Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

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Una famiglia Bonetti di Baresi di gran successo a Zogno (n. 19, 2021)  

       

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Da più di venti anni il paese di Zogno assiste al trasferimento di varie famiglie dell’alta Valle Brembana nel suo territorio comunale con lo scopo principale di avvicinarsi ai luoghi di lavoro situati in parte nel paese stesso ma soprattutto a Bergamo o nelle immediate vicinanze della città. Questa migrazione interna alla valle, che oggi ha le caratteristiche di un fenomeno sociale per cause che non si possono illustrare in questa sede, si era registrata anche in passato ma in maniera sporadica e con l’unico obiettivo di trovare un lavoro dignitoso nel paese ospitante. Tra questi casi, all’apparenza senza particolari interessi, si ritrova tuttavia quello di una famiglia, sconosciuta sino ad oggi, che tra il 1750 e il 1850 non solo trovò un lavoro per vivere a Zogno in modo decoroso ma che si mise in evidenza per aver conseguito anche uno straordinario successo economico, politico e sociale con alcuni riflessi anche sull’intera valle. Queste notizie sono state raccolte ed estrapolate dalle ricerche storiche condotte sulla vita del bandito Vincenzo Pacchiana detto Pacì Paciana, che l’autore del presente scritto ha pubblicato di recente [1], perché costituiscono delle vicende storiche che si svolsero in modo autonomo, parallelo e contemporaneo a quelle del bandito ma che per alcuni momenti si incrociarono con esse.
Tutto iniziò con Giovan Giacomo Bonetti fu Giuseppe nato nel 1699 a Baresi appartenente ad una famiglia collaterale dei notai Bonetti che svolsero la loro attività in questo paese tra la fine del 1400 e la fine del 1500. Divenuto proprietario di una casa e di vari terreni in contrada Ca Bonetti potè studiare per diventare notaio ma non svolse mai questa professione preferendo invece occuparsi di mediazione in varie attività commerciali. Lo troviamo infatti tantissime volte come primo testimone in rogiti, stipulati a Baresi in questa contrada da suo figlio Giacomo divenuto effettivamente notaio, per compravendite di case e terreni in Baresi e in altri paesi dell’alta valle sui quali egli aveva fornito consigli sui costi e la convenienza degli acquisti. Lo troviamo anche come procuratore scelto da varie persone per fare compravendite di immobili a loro nome. Varie volte interviene come consigliere nella cessione di crediti tra privati come a Fondra, Valleve, Bordogna e Roncobello. Nel 1764 è assunto come testimone/garante per il pagamento di una grossa partita di ferro del valore di lire 2800 depositata presso certi Paganoni di Piazza Brembana. Infine egli ricopre varie volte in modo non consecutivo anche la carica di reggente e sindaco della veneranda chiesa di San Giacomo di Baresi e a tale titolo acquista terreni a favore della chiesa stessa o presta soldi della chiesa ad alcuni privati ipotecando dei loro beni mobili o stabili per garanzia. Egli stesso a volte presta direttamente dei soldi a dei privati nello stesso modo. Insomma Giovan Giacomo Bonetti durante la prima metà del XVIII secolo si configura come una persona particolarmente influente a Baresi e conosciuta in tutta l’alta valle [2]. (foto-01)
E’ grazie a questi maneggi che egli conosce un oste di Zogno, Carlo Manzoni fu Pietro originario però della Valle Imagna, da cui intuisce quanto possa essere importante gestire un’attività commerciale a Zogno alla metà del 1700 per essere questo paese ricco di attività produttive rappresentate da due importanti cartiere, una conceria di pelli in fase di nascita, tre folli, due segherie, un grande maglio da ferro, due torchi e un notevole numero di mulini tutti azionati con le acque del Brembo e della vicina Valle Serina [3]. Giovan Giacomo divenne così amico di Carlo da fargli fare il padrino il 24 febbraio 1736 al battesimo del suo sesto figlio maschio: Nicola [4]. Tuttavia Carlo Manzoni non era un oste proprietario, era un oste che aveva gestito in affitto tra il 1727 e il 1739 prima l’osteria dei conti Giupponi di Bergamo posta in cima alla salita che immette nel centro storico di Zogno, poi quella Torricella nel centro e infine l’osteria Ghisalberti nella contrada di Tre Fontane dimostrando una certa insofferenza a subire gli ordini dei proprietari e acquistando solo nel 1742 alcuni locali a metà della contrada Foppa di Zogno in cui realizzerà una propria osteria senza grande successo però a causa della forte concorrenza [5]. L’idea di Giovan Giacomo di sistemare almeno un figlio in un’attività commerciale a Zogno non poteva dunque concretizzarsi attraverso la conoscenza di Carlo Manzoni ma attraverso la conoscenza della famiglia di Giovanni Marconi de Maffeis fu Flaminio, erede di una famiglia Marconi Maffeis originaria di Zogno ma trasferita a Bergamo che gestiva un grande follo a Zogno, il quale aveva sposato Maria Paganoni fu Antonio Maria “della contrata di Lenna comune della Piazza oltre la Goggia”, una signora che Giovan Giacomo Bonetti conosceva bene [6]. I contatti con Giovanni Marconi de Maffeis, grazie all’amicizia tra costui e la famiglia di Lorenzo Maria Zanchi de Mozzi di Bergamo, ma originaria di Grumello de Zanchi, sortirono un doppio risultato insperato. Infatti Giovan Giacomo riuscì a prendere in affitto dal 1752 una bottega di merci varie legate alla produzione del follo dal Marconi posta in contrada Bozza di Zogno per il figlio Giovan Domenico e alcuni locali di una casa che gli Zanchi possedevano sempre a Zogno all’inizio della contrada di Foppa in cui far svolgere l’attività di oste al figlio più giovane Nicola [7]. Per la verità anche in casa Marconi esisteva accanto al negozio di merceria e stoffe un’osteria ma Giovan Domenico, che aveva 27 anni ed era promesso sposo di Santa Gervasoni di Baresi, la gestì solo nei primi tempi dedicandosi sempre più al commercio di stoffe e lana e merci varie. Nicola invece aveva solo 16 anni e per questo motivo nei primi tempi fu seguito dal padre che si trasferì temporaneamente a Zogno in una camera sopra l’osteria di proprietà Zanchi.
