Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15


Una commovente storia d'amore. (n. 14, 2016)  

       

Non di rado, mentre si cercano negli archivi storici documenti inerenti a un determinato tema, capita di imbattersi in storie di argomento diverso, a volte sconosciute, ma ugualmente interessanti perchè offrono uno spaccato di vita vissuta di tempi lontani come quella che qui si descriverà, meritevole di essere segnalata per la sua forte peculiarità.

In un giorno imprecisato del 1701 due giovani innamorati di Ascensione, località del comune di Costa Serina, cedono agli impulsi della passione stringendosi in un intenso amplesso amoroso. Alla notizia che da questa unione è stata concepita una creatura il giovane padre, impaurito per motivi psicologici che si possono intuire ma mai conoscere appieno, rifiuta di sposare la giovane e per questa sua decisione viene condannato a lasciare per molti anni il paese originario e a pagare una cospicua somma alla famiglia di lei. Dopo tanti anni di lontananza e di pensieri tormentosi, poco dopo essere ritornato al paese natio ancora celibe, nell’aprile del 1724 egli scrive una lettera riservata che fa giungere per mezzo di un sacerdote del luogo a quella che fu la sua innamorata, ora divenuta donna matura. Ecco l’originale [1] :

La Relegatione (allontanamento forzato) dalla Patria tanto tempo sofferta da me Bortolomeo Orsetti figlio del fu sig. Giovan Antonio nattivo della Costa di Serinalta teritorio di Bergamo non ha hauto forza di farmi dimenticare quei doveri et impegni che ho contratti con la sig.a Cattarina figlia del fu sig. Giacomo Persico del loco dell’Assensa (Ascensione) contrata del sudetto comune.
Ha sempre tenuto in tormento la mente et amareggiati di continuo i miei pensieri il delitto da me comesso distintamente riferito nella legittima sentenza condanatoria promulgata contro la mia Persona dalla Curia di Bergamo sotto il dì 6 Agosto dell’anno 1703.
Come però ho hauto corraggio sin hora di soffrire la sudetta relegatione così non posso più resistere a gli impulsi violenti della propria Conscienza che mi chiama a reintegrare, per quanto è possibile, la sacra fede da me violata e senza la quale confesso che non haverebbe la sudetta sig.a Cattarina condesceso alle mie compiacenze. - foto 1 -

Fidando però hora le mie intenzioni a persona religiosa spontaneamente risolvo per mano della medesima e col mezzo della presente scrittura significar alla sudetta sig.a Cattarina la confessione delle mie delinquenze nella fede violata et offrirmi alla medema presentandomi pronto all’adempimento dè miei doveri, col attuale celebratione del Matrimonio che sin dal principio delle qualificate reciproche promissioni non doveva ponto restare dilationato.
Tanto parimente resta per mio nome e con la presente scrittura significato alli signori Lorenzo, Antonio, Giovan Battista e Zuane Persici dignissimi et honorati fratelli della sudetta sig.a Cattarina a quali chiedo il perdono per quella cieca passione che ne gl’anni miei giovenili mi condusse a frastornar la quieta bella loro honorata famiglia e desidero di dare evidentissime prove del mio pentimento.
Spero dunque che dalla loro ben notta gentilezza veranno riceuti et agraditi li sentimenti di questa mia volontaria oblatione (offerta) come non dubito di riportare le gratiose risposte che promovirà in me stesso la quiete dell’animo e stabilischino maggiormente l’anticha amicitia e corrispondenza et unione delle nostre familie per il cui vincolo mi farrò sempre conoscer verso di loro qual mi protesto di esser osservantissimo.
sottoscritto    Bortolameo Orsetti

Dopo alcuni giorni Caterina risponde non in modo privato ma con un atto pubblico di procura con cui affida ad una persona di fiducia il compito di portare la risposta non solo a Bartolomeo ma anche ai rappresentanti della Giustizia di Bergamo che lo avevano condannato nel lontano 1703 affinchè il suo pensiero sia noto a tutti coloro che erano stati più o meno direttamente coinvolti nel percorso processuale. Ecco l’originale di questo scritto piuttosto importante poiché anticipa qualche aspetto del carattere abbastanza deciso di Caterina, tipico di chi sa ciò che vuole [2].   

