Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

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Due interessanti scoperte su due chiese brembane (n. 13, 2015)

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Già da qualche tempo chi scrive è a conoscenza di due notizie storiche riguardanti rispettivamente la chiesa parrocchiale di Mezzoldo e la chiesa di Sentino e Capatelli, contrade del comune di San Giovanni Bianco, che per il loro contenuto assai particolare è sembrato interessante segnalare in questa sede. La prima è di natura archivistica e si riferisce alla realizzazione dell’altare laterale e dell’ancona relativa della cappella dedicata alla Madonna del Rosario nella chiesa di Mezzoldo, la seconda, di natura per così dire archeologica, si riferisce invece alle origini primitive della chiesa sangiovannese indicata.

Per quanto riguarda la prima si deve dire che l’argomento è già stato trattato nel volume che descrive la storia del paese e della chiesa di Mezzoldo (1) citando come realizzatori in modo generico per tutte le ancone presenti in quella chiesa certi Bernardino Ruggeri, Battista Zanchi e Antonio Ruggeri, tutti tagliapietra, che a volte vengono indicati come originari di Stabello, a volte di Piazza de Monaci, a volte di Poscante, a volte di Piazza Martina e a volte di Grumello de Zanchi. In particolare per l’ancona dell’altare della Madonna del Rosario si aggiunge che il realizzatore tra il 1705 e il 1706 fu il mastro Sebastiano Damiani (2). Per inciso si ricorda che con il termine “ancona” si indica in genere una imponente cornice, in antico di legno, che nel corso del 1600 cominciò ad essere costituita da pietre con colonne e fregi in marmi più o meno pregiati circondanti un grande dipinto ritenuto di valore per motivi devozionali e artistici posto sopra un altare.  - foto 1 -

Le precedenti notizie, che derivano da un elenco di spese che la parrocchia di Mezzoldo dovette sostenere e registrare per un tempo assai lungo durante la realizzazione di tali opere, per cui è ragionevole supporre in modo non sempre rigoroso e ordinato, appaiono abbastanza frammentarie, dispersive e in parte contraddittorie. Se si pensa poi che non di rado i tagliapietre che lavoravano anche lontano dal proprio paese di origine erano soliti nominare dei procuratori o rappresentanti per recuperare i crediti che a loro spettavano per i lavori compiuti e se si pensa che nel periodo considerato ci sono almeno 6 o 7 omonimi di questi signori nei territori di Zogno, Poscante, Grumello de Zanchi, Endenna, Piazza de Monaci e Stabello, è lecito avere qualche dubbio sulla corretta identità degli autori dell’opera in oggetto. Il documento che tra poco si illustrerà rappresenta invece l’esatto contratto commerciale, economico e, per così dire, artistico con cui i responsabili del Comune di Mezzoldo incaricarono due tagliapietra di Piazza de Monaci, contrada di Zogno, per realizzare l’ancona in oggetto. Ecco l’originale (3).