Benchè assai giovane Nicola dimostrò ben presto di aver ereditato le capacità di contrattazione del padre affiancando al locale, riservato al bere e al mangiare un boccone, un altro locale o saletta, comunicante con il precedente attraverso una nuova porta interna, destinato a far incontrare in modo riservato le persone che desideravano parlare di problemi e di lavoro del tempo. Già nel 1763 in questa saletta si registrò un importante rogito tra alcuni Pesenti di Brembilla e di Sedrina e da questo momento non si contano i rogiti redatti da svariati notai di Zogno e di altri paesi della valle in questa saletta. Addirittura venne qui più volte anche un notaio di Baresi, Giacomo Bonetti fratello dello stesso Nicola, per stipulare vari rogiti per persone dell’alta valle che Nicola aveva in qualche modo facilitato e a volte lo stesso Nicola si recò nello studio del fratello a Baresi in contrada Ca Bonetti per promuovere compravendite grazie all’esperienza acquisita [8]. Tra tutti questi atti vanno segnalati i più importanti in valore quali una divisione tra fratelli Milesi di Roncobello che avevano immobili in vari paesi dell’alta valle, una compravendita di un vasto terreno per far pascolare mandrie di mucche posto presso “il lago Gemello (Laghi Gemelli)” e suddiviso tra il comune di Branzi e quello di Carona per una somma di lire 7200, un acquisto di terra da parte dello stesso Nicola per garanzia di un prestito posta in comune di Ornica del valore di lire 1400, una casa circondata da una vasta terra sul monte di Zogno in contrada Sonzogno per lire 2500, un pagamento definitivo di un prestito fatto dallo stesso Nicola anche a nome dei suoi fratelli che era stato richiesto anni addietro alla Misericordia di Bordogna del valore di lire 3500, un prestito a certo Saltarelli di Mezzoldo con ipoteca di terra per lire 645, un acquisto di terre a Cusio e a Ornica per lire 2800, una vendita di un posto di lavorante alla dogana di mare di Venezia dai soci Angelini e Astulfoni di Zogno al parroco di Oltre il Colle don Francesco Maurizio per lire 7000.
Ovviamente per tutte queste consulenze egli percepiva dai contraenti un compenso che negli anni gli permise di migliorare continuamente la sua osteria. La sua abilità riconosciuta nelle compravendite di immobili gli permise di entrare come deputato sia nella “Scola del Santissimo Sacramento” che nella “Scola dei Disciplini Bianchi” di Zogno fin da poco prima del 1779 in quanto queste confraternite avevano, grazie a donazioni dei privati, degli immobili e dei capitali liquidi da gestire con cui cercavano di aiutare i poveri [9]. C’è da sottolineare per inciso che questo incarico a favore di enti religiosi era l’unico incarico che poteva assumere Nicola poiché non essendo nativo di Zogno e non essendo residente a Zogno da più di 50 anni, secondo le leggi del governo veneto, egli non poteva assumere alcuna funzione pubblica civile. L’amministrazione dei beni di queste due “Scole” gli permise tuttavia di venire a conoscenza degli interessi economici di varie famiglie di Zogno e di acquisire con prestiti, permute e rivendite alcuni importanti immobili a Zogno e dintorni. Tra questi ricordiamo i più importanti: acquisto di una terra prativa, campiva, vidata (con viti) e con molti alberi sopra di vario genere vasta oltre 23 pertiche posta in territorio di Endenna presso Ambria da Marco Sonzogni del valore di lire 3500 con garanzia da parte di un fratello di Nicola, Giovan Battista; acquisto di una casa con più stanze posta a sud della piazza di Zogno (attuale piazza Garibaldi) vicina alla fontana del paese che a ovest confinava con “la strada che va alla Cartara (cartiera)” da Sebastiano Damiani fu Giuseppe per lire 1800; vendita di un grande roccolo con casello circondato da un vasto bosco sul monte di Zogno del valore di lire 1200 per conto degli eredi di Andrea Cattaneo al parroco di Zogno don Giuseppe Grigis per aiutare gli stessi eredi tutti minori; una casa dotata di stalla sotto e più camere sopra con orto cinto da muri nel centro di Zogno da Giuseppe Maffeis fu Carlo cittadino di Bergamo del valore di lire 900; vendita di una grande casa detta “la casa de Muzzi” posta a ovest della piazza di Zogno presso la fontana del paese a Pietro Mazzoleni fu Martino del valore di lire 2300; acquisto di varie terre pascolive in territorio di Valleve e Cambrembo da Maffio Cattaneo fu Andrea rappresentante anche i fratelli minori per lire 3400; vendita di una casa composta da molte stanze posta nella contrada Crocetta di Zogno a Giovanni Risi fu Domenico per lire 5000 [10]. Grazie a queste sue attività nel passaggio dal governo veneto a quello francese Nicola Bonetti fu nominato subito “agente municipale dei Luoghi Pii” ovvero responsabile amministrativo di tutte le proprietà mobili e stabili e dei capitali di tutte le congregazioni religiose di Zogno, che erano numerose, con lo scopo fondamentale di permettere al governo francese di tenere sotto controllo i beni di tali enti. Si trattava dunque di un incarico per la prima volta politico e piuttosto importante anche se raggiunto ad un’età avanzata [11]. Nel frattempo, in mezzo a tutte queste contrattazioni, egli non aveva mai smesso di migliorare la sua osteria prendendo in affitto dagli eredi Zanchi nel corso degli anni l’intero caseggiato e cercando anche di acquistarlo senza successo però a causa della cifra esorbitante richiesta dai proprietari, dunque non riuscì a realizzare il suo obiettivo di trasformare l’osteria, già importante e assai nota poiché in essa si poteva non solo bere e giocare a carte o a dadi ma anche pranzare e cenare, in una locanda vera e propria adatta a ricevere ospiti che avevano anche bisogno di dormire. In effetti in modo imprevisto l’intero caseggiato fu venduto nel 1795 dagli eredi Zanchi al notaio Barnaba Zambelli fu Pietro di Endenna per una somma notevole il quale poco dopo la rivendette agli stessi Zanchi che finirono per cederlo, dopo alcuni maneggi, a un figlio di Nicola, Bortolo, il quale riuscirà a realizzare il sogno del padre [12]. Prima di procedere oltre è necessario però dire alcune cose di carattere personale sulla figura di Nicola Bonetti. (foto-02)
Nicola a Zogno aveva conosciuto e sposato una figlia del suo padrino di battesimo, Maria Manzoni, il 2 ottobre 1758 dalla quale ebbe due figli: Giovanni Giacomo e Giuseppe nel 1759 e 1760 rispettivamente. Giuseppe tuttavia morì poco dopo. Anche la moglie Maria Manzoni morì in modo prematuro sicchè Nicola si risposò con Cecilia Damiani fu Giuseppe di Zogno il 31 agosto 1766 e da questo matrimonio nacquero Bortolo, Domenico e Maria rispettivamente nel 1768, 1769 e 1771. Purtroppo Nicola dovette assistere tristemente, oltre alla morte prematura anche della seconda moglie, a quella del figlio Giovanni Giacomo, chiamato famigliarmente Giovanni, e della figlia Maria nata da Cecilia. Giovanni e Maria morirono per malattia poco dopo aver generato rispettivamente il figlio Nicola, col nome uguale a quello del nonno e chiamato famigliarmente Nicolino, e Giovanni Simonetti nato e abitante a Bergamo nel borgo di S. Alessandro in Colonna. Nicola nonno chiamò fin dall’età di 10-12 anni il nipote Nicola, rimasto orfano, a dare un aiuto nella grande osteria di Zogno e in questa mansione col passar degli anni questo nipote si mise in evidenza a tal punto da essere dichiarato nel testamento erede in parti uguali con lo zio Bortolo, anche se zio di madre diversa, quando il nonno morì alla fine del 1802. A testimonianza dell’intraprendenza e della generosità di Nicola Bonetti nonno c’è da ricordare infine che egli ospitò suo fratello Giovan Battista di Baresi, rimasto solo e anziano negli ultimi 15 anni della sua vita, a Zogno in una camera sopra l’osteria e lo fece curare sempre con propri soldi durante le malattie in modo tale che Giovan Battista lasciò per ringraziamento tutta la sua eredità di mobili e stabili di Baresi a Nicola stesso. Nicola non mancò nemmeno di sostenere economicamente la figlia Maria già sposata e colpita da una lunga malattia oltre che lasciare una cospicua somma anche al figlio di lei dopo la morte [13].
