è intervenuto maestro Giovanni di Giacomo de Mafeys notaio pubblico bergamasco che si deve sottoscrivere di propria mano secondo gli statuti e gli ordinamenti del comune di Bergamo”.
Non si possono evitare alcune precisazioni su alcune caratteristiche significative presenti in questo documento. Innanzitutto la data, 1424, che fa di questo rogito il documento più antico del nostro territorio scoperto sino ad oggi che tratta di un problema scolastico. Poi il numero degli alunni, 65 o più, che possono apparire molti, forse troppi. In realtà essi provengono da cinque paesi: Almenno San Salvatore, Almenno San Bartolomeo, Brembate Sopra, Villa d’Almè e Breno. Ciascuno di questi paesi in quel tempo, come oggi del resto, era simile a Zogno che si stima potesse avere circa 250 abitanti, bambini compresi, tenendo conto che il capitano di Bergamo Giovanni da Lezze nella sua famosa relazione del 1596 per Zogno ne dava in totale 444 di cui “utili 75, il resto donne, vecchi et putti” [2]. Si tratterebbe dunque di una quindicina circa di ragazzi in età scolare per ciascun paese di età diverse ovviamente anche se vicine, fatto importante da sottolineare e che appare assai ragionevole. Sembra invece modesto il costo per ciascun alunno di 4 soldi al mese in quanto per fare una lira imperiale, somma non molto elevata, servivano 20 soldi. Ma ciò potrebbe essere giustificato dal fatto che al maestro fu assegnata dai committenti dei vari paesi una casa per due anni a titolo gratuito per svolgere le lezioni, cioè una scuola vera e propria, oppure si potrebbe pensare ad una svalutazione della moneta intervenuta subito dopo questo periodo e del cui nuovo e basso valore si hanno maggiori informazioni mentre prima aveva un valore più alto non ben conosciuto. In effetti non bisogna dimenticare che nel 1424 stavano finendo le lotte fratricide tra Guelfi e Ghibellini sostituite però dagli inizi della lunga guerra tra Venezia e Milano, in cui fu coinvolta anche Firenze, per la conquista della Lombardia, guerra che si concluse solo con la pace di Lodi nel 1454 e che produsse una forte svalutazione di tutte le monete d’Italia. In questo rogito molto saggiamente, visti i tempi bellicosi e calamitosi, le parti contraenti prevedono inoltre di poter sciogliere ogni vincolo reciproco in amicizia nel caso si andasse incontro ad una di queste malaugurate prospettive. Infine è da sottolineare che il secondo notaio chiamato a certificare l’accordo, Giovanni Maffeis, risulta essere il fratello di maestro Antonio come si dirà in seguito.
In un secondo documento del 7 aprile 1453 risulta citato un altro notaio insegnante di Zogno: Lanfranco Sonzogno di Teutaldo che è qualificato come “scolarum rector (rettore delle scuole)” [3]. A differenza del precedente questo atto notarile non descrive l’accordo o incarico per insegnare a degli alunni ma rappresenta solo una ricevuta di pagamento che Lanfranco rilascia per aver fatto scuola ai figli di un gruppo di genitori di San Pellegrino in quel paese per un valore totale pari a lire 366,10,5 imperiali. I genitori sono Stefano Busi di Maffeo detto feraro, i fratelli Teutaldo e Zano Busi fu Zambone detto Salaroli, Giovanni Sonzogno fu Peterzolo detto Burse e Antonio Sonzogno fu ser Zanino detto Gazze. E’ probabile per similitudine con l’atto precedente e perché il notaio-maestro era pure di Zogno che il corso scolastico sia durato anche in questo caso almeno un paio di anni.
Molto più interessante ed esauriente è un terzo documento, sempre notarile, del 18 settembre 1466 che è ancora un accordo tra un terzo notaio insegnante di Zogno, Lorenzo Coriggi di Bonomo, e Guglielmo Sonzogno, pure zognese, padre di vari figli che egli intende far istruire, documento interessante perché molto specifico e alquanto singolare per la sua forma di pagamento [4]. Si riporta in modo integrale anche questo rogito ricordando che valgono le stesse avvertenze fatte per quello del 12 marzo 1424 per quanto riguarda la sua traduzione letterale.
“Nel giorno diciottesimo del mese di settembre dello stesso anno (1466 da rogito precedente) nel luogo di Zonio (Zogno) sotto il portico di sotto della casa di abitazione di Mafeo fu Mafiolo de Mafeys di Zonio. Presenti per testimoni maestro Gosmero fu Giovanni detto Quayne de Gariboldis, Peterzolo fu Giacomo de Rubis, Peterzolo detto Legato fu Giacomo Visconti de Corigijs e Giovanni fu Tadeo detto Scandello de Sonzonio tutti bergamaschi e asserenti come sopra (dichiaranti di conoscere i contraenti e il notaio).