Lode a Dio, Adì 18 marzo 1703, in Zogno.  - foto 2 -
Con la presente si dichiara e vogliono le parti infrascritte che habba forza e vigore come se fusse publico e giurato instromento, si come li signori Battista fu Francesco Zanchi et Lazzaro Ruggeri fu Antonio battipietra della Piazza de Monaci sobligano (si obligano) di far finite pietre quante siano sufficienti per construere un altare di marmore negro (marmo nero) che devono servire per la Comunità di Mezoldo (Mezzoldo) giusto il disegno concordato con li signori deputati di detto Comune : così accetante, il signor Carlo figliolo del signor Giovan Battista Magnati deputato, et ciò con li patti e modi infrascritti senza veruna oppositione sotto obligo et pena e nel disegno (che) resta in mano di detti maestri a fine sij eseguito e affermato (sottoscritto).    
Che detti maestri sijno obligati far detta oppera da qui e nel termine di due anni per patto e sotto obligo.
Che le pietre siano fatte in buona e laudabile forma fedelmente di altezza quarte tredeci (1 quarta = 27 cm. circa, in totale 3,51 metri), largezza quarte nove e mezza (in totale 2,56 metri circa) et giusto il quadro che s’attrova di presente della B.V. del Rosario così che sijno fatte, che capischino bene (le pietre comprendano bene il dipinto) et entrino a capire lodevolmente da fedeli maestri per patto. 
Che tali pietre sijno poste et portate da detti maestri qui in Zogno di quando in quando saranno fabricate per patto. 
Dichiarando che siano obligati farli due scalini se vi porano entrare (se potranno starci) sul altare, et non entrandovi, sijno obligati farne solo uno per patto. Et ciò hanno dichiarato perchè il disegno ne fa due (ne mostra due)
Che possano adoprare le due colonne (che) s’attrovano sul Sacrato di detta Veneranda Chiesa di Mezoldo di marmore rosso (marmo rosso) per poner in essa fabrica per patto et se per caso si rompessero nel far tal lavoriero siano obligati acomodarle per ponerle in opera per patto.
Per loro mercede hanno concordato et stabilito mercato di darli lire mille duecento per dette pietre et di più che detti maestri sijno obligati andar a ponerle in opera con corisponderli solo lire vintiquattro di più (ulteriori) per le spese cibarie et al incontro (viceversa) detti signori deputati sobligano darli due maestri muratori, a far tal fabrica, ogni qual volta dette pietre saranno da poner in opera per patto. 
E datto il caso l’altare fusse da tirar indietro sij fatto da detti signori deputati per patto, et essi maestri sijano obligati sempre a far l’oppera del altezza e largezza patuita come era fatta per patto.    
Il pagamento resta concordato in questo modo ciouè lire quattrocento termine giorni quindici (entro 15 giorni dal presente atto), altre lire quattrocento tempo un anno a venire et le altre lire quattrocento subbito fatta et stabilita l’opera ad una con (insieme con) dette lire vintiquattro per patto anchorchè fusse fatta più presto del termine per patto.   - foto 3 -
Obligandosi le parti sudette di atendersi et mantenersi le cose sudette sotto obligo et pena et per fede della verità affermarano alla presenza (firmeranno) dovendo esser fatto tal altare isolato, tutto intiero et la colonna intiera giusto (come) l’altare maggiore per patto et per fede. 
Io Giovan Battista Zanchi afermo et prometo quanto di sopra. 
Io Batista Rogeri a fermo e prometo a nome di mio padre qui presente quanto di sopra.
Io Carlo Magnati afermo et prometo a nome di mio padre deputato.
Io Antonio Gandi fui presente e tistimonio.
Io Gioseppo Saltarello fui presente per testimonio.
Io Lelio Panizolo nodaro ho fatto la presente così pregato dalle sudette parti e son testimonio”.

Da questo documento appare evidente che i due “battipietra” Battista Zanchi e Lazzaro Ruggeri furono coloro che intagliarono i marmi che costituiscono l’ancona e l’altare di questa cappella mentre furono altri due semplici muratori, pagati a parte dai rappresentanti del comune di Mezzoldo, che ebbero il compito di installare l’ancona sopra l’altare e di fissare il tutto alla parete del muro della chiesa con l’avvertenza di staccare un poco dal muro l’altare stesso, se necessario, e di realizzare almeno un gradino di pietra dei due previsti nel progetto per accedere all’altare stesso. Il ricorso a un solo gradino è la soluzione che fu poi adottata e che si è conservata immutata sino ad oggi. Dei due muratori ingaggiati a parte uno fu il mastro Sebastiano Damiani fu Giuseppe di Zogno che ebbe al suo servizio vari operai e che ebbe tra l’altro l’incarico di ingrandire la villa del nobile Evaristo Marconi de Maffeis, cittadino di Bergamo ma originario di Zogno, alla località Crocette di Mozzo (4). 