Nel nome di Cristo. Così sia. Anno 1724, indizione seconda.
In verità nel giorno 28 del mese di aprile.
Presentemente e personalmente constituita avanti me nodaro la signora Caterina figlia del fu signor Giacomo Persico dalla Costa d’età oltra maggiore spontaneamente volontariamente et in ogni altro miglior modo ha eletto et deputato, elegge et deputa in suo Procuratore, noncio e comesso et ciò che meglio si può, il signor Camillo Borella a poter a suo nome presentare nel Maleficio di Bergamo sive in qualunque altro luogho che fosse necessario coppia dell’occlusa (acclusa) carta da essa affermata (firmata) con segno di croce e corroborata da due testimoni, e poscia consegnata a me nodaro da tenerla unita al presente atto di procura, qual carta come che contiene il suo pienissimo sentimento confermato poscia anco dalli signori di lei fratelli, de quali sarà pure incombenza farne la produtione unitamente con deto sig. Borella, serve in rissoluta risposta della scrittura del sig. Bortolo Orsetti figlio del fu sig. Antonio presentata per mano del sig. Cristoforo Orsetti di lui fratello sotto li 12 cadente (12 di aprile che sta finendo) nel Maleficio di Bergamo fatta poi pervenire in mano della detta signora Caterina e di detti suoi fratelli e coppia anco di questa resta pur consegnata a me nodaro per tenerla strettamente unita al presente instromento, e siccome protesta esserli essa scrittura Orsetti statta letta e riletta et anco benissimamente spiegato il tenore e forza della medesima avanti (in precedenza) et anco nell’atto di stipulatione del presente, così esser la risposta estesa di sua assoluta volontà: promettendo che la produtione che farà esso signor Borella suo procuratore l’haverà sempre per ferma rata et grata in tutto e per tutto come se in persona ella intervenisse et (ciò) siy sotto obligatione et pena per me pure notario.
Steso nello studio del signor Camillo Borella posto entro la casa dominicale della contrata delli Zubioni comune di Bracca Valle Brembana Superiore Distretto di Bergamo. Presenti per testimoni il sig. Paolo Borella fu sig. Paolo, il sig. Nicolò Personeni agente del sudetto sig. Camillo Borella, il sig. Gerolamo Mutoni fu Lazzaro et il sig. Salvo fu Gerolamo Cortinovis detto Trafegante tutti presenti noti et asserenti.
Io Tomaso figlio del fu sig. Giacomo de Donadonis V.a. A.e Notario Publico Bergomense per le predette cose sono stato richiesto e per fede mi sono sottoscritto”.

La “carta” allegata in originale a questa procura che rappresenta la risposta di Caterina è la seguente [3]:  

Era ben dovuta (nota) al sig. Bortolomeo Orsetti figlio del fu Giovan Antonio la cognitione dè suoi doveri et impegni per la trasgressione dè quali ha dovuto soggiacere alla pena prescritta dalla sentenza della Curia Prettoria di Bergamo e soportare la luonga relegatione dalla Patria, non v’era bisogno che confessasse hora espressamente la fede sacra delli sponsali contratti con la signora Cattarina figlia del fu Giacomo Persico violata da esso senza timore della grave offesa fatta a Dio e senza riguardo all’innocente credulità d’una vergine, dal processo criminale formato contro di esso, dalla speditione seguita con la di lui contumacia e dal tenore della sentenza si rese nota abastanza la di lui reità, per cui hora stimolato dal rimorso della propria conscienza offerisce spontaneamente la celebratione del Matrimonio. - foto 2 -