Gli unici eredi per testamento di Nicola, il figlio Bortolo e il nipote Nicola che per motivi di chiarezza chiameremo Nicolino così come era chiamato in famiglia, si divisero non proprio equamente tutti i beni costituiti da tre case in Zogno date in affitto e da vari terreni sia nei dintorni di Zogno che in alta Valle Brembana. Bortolo si scelse due di queste case e alcuni terreni in Zogno, pretese la proprietà condivisa della licenza commerciale e della lunga lista di debiti e di crediti inerenti all’osteria e lasciò la proprietà piena di tutti i mobili e gli attrezzi che vi erano presenti a Nicolino in quanto Bortolo, avendo condotto degli studi per alcuni anni, era un discreto contabile e preferì occuparsi di amministrazione e lasciare tutte le attività operative a Nicolino così come era stato fino a poco prima. L’edificio in cui era presente l’osteria al momento di questa successione non era ancora di proprietà della famiglia Bonetti ma era totalmente occupato da essa. Dall’atto di divisione si rileva che questa casa presentava a pianterreno una vasta sala (l’osteria vera e propria) verso sud cioè verso la Strada Priula, una seconda sala più piccola accanto, una camera di servizio sempre contigua e un grande corridoio in mezzo. Dietro verso monte vi era un’altra saletta accanto alla vecchia cucina, una camera abbastanza grande e una più piccola detta dispensa e infine un’altra vasta stanza, chiamata cucina nuova, verso est cioè verso un cortile esterno nel cui centro vi era anche una fontana. Al piano superiore vi era una vasta camera con quattro letti, una camera da letto rivolta verso la strada che sale alla chiesa parrocchiale di Zogno e una saletta contigua ad essa, una camera per la serva verso monte, una camera per Nicolino più una camera di servizio e un corridoio, infine all’ultimo piano un vasto solaio e sottotetto. Accanto a questo edificio ve ne era un altro più basso e più piccolo, verso est, che costituiva il lato nord del cortile dotato di fontana dove vi era una stalla con tre cavalli di cui due di proprietà Bonetti e il terzo condiviso a metà con un certo Offredi. Non è possibile descrivere tutti gli attrezzi e utensili di casa per tagliare e conservare la carne e i formaggi, preparare le verdure, cuocere la farina per fare e servire il pane, lavare le tovaglie e le lenzuola così come non è facile dettagliare gli armadi, i tavoli tondi o rettangolari, le panche e le sedie in legno di noce presenti in questa casa. Analoga considerazione vale per le tine di rovere per conservare il vino, per le brocche e i boccali di maiolica e per i bicchieri di vetro, questi ultimi riservati in quell’epoca a clienti di un certo rango. Colpisce però il fatto che in due camere alle pareti ci fossero varie mappe geografiche così come è notevole che tra i debitori ci fosse il governo francese in quanto Bortolo e Nicolino avevano procurato del vino e dei viveri più di una volta ad alcuni contingenti di truppe francesi di stanza a Zogno nella piana ove oggi si trova lo stabilimento dell’ex Manifattura di Valle Brembana. Sorprende anche che nelle liste sia di debitori che di creditori dell’osteria ci fossero parecchi cavallanti dell’alta Valle Brembana segno che durante i viaggi dall’alta valle verso la pianura e viceversa questi cavallanti si fermavano in questa osteria per la pausa di pranzo durante i loro trasporti privati ma anche per trasporti utili ai Bonetti. Insomma tutto testimonia delle attività particolarmente fiorenti dentro, fuori e attorno a questa osteria [14]. (foto-03)
E’ per questi motivi che il bandito Vincenzo Pacchiana detto Pacì Paciana, noto per aver terrorizzato l’intera valle tra la fine del governo veneto e gli inizi di quello napoleonico, attorno al 1805 prese di mira Bortolo Bonetti, il proprietario e il contabile di questa azienda vera e propria, estorcendogli la notevole somma di 5000 lire in contanti, ridotta però dopo trattative dall’iniziale richiesta di 10000, per mezzo di un sequestro fisico della sua persona durato almeno due giorni per costringere Bortolo a pagare l’esorbitante cifra dimostrandogli di essere bene informato sulla sua situazione economica [15].
Superato questo gravissimo rischio Bortolo si impegnò ancor più nel lavoro continuando e ampliando le attività del padre sia in campo pubblico che in quello privato. Infatti risulta che, per aver già collaborato con suo padre negli ultimi anni del periodo veneto nella gestione amministrativa di varie congregazioni religiose o “Scole”, alla sua morte lo sostituì più volte con successo in queste attività come responsabile della nuova “Camera delle Cause Pie (ex Luoghi Pii)” tra il 1801 e il 1811. E’ importante ricordare che tra le attività di tali enti religiosi vi era quella di decidere di prestare soldi a privati cittadini ipotecando loro dei beni mobili e/o stabili a garanzia che il prestito sarebbe stato restituito. Il guadagno derivante da queste transazioni era poi impiegato a scopo benefico per i più poveri del paese. Grazie a queste sue capacità di contrattazione inoltre egli fu eletto come il più influente dei consiglieri comunali di Zogno nel 1809 dopo aver rischiato di diventarne il sindaco, battuto in questo ballottaggio da Andrea Angelini solo per il fatto che Angelini era zognese da più generazioni [16]. Ma il campo dove Bortolo Bonetti potè esprimersi pienamente e dimostrare le sue capacità di imprenditore è quello del commercio o compravendite di immobili privati. Sono numerosi i documenti archivistici che testimoniano queste attività svolte non solo a Zogno ma anche a Poscante, San Pellegrino, Brembilla, Bergamo e in alta Valle Brembana sulle orme del padre. A differenza di suo padre però Bortolo risulta aver prestato molte volte del denaro a vari privati ipotecando qualche loro bene immobile per garanzia e facendosi dare, per la durata del prestito, un conveniente interesse o guadagno fino alla restituzione completa della somma avvenuta quasi sempre nei tempi previsti. Tra tutte queste transazioni ricordiamo per semplicità le più significative quali la vendita di una terra pascoliva a Cambrembo per lire 400; la vendita nel 1818 di un negozio di “grassine (formaggi di vario tipo)” nel centro di Zogno per complessive lire 3000; un prestito fatto ad Ambrogio Torricella “speciale (farmacista/droghiere)” di Zogno di circa 400 lire con garanzia di una terra, di parte della sua farmacia e di parte della macelleria vicina del cugino Giovanni Torricella il tutto posto in Zogno; prestito di lire 1200 a Domenico Invernizzi di San Pellegrino con ipoteca del suo mulino a tre ruote e della sua segheria posti in contrada Cantarana di questo paese; prestito per lire 300 con ipoteca su una stalla e fienile con terreno annesso posti in contrada