E’ rimarchevole anche il fatto che nel documento si precisa di dover utilizzare due colonne di marmo rosso già presenti sul sagrato della parrocchiale e che furono effettivamente utilizzate. E’ da sottolineare però la caratteristica che, mentre il marmo nero è reperibile in valle, il marmo rosso di cui sono costituite queste colonne è del tipo detto “macchia vecchia” oggi non presente in nessuna delle valli bergamasche per cui si deve pensare che le relative cave o esistevano nel nostro territorio in tempi antichi e sono andate esaurite o, assai più probabilmente, si trovavano in un territorio esterno a quello bergamasco. Tra l’altro si deve osservare che queste due colonne sono dello stesso marmo di quelle dell’ancona dell’altare maggiore. E’ abbastanza importante anche sottolineare che durante l’installazione di quest’opera nella chiesa i due “battipietra”, come assistenti, dovettero più volte coprire la distanza da Piazza de Monaci a Mezzoldo di ben 33 chilometri, tratto non percorribile a piedi in un solo giorno specie se con qualche carico sulle spalle. Insieme al contratto illustrato ciò conferma quanto fossero vivaci gli scambi economici e culturali esistenti tra due paesi della Valle Brembana non propriamente vicini.    
Nel documento in esame Battista Zanchi si firma come Giovan Battista mentre Lazzaro Ruggeri, che quasi di certo non sapeva scrivere, fa firmare il figlio Battista. Essi compaiono insieme ad altri due colleghi, Antonio Ruggeri di Bartolomeo e Giacomo Damiani fu Santo “tagliapietre tutti habitanti nella presente Valle Brembana Inferiore”, anche in un atto del 1697 per nominare come loro procuratore e difensore “l’illustrissimo et eccelentissimo Giuseppe Terzi Nunzio di questo spettabile Teritorio Bergamasco nell’inclita città dominante di Venezia” con lo scopo di difendere davanti a qualunque ufficio giudiziario di ogni città del dominio veneto i loro diritti e interessi in una lite non meglio specificata che avevano in corso “a causa delle minere (cave) sive pietre di qual si sia nattura et le pretensioni di qual si voglia sorte (tipo) che contro detti maestri tagliapietre et per quelli aggravij che vien preteso di far li medemi sogiacere...” (5).

La seconda scoperta si riferisce al ritrovamento nella chiesa di Sentino e Capatelli, durante lavori di rifacimento della pavimentazione effettuati nel 2001 sotto la direzione della Soprintendenza, di un mattone recante inciso il numero 1248. Esso fu trovato materialmente dall’impresa del sig. Gianni Carminati di San Giovanni Bianco. Tale mattone si trovava nel muro laterale di destra rispetto alla facciata, abbastanza vicino al pavimento in un interstizio o vuoto, prima dei lavori invisibile, compreso tra la superficie interna del muro della chiesa e lo spessore del muro stesso. Il mattone era unico e isolato, disposto in piedi come se fosse una lapide, poggiante cioè lungo un lato stretto e non lungo il lato più largo, quindi in modo non adatto a fare da sostegno ad una eventuale parte di muro soprastante che del resto non c’era. - foto 4 -

Appena scoperto, subito alcuni pensarono che il numero inciso indicasse una data, altri che indicasse il numero progressivo dei mattoni utilizzati anticamente nella costruzione della chiesa. Questa seconda ipotesi si può scartare facilmente in quanto quella chiesa è costituita solo da pietre stratificate negli angoli portanti, squadrate quasi in modo naturale, e da ciottoloni rotondeggianti e piatti nel corpo dei muri presenti in abbondanza nei dintorni. Incidere inoltre un numero su ogni mattone utilizzato appare poco plausibile essendo un lavoro faticoso, costoso e inutile. Forse è più plausibile pensare che i mattoni venissero numerati attraverso un multiplo di 100, 200 o 500 ma in tal caso il numero inciso sarebbe stato una cifra tonda. Per sostenere in modo più convincente che questo numero rappresenta invece una data può essere utile fare una piccola digressione.   - foto 5 -

Durante lavori di ristrutturazione al Mulino del Capo a Zogno in via Locatelli, avvenuti tra il 1987 e il 1988, nel muro centrale di sostegno che divideva in parti uguali sia la parte semi-interrata, dove ancora oggi si trovano i mulini, sia l’appartamento soprastante del mugnaio, il sig. Domenico Fustinoni detto Nino, fu trovato pure un mattone circondato solo da pietre, disposto in piedi come quello della chiesa di Sentino e recante inciso il numero 1674. Questo mattone oggi è esposto al museo di S. Lorenzo di Zogno mentre il muro di provenienza è stato sostituito da travi e solette in cemento armato. A distanza di 10 anni circa da questo ritrovamento, che aveva dato origine a due correnti di pensiero circa il suo significato come per il caso della chiesa di Sentino, chi scrive, durante una ricerca storica sulle antiche rogge di Zogno, scoprì da documenti archivistici che il Mulino del Capo era stato costruito proprio nel 1674 (6). Sembrerebbe logico a questo punto trarre la stessa conclusione anche per il mattone della chiesa di Sentino. Ma le cose non stanno esattamente nello stesso modo.  - foto 6 -