Eccitata però dalla di lui privata scrittura presentatagli da mano religiosa e registrata in Maleficio di Bergamo li 12 aprile cadente si risolve essa signora Cattarina di contraporre li presenti suoi sentimenti, e sono che ella accetta ben sì la spontanea confessione del sudetto signor Bortolomeo Orsetti con la quale dichiara d’haver mancato alla dovuta fede e che con la sola fiducia (promessa fatta) de sacri sponsali sia arrivato al disegno di godere le sensuali sue compiacenze, non può però essa ne vole condescendere o acconsentire all’attuale celebratione del Matrimonio che gli viene offerito, col riflesso che havendo sin dal principio donata a Dio l’ingiuria, ha consumati ancora gli anni più fervidi in una continua honestà dè costumi ben noti a tutta la Patria né quali ha saputo egualmente educare col santo timor di Dio la propria figlia, e figlia istessamente naturale del detto signor Bortolomeo già collocata in matrimonio.    
Desiderando però essa signora Cattarina di continuar a godere quella pace e quiete che prova nel solo governo di casa sua, rinoncia volontieri a gl’inviti e si protesta pienamente sodisfatta della sola offerta del Matrimonio in ricompensa di quanto ha dovuto sin hora ingiustamente soffrire. Procurerà essa di piacere più a Dio sotto la lege della continenza che con quella del Matrimonio e sperarà di poter molto più meritare il perdono della sua incauta condescendenza a quella fede humana che la ridusse ad un sì strabochevole inciampo (esagerato imprevisto di vita).
Tanto resta significato al sudetto signor Bortolameo in risposta delli sentimenti espressi nella di lui privata scrittura e tutto gli viene pur confermato dalli signori Lorenzo, Antonio, Giovan Battista e Zuane Persici fratelli della sudetta signora Cattarina, li quali come hanno donata a Dio ogni ingiuria, così protestano di voler sempre vivere cola buona amicitia, corispondenza et unione d’esso signor Bortolameo e d’ogni uno della di lui degnissima famiglia a cui saranno sempre osservantissimi come si protestano col sottoscriversi.
+ Croce fatta dalla signora Cattarina Persico per non saper scrivere cola quale afferma quanto di sopra pregando me Nicolò Personeni scriver a suo nome e son testimonio.
Io Gerolamo Mutoni fui presente per testimonio a detta croce fatta da detta signora Cattarina per conferma del sopra espresso”.

Alcune osservazioni e note biografiche 

Nonostante approfondite ricerche non si sono trovati gli atti processuali che avrebbero potuto descrivere in modo più dettagliato il corso di questa vicenda. Dai documenti sopra illustrati appare comunque chiara la sua essenza che si configura come un atto di seduzione e di abbandono di Caterina da parte di Bartolomeo. C’è da sottolineare comunque che il rapporto intimo tra i due giovani non deve essere avvenuto solo come un fatto privato tra di loro, occasionale e all’insaputa di tutti, ma come un atto accaduto quando era già nota, se non in modo formale almeno come fatto risaputo in paese, la relazione amorosa tra i due, diversamente sarebbe stato assai difficile anche per la Giustizia laica di quel tempo condannare il giovane tanto più in modo così severo. Lo stesso Bartolomeo in effetti nella lettera iniziale con cui chiede perdono a Caterina e si offre di sposarla, dopo molto tempo, parla espressamente di “sacra fede da me violata” in altre parole si deve concludere che i due giovani erano nella condizione di promessi sposi. Se ne ha una prova indiretta anche in un documento conservato negli archivi della Curia Vescovile in cui il padre di Caterina, Giacomo Persico, il 17 novembre 1702 scrive una lettera al “Vicario Generale Episcopale di Bergamo” con cui supplica il vescovo, nell’estremo tentativo di salvare l’onorabilità della figlia e della famiglia, di costringere il parroco di Costa Serina a impedire che Bartolomeo sposi qualunque altra ragazza all’infuori di Caterina in quanto si erano diffuse voci in paese secondo cui Bartolomeo aveva lasciato Caterina perché impegnato con un’altra ragazza [4]. Le cose però non stavano così e in seguito non andarono nemmeno secondo quanto si auspicava questo padre assai preoccupato. - foto 3