Castegnola di Brembilla; prestito della notevole somma di lire 7304,63 con ipoteca su una casa a tre piani circondata da un terreno campivo posta nel centro di Zogno ai fratelli Andrea e Pietro Pesenti di questo paese; acquisizione nel 1810 dal governo francese del convento di Romacolo per farsi pagare, in pratica costretto e in perdita, le numerose forniture di viveri e di vino alle truppe francesi e cessione quasi immediata dello stesso a pari valore, per evitare la scomunica papale, ad Alessandro Viscardi fu Domenico di Endenna come risulta dal catasto napoleonico del 1812 dai vari mappali che definiscono gli edifici e i terreni di pertinenza di questo complesso; acquisto nel 1825 di una delle case della famiglia Ruspini di Zogno posta nella piazza centrale (attuale piazza Garibaldi) per la discreta somma di lire 2660 e rivendita dopo pochi giorni della stessa per lire 3057,50 ai fratelli Ambrogio, Martino e Francesco Mazzoleni negozianti e alla loro madre Matilde Torricella, eredi del fu Pietro Mazzoleni, con un prestito ulteriore a questi fratelli di lire 2000 per sistemare questo edificio che non era in buone condizioni [17]. In quest’ultimo caso è da notare che Pietro Mazzoleni e Matilde Torricella corrispondono ai “coniugi Mazzoleni detti Cuse” che pure subirono prima del 1805 un’estorsione per il valore di lire 600 da parte di Vincenzo Pacchiana il che dimostra che il bandito era informato dei rapporti di conoscenza e interessi tra le famiglie Bonetti, Mazzoleni e Torricella [18]. Infine si deve citare nel 1823 un’attività un poco particolare consistente nella vendita da parte di Bortolo di una partita di “50 some di melgone mercantile (granoturco)” per un valore di lire 1000 a Guglielmo Pozzi fu Matteo e a sua moglie Giovanna Baruffaldi pagata ipotecando loro con interesse del 5% annuo alcune stanze in due case: una nel centro di Zogno a nord della Strada Priula e una in contrada Foppa [19]. Questa attività commerciale, che fu occasionale e non continua, fu resa possibile grazie al fatto che Bortolo Bonetti aveva organizzato a Bergamo in contrada di S. Alessandro in Colonna un magazzino di granaglie e alimentari vari funzionale alla gestione dell’osteria di Zogno che nel frattempo era diventata locanda-albergo. (foto-04)
In effetti, poco dopo la divisione dal nipote Nicolino nel 1804, per realizzare il sogno che era stato di suo padre ma che era anche suo, Bortolo si trasferì momentaneamente con la famiglia in una sua casa posta a metà della contrada Foppa di Zogno, dove oggi ha sede il bar detto del Cavallino, per poi installarsi definitivamente in una casa a tre piani, acquistata dagli eredi di Agostino Pellicioli, posta in cima la piazza centrale di Zogno dove rimase sino alla morte. Così facendo liberò varie stanze poste sopra l’osteria, dove rimase ad abitare solo Nicolino con la moglie Maria Lazzaroni, destinando ben 10 delle 13 stanze che componevano questo edificio ad accogliere ospiti e viandanti che avevano bisogno di dormire oltre che di mangiare. Ciò avvenne a partire dal 1820 circa quando incominciò a diffondersi nella società borghese lombarda l’idea dell’importanza di soggiornare a San Pellegrino per usufruire degli effetti benefici delle sue acque minerali. Non a caso Bortolo, dimostrando un grande fiuto per gli affari, sostenne da subito i signori Giovanni Pesenti di Bergamo e Francesco Licini di Zogno, coloro che per primi concepirono il progetto di sfruttare in modo organizzato e sistematico le acque minerali costruendo a San Pellegrino lo stabilimento dei bagni. Consapevole che questa nuova attività curativa poteva avere importanti ricadute a livello alberghiero e turistico per l’intera valle concesse loro il notevole finanziamento di 7200 lire che maturava un interesse del 3,5% annuo pari a lire 250 [20]. All’interno di questo contesto Bortolo concepì la propria locanda-albergo come un supporto ulteriore agli impianti di ricezione di San Pellegrino e più in generale come una comoda stazione di ristoro e di riposo completo per i viandanti e turisti lombardi destinati a crescere dopo la ristrutturazione e il miglioramento della strada della valle che andava completandosi proprio in quegli anni ad opera del governo austriaco e che passava proprio davanti a questo albergo zognese[21]. (foto-05)
Negli anni successivi gli affari di questa azienda gestiti operativamente dal nipote Nicolino, ma sempre su indicazioni e suggerimenti commerciali di Bortolo, andarono piuttosto bene sino al 1850 circa. Basti pensare che in questo periodo l’azienda aveva in dotazione anche due vetture per trasporto di persone che furono sequestrate da una banda di briganti e disertori anti Austriaci nel 1849. La divisione tra zio e nipote dei guadagni derivanti da queste attività permise anche a Nicolino, che visse sempre con la sua famiglia in tre camere riservate dell’albergo, di svolgere in modo autonomo qualche attività di compravendita immobiliare e di prestito identiche a quelle svolte da Bortolo ma in misura assai più contenuta [22]. Dal testamento si può trarre un’idea della notevole ricchezza accumulata da Bortolo Bonetti nella sua vita. Oltre a vari immobili in Zogno tra cui l’albergo citato, una vasta casa colonica con numerosi terreni attorno posta in San Pellegrino affittata a Maffio Pesenti e a un terreno boschivo in Valleve egli lasciò alla moglie Maddalena Zenoni di Zogno l’usufrutto di alcuni di tali immobili oltre ad una rendita annuale di lire 1200 “vita sua natural durante” mentre lasciò ai nipoti alcuni notevoli capitali sottoposti alle seguenti condizioni. Avendo avuto solo due figlie femmine diventate adulte, Caterina e Maria tra cui Caterina era la preferita, Bortolo stabilì che se i figli maschi di Caterina sposata con Giovan Battista Belotti, avessero cambiato il loro cognome in Bonetti entro un anno dalla sua morte essi stessi o i loro eredi maschi sarebbero diventati proprietari di un livello attivo o investimento del valore di lire 100000 e degli interessi maturati dopo vent’anni dalla sua morte diversamente essi avrebbero ottenuto la stessa somma ma dopo quarant’anni dalla sua morte. Per i figli maschi e i loro eredi maschi della figlia Maria sposata con Ambrogio Mazzoleni detto Cuse, come si precisa nel testamento, stabilì che sarebbero diventati proprietari di un livello attivo o investimento del valore di lire 40000 e degli interessi maturati semplicemente dopo vent’anni dalla sua morte avendo Maria già ottenuto del denaro dal padre per aiutare la propria famiglia e un figlio che divenne sacerdote: don Pietro Mazzoleni [23] . In seguito Giovan Battista Belotti non accettò mai di cambiare il cognome dei propri figli maschi in Bonetti, dopo la morte di Bortolo avvenuta poco dopo il 1840, sicchè questo denaro finì a favore dei suoi nipoti. Circa i discendenti di Bortolo Bonetti è importante segnalare le seguenti novità ricavate dai registri parrocchiali di Zogno. Tra i figli di Caterina, sposatasi il 26 novembre 1815 con Giovan Battista Belotti del