Quivi maestro Lorenzo figlio e in questa parte come pubblico mercante (addetto alle contrattazioni) e negoziatore (rappresentante) di Bonomo fu Lorenzo Chaniola de Corigijs di Zonio per una parte, e Guelmo (Guglielmo) Sanibene Minetti de Sonzonio di Zonio dall’altra parte, concordemente hanno fatto e fanno vicendevolmente, l’uno all’altro, gli infrascritti accordi e mercato (contratto) e convenzioni e cioè che lo stesso maestro Lorenzo sia tenuto e debba tenere e reggere e insegnare ad Antonio figlio dello stesso Guelmo nelle sue scuole (aule di studio) in modo tale che lo stesso Antonio sappia abbastanza sufficientemente leggere e scrivere nei prossimi sei anni, da qui in avvenire, e che incominci oggi e che finisca da qui a sei anni prossimi futuri. E così che lo stesso maestro Lorenzo debba mantenere per lo stesso Antonio figlio dello stesso Guelmo i libri per imparare con il patto e la convenzione che se capitasse il caso che lo stesso Antonio non volesse imparare o non potesse a causa del suo ingegno grossolano e rozzo o morisse prima che abbia imparato, allora in questo caso che lo stesso Guelmo possa proporre un altro in luogo del predetto Antonio suo figlio e che questo sia nello stesso stato, trattamento e grado nel quale è il predetto Antonio; e che non appena incominci lo stesso Antonio le scuole allora che lo stesso Guelmo sia tenuto a pagare il medesimo maestro Lorenzo. E così succeda per ogni figlio dello stesso Guelmo cioè che un altro possa sostituirsi se il precedente non volesse imparare cioè che un altro succeda in suo luogo. E se avvenisse il caso, che Dio distolga (non voglia), che nessuno dei predetti figli dello stesso Guelmo volesse imparare oppure che lo stesso maestro Lorenzo morisse prima che i predetti figli dello stesso Guelmo abbiano imparato allora che ogni parte debba conoscere l’altra ed essere conosciuta dall’altra come vera amica come sopra (i contraenti devono comunque rimanere amici come prima). (foto-03)
E che lo stesso Guelmo sia tenuto a mandare e a mantenere a favore di maestro Lorenzo il predetto Antonio nelle sue scuole in modo continuo esclusi i casi di necessità ed esclusi quindici giorni per ciascun anno degli stessi sei anni. Per tutte le quali cose lo stesso maestro Lorenzo si è dichiarato contento ed ha confessato in presenza e a richiesta dello stesso Guelmo di aver ottenuto e ricevuto dallo stesso Guelmo per pieno e totale pagamento e soddisfazione dei predetti accordi moggi sedici di calce buona e sufficiente e ben cotta. E gli stessi Guelmo e maestro Lorenzo, ed ognuno di loro, hanno convenuto e si sono obbligati e si attendono di adempiere e di soddisfare tutte le predette cose, ed ognuna di esse, sotto pena ed hanno rinunciato ad ogni eccezione (contestazione futura)”.
Prima di procedere a qualsiasi commento si deve fugare subito un dubbio dicendo che il testimone “maestro Gosmero Gariboldi” non è un insegnante di scuola ma un tintore di stoffe di Zogno e quindi potrebbe essere tradotto in termini moderni anche come mastro o capomastro [5]. Invece Lorenzo Coriggi, oltre all’incarico di insegnante che assume in questo documento, apparendo come rappresentante della famiglia Coriggi in un consiglio comunale di Zogno del 9 ottobre 1463, giustificato da un altro precedente dell’8 maggio tenuto in Venezia presso il ponte di Rialto da vari zognesi ivi residenti, viene qualificato proprio come “maestro Lorenzo professore di grammatica, notaio e figlio di Bonomo Chaniola de Corigijs[6].
Di certo nel documento appena illustrato colpisce la facilità con cui Guelmo o Guglielmo Sonzogno, senza alcun riguardo o considerazione, può sostituire ogni suo figlio più anziano con uno più giovane non appena il primo denunci scarsa capacità o volontà di studiare il che dimostra il carattere squisitamente privato di questo accordo. In effetti in questo periodo l’insegnamento, specialmente quello primario, non era ancora organizzato in modo rigoroso con un metodo e con contenuti stabiliti da un’autorità pubblica superiore se non a grandi linee e bastava il titolo di studio del notaio e la sua autorevolezza per approvare o condannare definitivamente i