Di certo l’abbandono di Caterina da parte di Bartolomeo, rimasta incinta, deve essere stato traumatico in quanto una ragazza madre in quei tempi era considerata una peccatrice e messa all’indice dalla comunità in cui viveva. Per lei, non più vergine, erano praticamente nulle le possibilità di sposarsi con un altro uomo e il neonato, frutto del peccato, veniva spesso affidato a qualche ente caritatevole essendo percepito socialmente come un “diverso” e quindi discriminato con opportunità quasi nulle di avere una vita futura dignitosa. Lo stesso valeva anche per la ragazza madre specie se era costretta a mantenere il figlio da sola in condizioni economiche precarie. Vi è da notare che questa mentalità si è conservata inalterata nel tempo sino agli anni “70” del secolo scorso quando grazie a un numero sempre maggiore di donne con un lavoro e stipendio proprio si è sviluppato il fenomeno del femminismo che ha portato a una grande consapevolezza dei diritti delle donne e alla conseguente definizione di nuove leggi quali quella sul divorzio, sul nuovo diritto di famiglia con la cancellazione della patria potestà del marito sulla moglie, sull’aborto, sulla possibilità di attribuire al figlio il cognome della madre e altre.
Fortunatamente nel nostro caso la sorte ha riservato a Caterina, dopo lo “strabochevole inciampo” cioè lo stravolgimento di vita imprevisto e inconsapevole legato all’essere rimasta incinta, all’aver partorito una creatura e al suo mantenimento, condizioni di vita che si possono definire abbastanza accettabili per quei tempi e ciò grazie al suo forte carattere, alla sua grande tenacia e consapevolezza di sé nell’affrontare i problemi che, come si vedrà, permettono di considerarla una femminista con tre secoli di anticipo e infine grazie anche al contesto famigliare abbastanza favorevole. - foto 4 -