comune di Trescore ma residente a Zogno, vi fu Bartolomeo nato nel 1821 che si sposò il 30 novembre 1844 con Laura Venanzi di Bergamo dai quali nacque a Zogno il 16 maggio 1853 Cesare Belotti. Cesare si sposò il 13 agosto 1876 con Maria Teodora Teresa Offredi di Bernardo originaria di Poscante e dalla loro unione nacque il 26 agosto 1877 Bortolo Belotti il famoso storico zognese che fu anche ministro per l’industria e il commercio nel governo Bonomi nel 1921. E’ da notare che Bortolo Belotti nacque nella stessa casa che fu l’ultima residenza di Bortolo Bonetti, passata dopo una serie di transazioni ereditarie ai discendenti Belotti come risulta dal catasto del Lombardo-Veneto al mappale 1860 e che questa casa esiste ancora oggi. Senza dubbio è lecito affermare che lo storico zognese potè usufruire nella sua vita e nella sua carriera professionale e politica di parte della notevolissima somma lasciata dal suo trisnonno [24] . Di Caterina Bonetti vi è da dire anche che essa, grazie alle sue disponibilità economiche, fu l’ultima signora a perdere il privilegio di avere un banco privato con il proprio nome nella chiesa parrocchiale sostituito con un banco pubblico, utile per tutti, imposto da una nota governativa del 22 marzo 1847.(foto-06)
Per quanto riguarda l’altra figlia vi è da sottolineare che Maria Bonetti si era sposata il 13 febbraio 1806 con Ambrogio Mazzoleni di Zogno il quale risulta essere un figlio di Pietro Mazzoleni e di Matilde Torricella cioè dei “coniugi Mazzoleni detti Cuse” che pure subirono, come accennato sopra, l’estorsione di 600 lire da parte del bandito Vincenzo Pacchiana. Si può comprendere così perché Bortolo Belotti nella sua “Storia di Zogno e di alcune terre vicine” abbia liquidato in due pagine scarse le vicende di questo bandito definendolo come un comune brigante senza scrupoli in quanto egli era a conoscenza di informazioni riservate e tramandate per via orale all’interno sia della sua famiglia Belotti che della famiglia dei suoi cugini di secondo grado Mazzoleni. Non a caso Bortolo Belotti descrive del trisnonno una caratteristica fisica che non appare in nessuno degli innumerevoli documenti archivistici esaminati in questa ricerca e cioè il fatto che Bortolo Bonetti fosse un poco claudicante e per tal motivo soprannominato “sopp Bonett (il Bonetti zoppo)”[25]. Anche i discendenti del ramo Mazzoleni ebbero modo di mettersi in evidenza. Una figlia di Maria Bonetti, Matilde, nata nel 1822 sposò Barnaba Carobbio farmacista a Romacolo e da loro discesero come pronipoti i fratelli dottori Egidio veterinario, Mario ingegnere e la sorella Luisa Carobbio maestra per 42 anni che sono stati professionisti di rilievo assai stimati e conosciuti dagli abitanti di Zogno che hanno almeno 60 anni di età. Dopo il 1850 i nipoti maschi eredi di Bortolo Bonetti sia del ramo Belotti che del ramo Mazzoleni, avendo potuto studiare, si dedicarono ad altre attività diverse da quella dell’albergatore ed alcuni di essi si trasferirono in città e così rapidamente il cospicuo edificio che era stato sede dell’albergo, suddiviso come proprietà in parti uguali tra le figlie Maria e Caterina, venne trasformato in una semplice residenza abitativa anche se di gran prestigio come risulta dal catasto del Lombardo-Veneto al mappale 1512. In tempi successivi l’edificio fu poi ulteriormente suddiviso ed acquisito a pezzi da vari altri privati.
L’influenza tuttavia della famiglia di Giovan Giacomo Bonetti di Baresi sulla storia di Zogno non finisce qui. Anche dall’altro figlio Giovan Domenico, citato all’inizio e trasferitosi insieme al fratello Nicola a Zogno (vedi grafico genealogico), derivano infatti parecchie cose interessanti da sapere. Giovan Domenico svolse una vita più tranquilla rispetto a Nicola risultando presente poche volte negli atti notarili e preferendo occuparsi del suo negozio di merci varie che implicavano di tanto in tanto viaggi a Bergamo. Tuttavia è da notare che egli ebbe ben nove figli a Zogno dalla moglie Santa Gervasoni originaria di Baresi: Maria Domenica nel 1754, Giovan Giacomo nel 1756, Giuseppe il 20 dicembre 1757, Carlo Andrea nel 1759, Giovan Paolo nel 1761, Paolo nel 1764, Gaetano nel 1766, Bartolomeo Luigi il 6 ottobre 1768 e Lorenzo nel 1773 [26]. Nonostante la famiglia numerosa Giovan Domenico riuscì a far studiare Giuseppe da notaio che iniziò a praticare l’attività nel 1778, a soli 20 anni, e la protrasse sino al 1825 riscuotendo grande considerazione e stima non solo a Zogno ma in vari paesi della valle. Agli inizi lo studio era in una saletta accanto al negozio di suo padre in contrada Bozza ma poco dopo Giuseppe lo trasferì in affitto nella più centrale contrada Crocetta, a sud della strada Priula presso i portici che oggi conducono dal centro di Zogno verso il monumento ai caduti della Grande Guerra, diventandone presto anche proprietario. La quantità di scrittura e di copiatura degli atti notarili era tale che Giuseppe convinse il fratello minore Bartolomeo Luigi, chiamato famigliarmente Bortolo, a studiare e a lavorare per lui quando non era ancora maggiorenne facendogli fare l’apprendista notaio. Bortolo Luigi era però un carattere un poco ribelle. Vivendo in una casa posta quasi di fronte all’osteria di Matteo Pozzi fu Guglielmo, un oste conosciuto a Zogno ma assai chiacchierato come “maneggione e usuraio”, si innamorò della figlia Annunziata che sposò quasi in segreto dopo una fuga d’amore la sera del 10 agosto 1788 creando grande scandalo in entrambe le famiglie. Matteo Pozzi che era fortemente contrario a questa unione non perdonò mai completamente la figlia per questo gesto diseredandola e solo più tardi concedendole una dote assai inferiore a quella delle altre figlie. Per altro vi è da dire che Annunziata morì in modo prematuro a circa 35 anni lasciando una bambina: Santa [27]. Dopo questa entrata in scena eclatante Bortolo Luigi mise la testa a posto, come si suol dire, impegnandosi seriamente nell’attività di notaio che praticò dall’anno 1800 sino al 1829 dapprima insieme al fratello Giuseppe e poi da solo in uno studio in affitto in cima alla piazza di Zogno di proprietà delle sorelle Rosa e Teresa Pellicioli le quali cedettero poco dopo l’immobile a Bortolo Bonetti fu Nicola cugino di Bortolo Luigi. A causa di ciò Bortolo Luigi si trasferì in uno studio più ampio sempre in affitto in contrada Foppa di proprietà di suo cognato Guglielmo Pozzi [28]. (foto-07)