risultati e le capacità dell’allievo. Davvero breve, e inaccettabile oggi, appare anche l’unica vacanza di 15 giorni all’anno per ciascuno dei sei anni di studio previsti, testimonianza questa della severità educativa di quei tempi. Alquanto originale poi la forma di pagamento in natura, che andava incontro a qualche esigenza di circostanza del notaio, rimasto l’unico esempio del genere trovato sino ad oggi da chi scrive nelle numerose ricerche storiche effettuate: 16 moggi di calce cotta corrispondenti a circa 3200 litri (ogni moggio aveva un volume di circa 200 litri). Ciò poteva dipendere dal fatto che Guglielmo, abitante sul Monte Basso di Zogno, risulta da vari documenti un discreto possidente fondiario con terre e boschi nelle contrade di Camissinone, San Cipriano, Tessera, Colarito, Castegnola e Catremerio, queste ultime due però appartenenti al comune di Brembilla, che egli affitta a vari massari il che lo rende probabile proprietario di una o più fornaci per fare la calce vista la natura calcarea di quelle terre [7]. C’è da dire infine che di Lorenzo non ci è giunto alcun rogito mentre ci è giunta una voluminosa cartella di atti di un fratello di suo padre: Ziniolo Coriggi.
In modo abbastanza sorprendente la presenza di notai insegnanti a Zogno e dintorni nel corso del XV secolo non si limita a quelli appena visti. Ve ne sono altri di cui non si è trovato il documento formale di incarico per fare scuola ma solo un accenno breve al fatto che questi notai abbiano svolto almeno una volta o più l’insegnamento scolastico. Abbiamo infatti Prodomo Vitali fu Zambono di Endenna che il 17 ottobre 1456 nella compravendita per lire 21 imperiali di una terra prativa tra due Berlendis di Endenna posta nella contrada di Somendenna nel luogo detto “nella ripa dei Rossi o Foppa dei Rossi” formalizza l’atto “nel luogo di Endenna nella contrada dello Zapello (presso la chiesa parrocchiale) nella casa nella quale io (notaio) reggo le scuole (tengo l’insegnamento)”. Lo stesso notaio poco dopo, per l’esattezza il 26 gennaio 1457, redige il testamento di Giovanni Vitali detto Zelone fu Zano detto Negrino di Endenna nello stesso luogo ma precisando meglio la sua attività nel modo “nel luogo di Endenna nella casa nella quale reggo l’arte delle scuole (svolgo l’insegnamento)”. E ancora nel 1469 redige il testamento di Martino Vitali fu Raimondo dello stesso paese e l’atto è steso “nel giorno quarto del mese di aprile 1469 indizione seconda in loco de Andena (Endenna) nella casa in cui io (notaio) reggo le scuole posta nella contrada dello Zapello (come già detto presso la chiesa parrocchiale)”. Lo stesso notaio infine nel 1488 partecipa alla composizione di una lite con vari arbitri tra Lanzeloto Della Chiesa fu Comino e Bono Berlendis fu Fermo, ambedue di Endenna, circa la gestione di un follo posto nella contrada Acquada, vicino al Brembo, e la sentenza è redatta dal notaio Antonio Maffeis fu Simone di Zogno ma “in loco de Andena Valle Brembana Inferiore distretto di Bergamo in casa di abitazione di maestro Prodomo de Vitalibus (Prodomo Vitali) de Andena, notaio, nella quale egli regge le scuole sita in contrata de la Eclesia (contrada della chiesa presso la parrocchiale)” [8]. Sempre nella seconda metà del XV secolo, per l’esattezza il 26 settembre 1479, troviamo il “testamento di maestro Giacomo fu maestro Giovanni fu Giacomo de Mafeys de Zonio rettore delle scuole” sano di mente, intelletto e memoria che annulla ogni precedente testamento, dichiara erede di tutti i suoi beni il figlio Antonio e assegna alla figlia Angelina la somma di lire 250 imperiali per costituire la dote sia nel caso di un matrimonio civile che eventualmente di quello religioso cioè per farsi monaca. Fa inoltre alcuni limitati donativi in contanti sia alla chiesa di Zogno che a vari parenti Maffeis. L’atto è steso “in loco de Zonio sopra un certo solaio della casa degli eredi di Fachino Zavarino de Sonzonio” [9]. Sul finire del XV secolo abbiamo anche un immigrato, Giovanni Pellegrini fu Andreolo, originario di Sant’Omobono in Valle Imagna, che risulta però residente e insegnante di scuola a Zogno tra il 1480 e i primi decenni del 1500. Nel gennaio 1490 infatti egli partecipa alla composizione di una lite a carattere amministrativo e religioso, riguardante la suddivisione di certe tasse e