Bisogna sapere infatti che quando Caterina partorì una bimba, cui fu dato il nome di Giovanna Caterina, era ancora minorenne e viveva con la matrigna essendo rimasta orfana della sua vera madre, Angela Piccoli de Gottardi, in età adolescenziale [5]. Non appena divenuta maggiorenne nel 1704, dopo la condanna definitiva di Bartolomeo da parte della Giustizia il 6 agosto 1703, Caterina acconsentì a dare una procura con ampie facoltà al padre Giacomo affinchè egli potesse recuperare come parziale compenso dei danni morali e psicologici subiti una congrua somma in denari oppure una parte di beni stabili o mobili, tra cui era previsto anche del bestiame, non solo dal padre di Bartolomeo, Giovan Antonio Orsetti, ma anche dallo stesso Bartolomeo [6]. In questa lite giuridica Giacomo Persico dimostrò di sapersi destreggiare con abilità in quanto riuscì ad ottenere dal padre di Bartolomeo un congruo vitalizio per tutta la vita alla nipotina sino a quando si sarebbe sposata e inoltre la somma di 200 ducati da lire 6 e soldi 4 ciascuno come sua futura dote da Bartolomeo il quale, essendo lontano da Costa Serina, li affidò a suo fratello Cristoforo Orsetti, rimasto in paese, che a sua volta li depositò nelle mani del signor Camillo Borella l’uomo di fiducia già conosciuto di Caterina. Caterina in seguito si diede molto da fare affinchè la figlia, giunta in età da marito, potesse sposarsi nel 1723 in modo regolare e sereno secondo i riti di “Santa Romana Chiesa e Sacro Conciglio di Trento” e pretendendo per lei un contratto matrimoniale civile tradizionale in cui Caterina dichiarava senza vergogna, anzi con un certo orgoglio, che sua figlia era anche figlia naturale di Bartolomeo Orsetti e che la sua dote era costituita non solo dai 200 ducati in moneta offerti da Bartolomeo stesso ma anche da altri 150 ducati circa in abiti, coperte, tessuti e alcuni gioielli ottenuti da alcuni suoi fratelli abitanti in Venezia come parte dell’eredità paterna e materna a lei spettante [7]. Il futuro marito della figlia di Caterina era un giovane pure di Costa Serina di nome Lorenzo Cortinovis di Francesco che come controdote offrì altri 40 ducati da lire 6 e soldi 4 ciascuno portando il patrimonio complessivo di questa ragazza a circa 2300 lire, una dote molto superiore alla media per quel periodo. In questo modo Caterina si prendeva una rivincita dalla vita garantendo a sua figlia naturale, anche se rimasta illegittima, tutto ciò che a lei era stato negato a causa del tradimento del suo affetto e della sua fiducia che l’aveva costretta per la grande delusione, per il conseguente forte dolore ed anche per un fatto di orgoglio, a non sposarsi più rinunciando alle gioie del matrimonio e a vivere per sempre una sorta di nubilato come espiazione del suo errore e peccato.
In questa vicenda ovviamente ha giocato un ruolo importante anche la famiglia di Caterina. Suo padre, Giacomo, da numerosi documenti [8] risulta essere un contadino abbastanza possidente con una grande casa nella contrada Cantone, a circa 200 metri di distanza a sud-ovest dell’antica chiesa parrocchiale di Ascensione, e con altri terreni ed alcune stalle in altre contrade di Costa Serina. Inoltre egli risulta aver assunto più volte in anni non consecutivi la carica di sindaco del comune, aver prestato soldi ad altri privati, aver chiesto soldi in prestito a varie congregazioni religiose per acquistare immobili e migliorarli, aver fatto da garante per il compratore in vari atti di compravendita di immobili, essere stato procuratore personale in varie questioni tra privati ed essere stato anche procuratore e rappresentante pubblico in una lite tra il comune di Costa Serina e la comunità non lontana di Selvino. La sua prima moglie inoltre gli aveva portato in dote nel 1675 circa la cospicua somma di 600 scudi da lire 7 ciascuno che gli aveva permesso di acquistare parte della proprietà di un posto di lavorante alla dogana di mare di Genova insieme al figlio maggiore Lorenzo. Si trattava insomma di una famiglia con un tenore di vita più che decoroso che ha contribuito di certo a mitigare le sofferenze e le amarezze di una figlia sfortunata.  - foto 5 -