Nelle voluminose 8 cartelle di atti notarili di Giuseppe Bonetti e nelle 4 altrettanto voluminose del fratello Bortolo Luigi ci sono in prevalenza atti privati ma anche numerosi riferimenti ad atti pubblici che permettono di tracciare la storia di Zogno e di alcuni paesi limitrofi nel passaggio dal governo veneto a quello francese e poi a quello austriaco. Vi si trova ad esempio la nascita della “Giudicatura di Pace (Giudice di Pace)” un’istituzione francese paragonabile a quella di una Pretura di Distretto che ebbe la sua sede nel caseggiato che fu l’ex Vicariato della Valle Brembana Inferiore a sinistra dello scalone della parrocchiale di Zogno. La importante “Sala della Deputazione del Estimo” corrispondente per la prima volta ad un ufficio comunale del catasto a cui era abbinato anche un elenco anagrafico dei residenti del comune, cioè una sorta di ufficio anagrafico, ebbe la sua prima sede accanto allo studio di Giuseppe Bonetti, grazie alle sue conoscenze in materia, ma dopo qualche anno fu spostata a sud della piazza centrale del paese per essere di nuovo trasferita a nord della stessa piazza accanto alla Giudicatura. Tuttavia sia la “Giudicatura” che la “Deputazione del Estimo” ebbero forti difficoltà nelle loro attività a causa delle continue guerre napoleoniche e delle modifiche dell’organizzazione amministrativa legate ai cambi politici del territorio lombardo passato da Repubblica Cisalpina a Repubblica Italiana a Regno d’Italia e infine a Impero Francese [29]. Nel 1798, 1802, 1810, 1811 e in alcuni anni intermedi Giuseppe Bonetti grazie alla propria influenza riuscì a far eleggere il fratello Bortolo Luigi come segretario comunale di Zogno e il proprio figlio Pio Bonetti come assistente o vice con salario annuale di lire 140 [30]. Mentre Bortolo Luigi oltre che fare il cancelliere si occupava in questa attività pubblica di controllare le corrette misure di lunghezza, di peso e di volume delle nuove unità di misura e della qualità del pane comune, Pio Bonetti si occupava di controllare la correttezza delle misure di superficie dei terreni e dei volumi delle case per decidere le giuste tasse da far pagare ai cittadini possidenti. Caduto il governo francese Pio Bonetti fu nominato fin dall’aprile 1815 “Publico Perito Agrimensore” attività che svolse in modo ininterrotto sino oltre il 1829 diventando responsabile delle corrette stime di ogni immobile che subiva scorpori o che doveva essere sequestrato a favore di un privato o a favore del governo austriaco, per motivi di debiti pregressi del proprietario, o per decidere la corretta successione dell’eredità immobiliare ai minori rimasti orfani di padre o per certificare la divisione della proprietà tra fratelli e cugini. Tutte queste operazioni richiedevano prima la presenza di Pio Bonetti nei luoghi ove erano posti questi immobili situati in tutti i paesi del Distretto di Zogno, corrispondente a quasi tutta l’attuale media Valle Brembana, e poi la successiva ritrascrizione nei libri catastali del singolo comune che nel caso di Zogno avveniva nel nuovo ufficio denominato un poco pomposamente “Regia Cancelleria Censuaria” situata tra il 1823 e il 1830 sul sagrato della chiesa parrocchiale. A Pio Bonetti in qualità di “perito comunale” si deve anche un bel disegno del 1819 che rappresenta la trasformazione del cimitero di Zogno dalla iniziale struttura francese a quella austriaca. A partire dal 1825 Pio Bonetti svolgerà tutte queste attività anche per fini privati come consulente aprendo un proprio studio dove vi era stato quello di suo padre morto nel frattempo [31]. (foto-08)
Tra gli atti dei due notai Giuseppe e Bortolo Luigi appaiono anche numerosi documenti in cui, sia in epoca francese che in quella austriaca, vari giovani di Zogno e di paesi vicini dichiarano e mostrano alle autorità competenti di essere menomati a una mano o a un piede o a un braccio o a una gamba o a un occhio per evitare il servizio di leva obbligatorio il che dimostra l’insofferenza di molti giovani brembani, ma non solo, a questo nuovo dovere civile. In effetti, anche se non detto esplicitamente, dal contesto di questi documenti appare quasi certo che molte menomazioni erano auto-procurate. Per un figlio di benestanti invece c’era la possibilità di pagare un congruo compenso a un altro giovane, in genere contadino povero o disoccupato, per essere sostituito in questo obbligo. E’ quanto fece anche il dottor Federico Bonetti, altro figlio del notaio Giuseppe, contabile e commercialista che nel 1828 pagò 250 lire austriache a favore del proprio figlio Luigino. Federico, che aveva lo studio accanto a quello del fratello Pio, tra l’altro svolse più volte verso la fine del governo francese e agli inizi del governo austriaco la carica di consigliere comunale e di deputato nella “Congregazione di Carità (ex Misericordia)” di Zogno [32]. Tra i discendenti di questi Bonetti vi è da segnalare anche uno dei cinque garibaldini zognesi, Francesco nato da Giuseppe e Teresa Risi nel 1841, e il primo sindaco di Zogno nell’Unità d’Italia nel 1861: l’ingegnere Augusto Bonetti figlio di Pio. Nella seconda metà del XIX secolo la maggior parte dei discendenti maschi di questi Bonetti emigrarono per motivi di lavoro o di matrimonio sicchè questo cognome per quanto riguarda Zogno si estinse agli inizi del XX secolo. Per inciso da tutto quanto è stato illustrato sin qui risulta errata l’affermazione dello storico zognese Bortolo Belotti secondo cui la famiglia Bonetti presente a Zogno nel corso del XIX secolo, e dalla quale egli stesso discese, fosse di antiche origini zognesi [33].
Prima di concludere è doveroso aggiungere qualche altra informazione in quanto la famiglia di Giovan Giacomo Bonetti, il capostipite, ebbe modo di mettersi in vista non solo a Zogno ma anche in altri paesi. E’ già stato citato il figlio Giacomo di Giovan Giacomo che divenne notaio a Baresi. Egli svolse questa professione per ben 52 anni e un suo figlio, Ottobono e non Omobono come registrato in alcuni indici dell’Archivio di Stato di Bergamo, divenne a sua volta notaio. Nelle loro 20 cartelle assai voluminose sono contenute moltissime notizie private e pubbliche riguardanti la storia dell’alta Valle Brembana dei rami di Foppolo e di Mezzoldo che meriterebbero di essere approfondite. Un altro figlio di Giovan Giacomo, Bortolo, potè studiare da sacerdote grazie al ricco dono di immobili, per formare la dote religiosa, da parte di un suo zio di pari nome che lavorava lontano dal Bergamasco e fratello di suo padre. Divenuto sacerdote egli ricoprì per 34 anni, dal 1769 al 1803, la carica di parroco di Curno. Con questo titolo nel 1772 egli contribuì a sua volta con un lauto dono di immobili, sempre per costituire la dote religiosa, per far studiare da sacerdote anche un figlio, Giovan Giacomo, di suo fratello Giovan Domenico il padre dei due notai Giuseppe e Bortolo Luigi più volte citati. C’è da notare inoltre che nel 1785 in qualità di economo di Zogno don Bortolo donò varie reliquie, oggi irreperibili, alla chiesetta di Santa Eurosia sul monte di Zogno, presso la contrada Tiglio, con lo scopo di proteggerne le campagne. Anche il capostipite Giovan Giacomo Bonetti chiuse la propria vita in modo sorprendente in quanto dopo essere stato alcune volte a Curno, ospite del figlio e parroco don Bortolo, nel suo testamento scritto di proprio pugno verso la fine del 1771, e firmato, egli afferma di vivere negli ultimi anni nella vicina Valle di Astino dichiarata “mia patria” senza che sia stato possibile tuttavia scoprirne il motivo. Giovan Giacomo morì nel corso del 1775 [34].