prebende, scoppiata tra il centro abitato di Zogno e la contrada di Tre Fontane, rappresentando varie persone del centro, e con tale scopo si qualifica come “notaio di Zonio e rettore delle scuole” tenute in casa sua che era posta sulla piazza centrale del paese, l’attuale piazza Garibaldi [10]. Si ritrova anche un esempio contrario vale a dire di emigrazione. Lo storico Bortolo Belotti cita infatti un maestro di scuola Giacomo figlio di maestro Giovanni da Zogno insegnante però a Nembro nel 1463 [11] che alla luce dei nuovi documenti non si può non far coincidere con il maestro Giacomo Maffeis fu Giovanni fu Giacomo che detta il proprio testamento il 26 settembre 1479 illustrato poco sopra. Vi è da notare a tal proposito che Bortolo Belotti nella sua opera ricorda maestri di scuola dei primi anni del 1400 solo per alcuni paesi della Valle Seriana e della pianura bergamasca ignorando completamente la Valle Brembana mentre ora si può dire che anche nella nostra valle questa attività era presente fin da tempi antichissimi. Nel gennaio 1459 si deve registrare poi un caso di tipo ancora diverso, abbastanza raro a quel tempo, in cui “il venerabile et honesto uomo il signor presbitero Pietro figlio di Martino de Chalvis de Ultra Agugiam del Moyo (di Moio di oltre la Goggia) beneficiale delle chiese di Zonio (parroco di San Lorenzo e di Santa Maria)” per essere stato un tempo “rettore delle scuole nella città di Padova” riceve la promessa scritta da parte di Tonolo Grigis fu Giovanni di Miragolo del comune di Poscante rappresentante di Giovanni Rossetti, “pelipario (pulitore dei peli delle pelli per fare cuoio) nella città di Padova in contrata Prato della Valle”, che sarà presto pagato dal Rossetti per un debito residuo di lire 9,13 imperiali [12]. Non è dato sapere se don Pietro Calvi abbia svolto l’insegnamento a Zogno, poiché risulta essere rimasto nel nostro paese solo pochi anni ed essendo parroco probabilmente non ebbe molto tempo a sua disposizione per svolgere questa attività. Comunque va sottolineato che essendo egli un sacerdote, cioè essendo stato istruito in scuole religiose, è ragionevole pensare che egli abbia frequentato l’intero corso sino alle sette arti liberali e sospettare che abbia insegnato anche all’Università essendo Padova una delle sedi universitarie più antiche d’Italia. Però è bene sottolineare che questa al momento è solo un’ipotesi. Infine risulta un maestro di scuola anche a Poscante il 13 agosto 1509 in un tempo dunque un poco successivo al XV secolo che si sta esaminando ma che vale la pena di segnalare vista comunque la notevole antichità. In questo giorno infatti la suora Elisabetta Gavazzi fu Bono di Poscante rivende all’indietro con il consenso di vari parenti una terra prativa e ortiva con molti alberi da frutto sopra, vasta 38 tavole e 8 piedi, a maestro Francesco Gavazzi figlio separato e pubblico negoziatore di suo padre Guarisco pure di Poscante. La terra è posta in contrada Piazza vale a dire nel centro del paese ed ha un valore di lire 80 imperiali. Francesco è dichiarato esplicitamente “notaro e rettore delle scuole”. Interessante è anche il luogo di stesura di questa vendita: “a Romacolo comune di Endenna Valle Brembana Inferiore distretto di Bergamo nel convento dei Signori frati del Signor San Francesco della Misericordia[13]. Poiché di questo notaio e maestro sono presenti in Archivio di Stato di Bergamo numerose e voluminose cartelle di atti a partire dal 1479 è assai probabile che Francesco abbia insegnato anche ben prima del 1509. (foto-04)
Qualche considerazione a parte meritano i vari notai maestri Maffeis sin qui citati che, visti con uno sguardo superficiale, appaiono slegati tra di loro ma che nuovi documenti archivistici dimostrano costituire una importante famiglia di Zogno abbastanza dedita all’insegnamento. Il 17 gennaio 1461 troviamo infatti il testamento redatto a Zogno nella bottega del notaio Baldassarre Mussinoni di “magister Antonius f. quondam Jacobi de Mafeys de Zonio notarius et professor Gramatice (maestro Antonio figlio del fu Giacomo Maffeis notaio e professore di grammatica)” sano di mente, intelletto e memoria ma anziano e malato il quale annulla ogni suo testamento precedente e vuole che i suoi figli legittimi Simone, Tomasino e Giacomo si dividano in parti uguali certi suoi beni immobili posti