Ad una attenta osservazione infatti mentre è evidente che il numero 1674, grazie al profilo nitido e lineare dell’incisione, fu inciso con una punta, forse un chiodo, nel mattone prima della cottura quando era umido e molle e quindi l’incisione fu fatta nel momento in cui fu formato il mattone, il numero 1248 (confronta le foto 5 e 6) presenta un’incisione dal profilo scheggiato e irregolare perché fu scolpito nel vero senso della parola quando il mattone era già cotto e indurito, a freddo, cioè in tempi successivi. Inoltre la forma dei caratteri arabi che compongono il numero 1248 non appare coerente col periodo temporale indicato per vari motivi. Innanzitutto perché allo stato attuale delle conoscenze non sono note in tutta la Lombardia date scritte in caratteri arabi prima del 1400 ma solo in caratteri latini. Secondariamente perché durante il corso del 1400 e per un tempo abbastanza lungo successivo la cifra araba “1” era quasi sempre sormontata da un punto in modo da farla sembrare la lettera “i” mentre la cifra araba “2” era scritta in modo da sembrare la lettera “Z” e non era tondeggiante come quella che appare nel nostro numero. Infine, nello stesso periodo, la cifra araba “4” non era aperta come quella presente nel nostro numero ma era chiusa, come quella che appare invece nella data 1674, e sembrava quasi una deformazione o un richiamo della lettera maiuscola “Q” iniziale della parola latina “Quattuor (quattro)”.  - foto 6 -

La forma senza punto del numero “1”, la forma tondeggiante del “2” e quella aperta del “4”, che sono definite moderne, si imposero gradualmente solo verso la fine del 1700. Sembra quasi certa quindi la conclusione, considerando anche le condizioni del ritrovamento, che il mattone della chiesa di Sentino e Capatelli sia stato scolpito a cavallo tra il 1700 e il 1800 per tramandare una testimonianza scoperta in quel periodo, ma andata persa, di un fatto importante riferito però a un tempo assai anteriore. E’ difficile non pensare che si tratti della data della primitiva costruzione di questa chiesa. Ci sono anche molte caratteristiche architettoniche visibili ancora oggi a far sospettare ciò.
L’impianto attuale di questa chiesa è senza dubbio tardo-gotico collocabile dunque a cavallo tra il 1300 e il 1400 nel contesto brembano. Nel 1476 essa esisteva già sostanzialmente con la struttura odierna come testimoniano due iscrizioni di quell’anno su due opere, una interna costituita dalla cimasa di un altare, l’altra esterna sotto ad una statua di leone posta sopra la porta laterale del lato destro. Queste opere furono il frutto del lascito di un benefattore Benzoni originario di Sentino come ha già dimostrato in modo eccellente il prof. Salvetti (7). Tuttavia l’orientamento longitudinale di questa chiesa è esattamente in direzione nord-sud che è piuttosto lontano da quello est-ovest prescritto in antico dai canoni religiosi in materia di costruzione di chiese quando si dava molta importanza nell’indicare l’Oriente dove si trovava Gerusalemme, il luogo dove si svolse il martirio e il sacrificio terreno di Cristo per la salvezza spirituale dell’Umanità. Ad una attenta osservazione si nota però che la prima metà circa di questa chiesa, a partire dalla facciata, presenta una struttura muraria più antica del resto e inoltre sul lato destro, l’attuale lato orientale, nel mezzo di questa prima metà è presente anche una porta murata. Questa porta oggi appare ribassata in quanto la sua parte inferiore è annegata nello zoccolo o basamento della chiesa attuale. Tuttavia questa porta è perfettamente in corrispondenza, verso l’interno, dell’interstizio o vuoto in cui fu trovato il mattone con il numero 1248. - foto 8 -

Non è difficile a questo punto pensare che la chiesa gotica fu realizzata per allargamento verso nord di una chiesetta o oratorio precedente che risultava orientato correttamente lungo la direzione est-ovest. L’ingrandimento verso nord fu imposto dal fatto che il ripiano della costa di monte su cui si trova questa chiesa è esteso in direzione nord mentre precipita rapidamente sia verso sud, per la presenza di una valletta vicina, sia verso est, cioè verso il Brembo, il che avrebbe richiesto la costruzione di un imponente e costoso terrazzamento che facesse da base al nuovo edificio. Verso ovest invece l’allargamento era impedito dalla presenza della continuazione della costa di monte che sale verso l’alto. Anche il Salvetti ritiene, in base a documenti archivistici da lui trovati, che doveva esserci già dal 1200 un oratorio in quella località essendo Sentino abitata da famiglie Benzoni già in quel periodo ed essendo questa tra le prime contrade ad essere citate nel territorio di San Giovanni Bianco, per l’esattezza nel maggio del 1093, insieme ad un’altra detta “Campo Tillio” che al Salvetti è però sfuggito potesse corrispondere, per deformazione del nome, all’odierna contrada di Capatelli che da poca distanza condivide l’uso della chiesa in esame con Sentino (8). A questo punto pensare che tale oratorio sia stato costruito per la prima volta proprio nel 1248 appare più che ragionevole. - foto 9 -