BIBLIOGRAFIA

1- Giuseppe Pesenti: Per una vera storia del bandito Pacì Paciana “ol padrù dela Al Brembana”, Ed. Museo della Valle di Zogno, Bergamo, 2019.

2- Archivio di Stato di Bergamo ( = ASBG). Fondo Notarile ( = FN). Bonetti Giacomo fu Giovan Giacomo di Baresi, cartella ( = C.) 12097, atti 27/05/1752, 09/04/1753, 08/08/1753, 15/03/1754, 04/06/1754, 16/09/1754, 21/11/1754, 09/02/1755, 14/03/1755, 02/04/1755, 03/09/1755, 05/03/1756, 09/03/1756, 12/03/1756, 15/03/1756, 04/06/1756, 16/06/1756, 06/07/1756; C. 12098 atti 26/04/1757, 30/01/1759, 18/05/1759, 01/08/1760; C. 12100, atto 24/11/1764.

3- Giuseppe Pesenti: Le Rogge di Zogno, Ed. Archivio Storico S. Lorenzo, Zogno, 1997.

4- Registri parrocchiali di Baresi. Registro Battesimi n. 1, anni 1549 – 1765.

5- ASBG. FN. Panizzoli Francesco fu Giovan Battista di Zogno, C. 12396, atto 20/12/1727; C. 12397 atto 05/10/1733; C. 12398 atti 26/11/1737, 16/12/1737. Gavazzi Pietro fu Matteo di Poscante, C. 8547, atto 07/09/1731; C. 8550 atto 26/03/1749. Pellicioli Giovanni fu Agostino di Zogno, C. 8397 atti 21/02/1736, 29/02/1740, 16/03/1740, 13/05/1743.

6- ASBG. FN. Gavazzi Pietro fu Matteo, C. 8549, atto 21/10/1747. Panizzoli Francesco, C. 12400 atto 10/12/1750. Zambelli Barnaba fu Pietro di Endenna, C. 10289 atto 13/01/1773.

7 - ASBG. FN. Panizzoli Francesco, C. 12402 atto 28/06/1758. Maffeis Santo fu Francesco di Zogno, C. 8752, atto 03/09/1767. Marconi de Maffeis Flaminio fu Giovanni di Zogno, C. 9009, atto 15/04/1772.

8 - ASBG. FN. Maffeis Santo, C. 8752, atto 22/04/1763; C. 8754 atto 23/07/1779 (atto duplice). Bonetti Giacomo, C. 12100, atto 18/12/1766; C. 12101 atti 05/11/1772, 07/11/1772, 10/11/1772, 22/12/1772; C. 12102, atti 18/01/1773, 05/12/1775; C. 12103 atti 06/09/1776, 06/03/1778, 07/03/1778 (atto duplice); C. 12104 atto 12/04/1780, 03/03/1781; C. 12105 atto 31/05/1783; C. 12106 atti 01/09/1778, 31/08/1784. Bonetti Giuseppe fu Giovan Domenico di Zogno, C. 12155, atto 21/10/1780; C. 12156 atto 23/05/1800. Zambelli Barnaba, C. 10285 atto 13/06/1789. Zanchi Giuseppe Andrea fu Bortolo di Zogno, C. 9715, atto 21/02/1799.

9 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12155, atto 07/01/1779.

10 - ASBG. FN. Bonetti Giacomo, C. 12102, atto 27/01/1774; C. 12106 atto 12/12/1787. Bonetti Giuseppe, C. 12155, atti 29/01/1779, 21/08/1787; C. 12156 atti 18/05/1799, 25/11/1800. Oprandi Carlo Maria fu Nicola di San Pellegrino, C. 9901, atto 09/01/1798.

11 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12157, atto 05/10/1801.

12 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12156, atto 25/11/1795. Bonetti Bortolo Luigi fu Giovan Domenico di Zogno, C. 12855, atto 14/09/1816.

13 - Registri parrocchiali di Zogno. Matrimoni, anni 1638 – 1772; Battezzati/Nati, anni 1737 – 1787. ASBG. FN. Bonetti Giacomo, C. 12105 atto 31/05/1783; C. 12109, atto 31/12/1793. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12854, atto 19/12/1802. Bonetti Giuseppe, C. 12155, atto 12/11/1783. Pesenti Guarini Evaristo Domenico fu Giacomo di Sedrina, C. 9965, atto 19/09/1824.