in contrada Inzogno. Inoltre vuole che tutti i suoi protocolli notarili vengano lasciati ai figli Simone e Tomasino entrambi notai. Questo documento in realtà non riporta un nuovo notaio insegnante di Zogno ma conferma che Antonio Maffeis conosciuto nel primo rogito descritto in dettaglio, quello del 12 marzo 1424, è un maestro di scuola e che forse svolgeva questa attività fino a poco prima di morire. Il testamento da lui annullato è quello del 7 maggio 1453, dettato in occasione di una precedente malattia grave, in cui “maestro Antonio fu Giacomo de Mafeys de Zonio” dichiara eredi in parti uguali di tutti i suoi beni mobili e stabili, presenti e futuri, i suoi figli legittimi “maestro Tomasino, maestro Simone, maestro Lorenzo e Giacomino fratelli” precisando che Tomasino e Simone sono già emancipati mentre Lorenzo e Giacomino vivono ancora in casa col padre [14]. Lascia inoltre donativi limitati in contanti per una volta sola alle figlie Simona e Giovanna già sposate. In questo testamento, steso nel solaio della casa di abitazione del testatore in Zogno, è importante sottolineare che Antonio ha già tre figli notai: Tomasino, Simone e Lorenzo. Questi ultimi due documenti messi a confronto con quelli precedenti permettono di fare chiarezza sui vari maestri di scuola della famiglia Maffeis del periodo in esame e correggere alcuni errori presenti negli appunti storici di argomento simile del professor don Mario Tagliabue, raccolti prima del 1955, e pubblicati postumi per iniziativa del parroco di Zogno don Giulio Gabanelli nel 1985 [15]. (foto-05)
In effetti i vari maestri Maffeis sin qui incontrati non appartengono a famiglie diverse ma ad una stessa famiglia che aveva il suo capostipite in Giacomo Maffeis detto Donegalo fu Antonio che fu notaio a Zogno tra il 1380 e il 1429. Di lui ci è rimasto solo un volumetto di 60 pagine circa di rogiti datati tra il 1411 e il 1429 ma vari notai contemporanei o di poco successivi a lui referenziano i suoi numerosi atti a partire già dal 1380 [16]. Non è stato possibile sapere se egli fu anche maestro di scuola. Giacomo però ebbe due figli notai e maestri, Antonio e Giovanni, conosciuti entrambi nel documento iniziale del 12 marzo 1424 in cui Antonio appare come insegnante mentre Giovanni è presente come secondo notaio. Giovanni è confermato maestro più tardi a Nembro nel documento del 1463 citato sopra ma anche ad Albino il 14 novembre 1470 dove abita ma si tratta di una parentesi estemporanea cioè di una emigrazione non definitiva: egli infatti fu maestro in modo occasionale anche a Zogno e così lo fu anche un suo figlio: Giacomo. Anche di Antonio e di Giovanni purtroppo non sono rimasti rogiti ma sono numerosissimi gli atti di entrambi con date che si spingono sino al 1450 e oltre referenziati da altri notai a loro contemporanei o di poco successivi senza dire che varie volte essi appaiono come secondi notai o come contraenti diretti in tali atti [17]. A sua volta come detto Antonio ebbe tre figli notai già conosciuti e tra questi con certezza uno, Tomasino, fu maestro non solo a Zogno ma anche a Endenna mentre Simone lo fu solo a Zogno. C’è da dire poi che anche il figlio Giacomino, citato come minorenne nel testamento del 7 maggio 1453, divenne notaio sul finire del 1400. Simone ebbe a sua volta due figli notai, Marco e Antonio, dei quali il secondo divenne pure maestro di scuola. Di questi ultimi notai in Archivio di Stato di Bergamo sono presenti varie cartelle contenenti per ciascuna di esse centinaia e in alcuni casi migliaia di rogiti [18]. Giovanni fratello di Antonio conosciuto nel rogito del 12 marzo 1424 ebbe a sua volta almeno un figlio notaio, Giacomo, che divenne maestro a Nembro sulle orme del padre ma anche a Zogno come risulta dal suo ultimo testamento del 1479 redatto a Zogno e citato sopra. Di questo ultimo notaio e maestro non sono rimasti però documenti. Può essere utile rappresentare la struttura di questa famiglia relativa al XV secolo con un grafico illustrato nell’ultima immagine del presente scritto in cui sono stati indicati solo i notai ed eventualmente i maestri trascurando, per motivi di semplicità, ad ogni livello vari fratelli dediti ad altre attività e alcune sorelle andate spose ad altre famiglie influenti di Zogno e di altri paesi della valle.