Per quanto riguarda Bartolomeo Orsetti, da poco maggiorenne al momento del “fattaccio”, si deve osservare che la lettera con cui egli chiede perdono a Caterina e le offre di sposarla è scritta di suo pugno in un italiano forbito e alquanto colto il che sta a indicare che Bartolomeo, a differenza di Caterina, aveva ricevuto una discreta istruzione. In effetti egli apparteneva, come risulta da molti atti notarili [9], ad una famiglia che si può definire benestante e quasi ricca, forse la più influente del paese, in quanto il padre, Giovan Antonio Orsetti, possedeva una grande casa di residenza nella contrada Ruspino, a circa 200 metri di distanza a nord-est dell’antica chiesa parrocchiale di Ascensione, una casa e terreni in contrada Pradazzo, un’altra piccola casa in contrada Piazza e poi un’altra grande casa in contrada Cantone, non lontana dall’abitazione di Giacomo Persico. Quest’ultima casa era stata ereditata da parte di Giovan Antonio da suo fratello Giovan Pietro morto da poco tempo negli anni di questa vicenda. Giovan Pietro lavorava come collaboratore del dottor Salvatore Orsetti fu Cristoforo, suo cugino, cittadino di Venezia e ivi residente del quale si dice senza altre precisazioni che operava come notaio e forse come magistrato “al Palazzo” che dovrebbe significare il Palazzo Ducale di Venezia. Giovan Antonio risulta poi proprietario di molte terre in varie contrade di Costa Serina e di alcune terre poste nei paesi di pianura di Brusaporto e Bagnatica pure ereditate dal fratello Giovan Pietro e derivate dalle attività commerciali di quest’ultimo.
Anche Giovan Antonio Orsetti come Giacomo Persico risulta più volte aver prestato soldi a privati o richiesto prestiti a congregazioni religiose per acquistare o migliorare immobili o aver fatto da garante in compravendite di immobili per il compratore o aver fatto da procuratore per alcuni privati. In particolare nel 1706 come uno dei rappresentanti, insieme a vari Gherardi, degli interessi dell’antica parrocchia di Ascensione nomina come procuratore l’illustrissimo dottor Salvatore Orsetti di Venezia, già indicato, per recuperare dalla città di Vicenza vari crediti spettanti alla comunità di Ascensione.
E’ fuori di dubbio che le due famiglie Persico e Orsetti si conoscevano bene, data la poca distanza tra le loro abitazioni, e che, viste le loro numerose attività collaterali a quelle agricole, quasi di certo erano rivali in campo economico e che il loro “status” sociale ha favorito la soluzione, almeno per gli aspetti materiali, del grave problema creato per incoscienza dai due loro giovani rappresentanti. Vi è poi da dire che gli Orsetti avevano un elemento di rispettabilità, o se si vuole di immagine, in più da difendere in quanto la famiglia di Giovan Antonio Orsetti in realtà era un ramo distaccatosi dall’antica famiglia Gherardi di Ascensione. Il padre di Giovan Antonio che si chiamava come il nipote, Bartolomeo, il 22 aprile 1641 [10] appare in effetti come uno dei tre sindaci della chiesa parrocchiale di Ascensione che, operando a nome di tutte le famiglie Gherardi e Cortinovis discendenti dagli antichi fondatori della chiesa di origini gentilizie di Ascensione, dichiarano di accettare come nuovo parroco di tale chiesa il prete Agostino Palmario di Arbenza del territorio di Genova con un salario di 50 scudi da lire 7 all’anno da ricavarsi attraverso gli interessi di un legato o livello di una famiglia Gherardi fu Giovan Antonio da riscuotersi in Venezia. Ebbene il nostro sindaco, nonno del nostro Bartolomeo, è definito come “Bortolo Gherardi detto di Orsetti”. - foto 6 -

A questa linea famigliare, tre generazioni precedenti però, vi è da dire infine che apparteneva anche il frate Lorenzo Orsetti de Gherardi nato attorno al 1485 nella contrada Ruspino di Ascensione [11]. Entrato nell’ordine dei Domenicani si distinse come predicatore di grande talento oratorio in tutta Italia. Fu autore anche di vari trattatelli a carattere religioso. Fece importanti donativi alla chiesa antica di Ascensione contribuendo ad arricchirne il patrimonio. Promosse l’erezione di Monti dell’Abbondanza a favore dei poveri a Bergamo e a Ferrara. Nel 1537 frate Lorenzo divenne priore del convento di S. Domenico di Castello in Venezia. Il papa Paolo III lo volle premiare nominandolo nel 1548 vescovo ausiliario di Bologna mentre il papa Giulio III lo nominò nel 1550 vescovo di Modrusch in Croazia, una località poco lontana dalla città istriana di Fiume e sede di una diocesi il cui territorio si estendeva per circa 70 chilometri a sud-est di Fiume nell’antica Dalmazia. Il vescovo Lorenzo Orsetti morì attorno al 1560. Già da un po’ di tempo a Ruspino di Ascensione è stata intitolata al suo nome la via principale della contrada.    