14 - ASBG. FN. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12854, atto 19/12/1802. Bonetti Giuseppe, C. 12157, atto 12/09/1804.

15 - Giuseppe Pesenti: Per una vera storia del bandito Pacì Paciana, pag. 54 e ss.

16 - ASBG. FN. Zambelli Barnaba, C. 10288, atti 28/09/1801, 12/04/1802, 23/08/1802, 28/12/1802, 04/04/1803, 20/08/1803, 21/12/1803, 26/02/1804, 17/09/1804, 12/08/1805, 14/10/1805, 17/03/1806. Oprandi Carlo Maria fu Carlo Maria di Zogno, C. 10802, atto 02/01/1805. Pesenti Guarini Evaristo Domenico, C. 9960, atto 20/01/1810. Bortolo Belotti: Storia di Zogno e di alcune terre vicine, pag. 161 e ss., Ed. Orobiche, Bergamo 1942.

17 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12157, atto 12/11/1806; C. 12159, atti 15/04/1815, 04/10/1815, 09/02/1816, 31/07/1816; C. 12160 atti 23/08/1817, 31/12/1818, 31/12/1819, 08/01/1820; C. 12161 atti 12/11/1822, 08/01/1823. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12855, atti 09/10/1815, 03/02/1816; C. 12856 atti 31/03/1817, 02/05/1817, 30/07/1817, 13/11/1818, 25/02/1819, 29/04/1819, 24/07/1819, 08/04/1820, 21/03/1825, 31/03/1825, 30/05/1825, 03/06/1825, 09/10/1825, 13/01/1827, 11/12/1827, 13/12/1828. Gritti Marco Giovanni fu Giovanni di Somendenna, C. 9280, atti 18/02/1833, 21/02/1836, 22/08/1837, 30/12/1837, 25/02/1839.

18 - Come nota 15.

19 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12161, atti 12/07/1823, 17/11/1824.

20 - ASBG. FN. Oprandi Carlo Maria fu Carlo Maria, C. 10802, atti 06/04/1804, 13/10/1804. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12855, atto 10/08/1814; C. 12856 atti 24/11/1817, 07/11/1820. Gritti Marco Giovanni, C. 9279, atti 12/04/1817, 15/03/1828; C. 9280, atti 09/07/1831, 25/02/1839. Archivio di Stato di Milano. Fondo Cartografia Digitale, Mappe Arrotolate, Zogno 1812, foglio 2. Fondo Catasto, Registro 9363 (Zogno, sommarione completato nel 1812), mappali n. 1500, 1501, 1502.

21 - Giuseppe Pesenti – Franco Carminati: Una Strada Una Valle Una Storia, quattro secoli di viabilità in Valle Brembana e dintorni, Ed. Archivio Storico di S. Lorenzo, Zogno, 1988.

22 - ASBG. FN. Oprandi Carlo Maria fu Carlo Maria, C. 10802, atti 25/06/1803, 19/05/1807. Bonetti Giuseppe, C. 12157, atto 02/01/1805; C. 12158 atti 10/02/1814, 15/08/1814; C. 12159 atti 28/06/1815, 22/07/1815, 28/12/1815, 29/08/1816; C. 12160 atti 26/01/1817, 12/06/1817, 13/08/1817, 11/01/1818, 18/07/1820, 09/09/1820, 17/09/1820. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12856 atti 16/06/1817, 24/11/1817, 07/11/1820, 19/12/1827; C. 12857, atto 05/05/1811. Pesenti Guarini Evaristo Domenico, C. 9961, atto 13/06/1812.

23 - ASBG. FN. Gritti Marco Giovanni, C. 9280, atto 09/07/1831.

24 - ASBG. FN. Gritti Marco Giovanni, C. 9280, atto 09/07/1831. Registri parrocchiali di Zogno, Nati/Battezzati anni 1851–1860.

25 - Bortolo Belotti: “Ancora di un famoso bandito bergamasco” in rivista Bergomum, 1936, pag. 261.

26 - ASBG. FN. Bonetti Giacomo, C. 12097 atto 27/10/1753. Registri parrocchiali di Zogno. Battezzati/Nati, anni 1737 – 1787.

27 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12155, atti 07/01/1779, 10/12/1779, 25/05/1785. Oprandi Carlo Maria fu Nicola, C. 9900, atto 24/03/1789. Gavazzi Pietro fu Giovan Battista di Poscante, C. 9630, atto 16/04/1805.

28 - ASBG. FN. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12854, atti 08/01/1802, 10/03/1806; C. 12855, atto 21/11/1812; C. 12856 atti 31/03/1817, 17/12/1818, 30/06/1819, 06/11/1825.

29 - ASBG. FN. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12855, atti 19/06/1816, 02/11/1816.

30 - ASBG. FN. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12857, atto 14/04/1810. Don Giulio Gabanelli: La Parrocchia di Zogno nei secoli, Ed. Ferrari, Clusone (BG), pag. 50-51.

31 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12159, atto 27/04/1815; C. 12160 atti 26/01/1817, 30/12/1817, 28/07/1820; C. 12161 atti 10/08/1822, 09/02/1824, 03/08/1824. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12855 atti 04/12/1815, 23/06/1816, 07/08/1816; C. 12856 atti 30/03/1817, 11/02/1823, 21/01/1826, 21/03/1827, 15/09/1828, 03/01/1829, 17/01/1829. Zogno Notizie, feb. n. 1, 1993: Giuseppe Pesenti – Franco Carminati, Costruzione e sviluppo del cimitero di Zogno, pag. 18 e ss.

32 - ASBG. FN. Bonetti Giuseppe, C. 12157 atto 17/04/1805; C. 12160 atto 03/12/1818; C. 12161 atto 10/08/1822. Bonetti Bortolo Luigi, C. 12856 atti 03/10/1825, 19/06/1828.

33 - Bortolo Belotti: Storia di Zogno, pag. 187, 195, 249-250.

34 - ASBG. FN. Bonetti Giacomo, C. 12097 atti 09/03/1752, 12/05/1752; C. 12101 atto 07/06/1771; C. 12102 atto 05/12/1775; C. 12103 atto 19/01/1778; C. 12107 atto 23/11/1789; C. 12110 atto 23/01/1794; C. 12112 atto 04/03/1803. Bonriposi Silvio fu Pietro di Bergamo, C. 9493 atto 12/08/1771. Azzoni Alessandro fu Pietro Paolo di Bergamo, C. 9374 atto 02/12/1772. L’autore ringrazia vivamente le signore Silvana Cattaneo di Bordogna e Carla Gervasoni di Roncobello per alcune notizie tratte dagli archivi parrocchiali di Baresi.