Si deve ora fare un appunto anche all’affermazione di don Tagliabue secondo cui questi notai incominciavano a fare scuola quando erano avanti nella carriera notarile cioè anziani. Ciò non corrisponde infatti al caso di Antonio Maffeis del documento del 12 marzo 1424, che era agli inizi della sua carriera, e nemmeno a quello di Prodomo Vitali, insegnante già nel 1456, i cui rogiti continuano però sino al 1498. Ciò poteva accadere poiché l’attività di insegnante di scuola in realtà si affiancava in modo non sempre continuo a quella fondamentale di notaio. In effetti in tutto il secolo considerato, e anche oltre, non esisteva ancora una scuola intesa come un edificio pubblico in cui gli insegnanti e gli alunni si dovevano riunire, i primi per insegnare e i secondi per apprendere, in determinati tempi uguali per tutti. Ogni notaio svolgeva le lezioni a casa propria compatibilmente con le sue esigenze personali e professionali principali. Per questo motivo i due anni di insegnamento di Antonio Maffeis per i 65 scolari o più del circondario di Almenno incominciavano il primo di aprile mentre i sei anni di insegnamento di Lorenzo Coriggi iniziavano il 18 settembre. Ogni notaio aveva il proprio calendario scolastico perché l’attività di maestro di scuola, specie di quella primaria, non si era ancora configurata e consolidata come una professione autonoma ma era concepita come attività supplementare a quella del notaio. E non poteva essere diversamente! Infatti per tutti i notai maestri illustrati sin qui, in modo diretto o indiretto, esistono migliaia di rogiti in Archivio di Stato di Bergamo. Se si pensa che il lavoro del notaio non consisteva solo nel redigere formalmente il rogito ma anche nell’esaminare prima il problema del cliente e fornire una consulenza per una soluzione contrattuale soddisfacente per entrambi i contraenti, il tempo che rimaneva da dedicare all’insegnamento non poteva essere moltissimo. (foto-06)
L’ultima osservazione riguarda il numero di questi notai maestri che appariva sorprendente già allo stesso don Tagliabue. In realtà ciò dipende dal fatto che don Tagliabue considerò maestri alcuni notai di Zogno di quel secolo, quali Antoniolo Mussinoni, Alessandro Sonzogni e Giovanni Sonzogni, per il semplice fatto che molti rogiti di questi notai furono redatti “in scholis mei notarij infrascripti (letteralmente: nelle scuole di me notaio infrascritto)” interpretando in modo letterale il termine “in scholis” nel senso di scuola. Ora in latino il termine “schola o scola” indica un luogo in cui si riuniscono alcune persone per discutere e trattare qualche argomento di varia natura ma anche un luogo dove si può apprendere una disciplina o un’arte. In questo ultimo caso però tale termine è sempre seguito da una specifica funzionale del luogo come accade per “schola cantorum (scuola di canto)” o “schola militum (scuola militare)” o “schola puerorum (scuola infantile)”. Nel caso dei nostri notai proprio perché l’attività ufficiale era quella notarile il termine “in scholis” deve essere interpretato come luogo in cui il notaio lavora cioè riceve i clienti e con loro discute e risolve il problema di formalizzare i rapporti tra due contraenti per un determinato obbiettivo, in altre parole questo termine deve essere inteso soprattutto come lo studio del notaio. Dunque l’espressione “in scholis mei notarij infrascripti” significa che l’atto è steso semplicemente “nello studio di me notaio infrascritto” e da sola essa non basta per decidere che il notaio è anche maestro. Solo se il notaio è qualificato in modo aggiuntivo come “rector scholarum” o “magister scholarum” o “rector gramatice” o “professor gramatice” o simili, come risulta per tutti quelli qui esaminati, può essere considerato anche maestro di scuola in modo più o meno continuato con un’attività da considerarsi supplementare a quella notarile. Ne è una controprova il caso del notaio Pellegrini Paolo fu Giovanni di Zogno che tra il 1534 e il 1580 compilò svariate migliaia di rogiti di cui tantissimi redatti “in scolis mei notarij infrascripti” senza mai essere stato insegnante [19]. Dunque questi maestri non erano poi così numerosi e se si fa attenzione al periodo in cui vissero appare evidente che essi si succedettero lungo tutto il corso del XV secolo ma per Zogno e dintorni raramente se ne registrano due o più contemporanei.