 

BIBLIOGRAFIA  

1. Archivio di Stato di Bergamo (= ASBG). Fondo Notarile (= F.N.): notaio Donadoni Tommaso fu Giacomo di Grumello de Zanchi (Zogno), cartella (= C.) 11146, atto del 28/04/1724.
2. Vedi nota 1.
3. Vedi nota 1.
4. Archivio Storico Diocesano di Bergamo (= ASDBg). Fondo Tribunale Ecclesiastico, serie Acta Civilia, anno 1702.
5. ASBG. F.N.: notaio Cossali Giacomo fu Bortolo di Parre – Bergamo, C. 7867, atto del 24/05/1703.
6. ASBG. F.N.: notaio Serafini Giuseppe fu Matteo di Bracca, C. 6028, atti dei giorni 19/02/1704, 03/03/1704.
7. ASBG. F.N.: notaio Donadoni Tommaso fu Giacomo di Grumello de Zanchi (Zogno), C. 11146, atto duplice del 24/11/1723.
8. ASBG. F.N.: notaio Carrara Gerolamo fu Francesco di Serina, C. 7393, atti dei giorni 10/08/1697, 02/11/1699; C. 7394 atto del 26/06/1702. Notaio Cossali Giacomo fu Bortolo di Parre – Bergamo, C. 7867, atti dei giorni 24/11/1701, 06/12/1701, 24/05/1703. Notaio Serafini Giuseppe fu Matteo di Bracca, C. 6028, atti dei giorni 04/05/1699, 16/06/1703, 21/02/1704, 22/09/1705. Notaio Adami Giovan Giacomo fu Giovanni di Rigosa, C. 7322, atto del 24/07/1697. Notaio Gritti Francesco fu Paolo di Somendenna, C. 6084, atto del 22/05/1703.
Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici comunali di Bergamo. Manoscritti, Archivi e Fondi Antichi, Archivio Storico dei Rettori di Bergamo, Cancelleria Pretoria, cartella 422, atti dei giorni 07/01/1702, 10/01/1702.
9. ASBG. F.N.: notaio Adami Giovan Giacomo fu Giovanni di Rigosa, C. 7322, atti dei giorni 07/05/1697, 02/03/1698, 18/12/1701; C. 7323, atti dei giorni 07/09/1703, 22/11/1706 (atto duplice), 05/03/1710. Notaio Carrara Gerolamo fu Francesco di Serina, C. 7393, atti dei giorni 19/07/1698, 18/09/1698 (atto duplice), 02/01/1699, 30/07/1699, 26/10/1699; C. 7394, atti dei giorni 09/05/1701, 15/11/1701, 17/12/1701, 18/02/1702, 05/06/1703, 06/10/1704, 21/10/1704, 11/09/1706, 04/04/1707. Notaio Serafini Giuseppe fu Matteo di Bracca, C. 6028 atto del 30/09/1706.
Biblioteca Civica Angelo Mai e Archivi storici comunali di Bergamo. Manoscritti, Archivi e Fondi Antichi, Uffici Giudiziari, Vicario Pretorio, cartella 905, atto del 20/01/1704.
10. ASDBg. Fondo Curia Vescovile. Fascicoli Parrocchiali, Costa Serina, cartella Atti Antichi di controversie, 1488, dal 1600 in poi. Documenti importanti e vari.
11. Giovanni Maironi da Ponte: Dizionario Odeporico o sia Storico, Politico, Naturale della Provincia Bergamasca, Stamperia Mazzoleni 1819; vol. I, pag. 34, 35.  
Donato Calvi: Effemeride Sagro Profana di quanto di memorabile sia successo in Bergamo, sua Diocese et Territorio, Milano 1676-1677; vol. I pag. 305, vol. II pag. 4, 272, 405, vol. III pag. 220, 279.
Emilio Brozzoni, Giuseppe Sala, Giulio Gabanelli, Ezio Bolis: I cinquecento anni della chiesa antica di Ascensione, Ed. Ferrari, Clusone, 2001.