BIBLIOGRAFIA

1- Archivio di Stato di Bergamo (= ASBG), Fondo Notarile (= FN), notaio Maffeis Bassiano fu Bertramo di Stabello, cartella ( = c.) 344, vol. 1422-1426, atto 12/03/1424.

2- Archivio di Stato di Venezia. Fondo Senato, serie Sindici Inquisitori di Terra Ferma, busta 63: Relazione del Capitano di Bergamo Giovanni da Lezze al Senato Veneto del 1596.

3- ASBG. FN. Sonzogno Alessandro fu Teutaldo di Zogno, c. 397, vol. 1453-1461, atto 07/04/1453 f. 4v.

4- ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre fu Antoniolo di Zogno, c. 376, vol. 1462-1468, atto 18/09/1466 f. 250v.

5- ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1457-1462, atto 07/05/1461 f. 219v. Sonzogni Lanfranco fu Teutaldo di Zogno, c. 392, vol. 1453-1455, atto 29/08/1454 f. 197v; vol. 1455-1458, atto 16/08/1457 f. 221r; c. 393, vol. 1461-1464, atto 02/10/1461 f. 33r, atto 01/02/1462 f. 89r.

6- ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre, c. 376, vol. 1462-1468, atti 08/05/1463 e 09/10/1463 f. 68r.

7 - ASBG. FN. Coreggi Ziniolo fu Lorenzo di Zogno, c. 318, atto 04/11/1444. Maffeis Marco fu Simone di Zogno, c. 358, vol. 1449-1457, atto 15/05/1453. Mussinoni Baldassarre, c. 376, vol. 1462-1468, atto 10/04/1464 f. 98v.

8 - ASBG. FN. Vitali Prodomo fu Zambono di Endenna, c. 347, vol. 1455-1460, atto 17/10/1456 f. 63v, atto 26/01/1457 f. 85v; vol. 1466-1470, atto 04/04/1469 f. 280v. Maffeis Antonio fu Simone di Zogno, c. 647, vol. 1480-1483, atto 29/08/1480 f. 57v; vol. 1488-1489, atto 23/12/1488 f. 286r.

9 - ASBG. FN. Maffeis Antonio, c. 646, vol. 1474-1479, atto 26/09/1479 f. 406r.

10 - ASBG. FN. Sonzogni Alessandro, c. 400, vol. 1488-1490, atto 12/01/1490. Maffeis Antonio, c. 648, vol. 1495-1497, atto 08/07/1495 f. 70v.

11 - Bortolo Belotti: Storia di Bergamo e dei Bergamaschi, Ed. Bolis, Bergamo, 1989, vol. 4, pagg. 242-245.

12 - ASBG. FN. Sonzogni Lanfranco, c. 392, vol. 1455-1458, atto 22/06/1458 f. 325v. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1457-1462, atto 27/01/1459 f. 145r.

13 - ASBG. FN. Maffeis Giacomo fu Antonio di Zogno, c. 999, vol. 1506-1510, atto 13/08/1509 f. 381v.

14 - ASBG. FN. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1457-1462, , atto 17/01/1461 f. 211v. Maffeis Bertolamino fu Sebastiano di Stabello, c. 288, vol. 1435-1454, atto 07/05/1453 pag. 692.

15 - Zogno Notizie n. 3, giugno 1985: Storia inedita di Zogno del prof. Mario Tagliabue, scuole e maestri di Zogno, cap. 6, pag. 15 e ss.

16 - ASBG. FN. Maffeis Giacomo fu Antonio di Zogno, c. 164/B. Panizzoli Antonio fu Pietro di Zogno, c. 107, vol. 1390-1393, atto 09/01/1390 pag. 10. Vedi inoltre Zogno Notizie n. 5, ottobre 1991: Scoperte antiche miniature tra gli atti di un notaio di Zogno di Giuseppe Pesenti e Franco Carminati, pag. 21 e ss.

17 - I tantissimi atti dei fratelli Antonio e Giovanni Maffeis fu Giacomo sono referenziati in: ASBG. FN. Maffeis Bassiano, c. 344, c. 345, c. 346. Maffeis Tomasino fu Antonio di Zogno, c. 198. Maffeis Simone fu Antonio, c. 282, vol. 1434-1445, atto 04/03/1436 pag. 103. Maffeis Bertolamino, c. 288: tra gli atti di questa cartella riveste particolare importanza l’atto 12/04/1439, volume 1435-1445, in cui interviene come contraente “maestro Giovanni fu Giacomo detto Donegalo de Mafeys di Zogno”. Maffeis Marco, c. 358, vol. 1461-1474, atto 14/11/1470. Sonzogni Alessandro, c. 397.

18 - ASBG.FN. Maffeis Bassiano, c. 345, vol. 1436-1431, atto 12/09/1440. Maffeis Bertolamino, c. 288, vol. 1435-1454, atto 24/03/1454 pag. 738. Maffeis Marco, c. 358, vol. 1449-1457, atto 29/12/1456; vol. 1457-1461, atti 10/10/1457, 03/12/1457, 01/08/1459, 24/09/1460. Mussinoni Baldassarre, c. 375, vol. 1451-1455, atto 20/12/1453 f. 106v; vol. 1457-1462, atto 08/04/1459 f. 156r; c. 376, vol. 1462-1468, atto 19/04/1467 f. 275v; vol. 1468-1477, atti xx/12/1471, 14/08/1472. Maffeis Tomasino, c. 198, vol. 1442-1446, atto 22/04/1446 pag. 230. Sonzogni Alessandro, c. 397, vol. 1467-1472, atto 07/01/1468 f. 68v; c. 398, vol. 1472-1476, atto duplice 23/09/1474 f. 228r; atto 19/10/1475 f. 339r. Sonzogni Lanfranco, c. 392, vol. 1453-1455, atto 14/04/1453 f. 40v, atto 10/02/1454 f. 128v; vol. 1455-1458, atto 09/07/1457 f. 203v; c. 393, vol. 1458-1461, atto 09/09/1459 f. 86v; vol. 1461-1464, atto 02/10/1461 f. 33r; vol. 1464-1467, atto 06/06/1466 f. 303r; c. 394, vol. 1467-1469, atto 06/03/1468 f. 191r. Maffeis Antonio, c. 646, vol. 1474-1479, atto 23/10/1474 f. 49r; c. 647, vol. 1490-1491, atto 09/01/1490 f. 8r. Maffeis Giacomo, c. 998; c. 999, numerosi atti. Maffeis Giovanni fu Tomasino esercitante a Endenna ma originario di Zogno, c. 369, vol. 1451-1452, atto 05/12/1451; vol. 1453-1455, atti 04/06/1453, 07/10/1454, 11/08/1455.

19 - ASBG. FN. Pellegrini Paolo fu Giovanni di Zogno, c. da 2241 a 2250. I rogiti con le caratteristiche descritte sono presenti in tutte le cartelle.