L’interstizio o vuoto in cui fu trovato il mattone, in corrispondenza della porta murata, contiene altri elementi che permettono di intuire come si siano svolti alcuni importanti aggiornamenti architettonici in questa chiesa. Nel fondo di questo vuoto, oggi trasformato in una nicchia chiusa da due ante di legno, sono presenti anche due lastre di pietra a forma semicircolare murate e dipinte che sono in realtà i sostegni della cimasa triangolare o timpano d’altare, contenente l’immagine del Padre Eterno benedicente con due angeli, che forma una parte dell’altare odierno. Questi sostegni e la cimasa triangolare sono costituiti dalla stessa pietra a grana molto fine e compatta, non di origine locale, che costituisce anche le tre statue di S. Pietro, di S. Marco Evangelista e di S. Paolo, pure dipinte e di uno stile assai simile a quello della cimasa, che oggi appaiono poste in alto appoggiate al muro del coro in opportune nicchie. I due sostegni, la cimasa e le tre statue un tempo quasi di certo erano il corredo dell’altare, forse un’ancona, di epoca tardo-gotica che fu disfatto verso la fine del 1700, o agli inizi del 1800, per costruire un nuovo altare di stile neoclassico, addossato quasi al muro del coro, e che si conservò intatto sino al 1977 quando, per le nuove regole del Concilio Vaticano II, l’altare fu sostituito con un altro affinchè fosse rivolto verso i fedeli. E proprio nel 1977 durante la distruzione dell’altare neoclassico si scoprì al suo interno, nascosta, la cimasa triangolare datata 1476 che fu poi messa in bella evidenza, a testimonianza futura, sotto l’altare attuale per l’appunto rivolto verso i fedeli. Vi è da ricordare tra l’altro che in sacrestia si può osservare anche oggi una fotografia incorniciata di come era l’altare della chiesa fino al 1977. E’ importante anche osservare che quasi di certo durante la trasformazione dell’altare tardo-gotico in quello neoclassico, i sostegni della cimasa, inutilizzabili, furono murati come riempitivo nel vuoto interno corrispondente alla porta murata il che ha permesso di riscoprirli nel 2001. Altre prove di importanti interventi architettonici effettuati nella seconda metà del 1700 si notano nelle finestre in facciata, nella sacrestia, nel campanile e in alcuni elementi architettonici decorativi interni che sembrano avere quasi uno stile neoclassico cioè del periodo a cavallo tra 1700 e 1800. Del resto in una mappa del 1713 che rappresenta le contrade di Sentino, Capatelli e Oneta, oltre a un tratto della Strada Priula che esce verso nord da San Giovanni Bianco, si nota la chiesa in esame con una forma alquanto diversa da quella attuale. Il disegno è di tipo indicativo, cioè di qualità non di quantità, però la disposizione e la dislocazione reciproca di queste contrade, la mulattiera che le collega a San Giovanni Bianco, l’andamento della Strada Priula e del fiume Brembo sono rappresentati in modo alquanto corretto il che fa pensare che anche la chiesa di Sentino sia disegnata con una certa precisione. Ebbene in essa appare una sacrestia assai più piccola di oggi con una sola finestra e non due, si notano inoltre finestre sul lato orientale, verso il Brembo, che non ci sono più e infine il campanile è davanti alla sacrestia mentre oggi è circondato dalla sacrestia stessa (9). A ulteriore sostegno di importanti interventi compiuti nella seconda metà del 1700 vi è poi da ricordare che durante i lavori del 2001 presso il tetto fu recuperata anche una tegola antica, o coppo, recante incisa la data 1765 con l’iscrizione “Dal boscho milanese pojato adì 4 giugno di Giovangello Barone e metuto di Domenicho Martinelli con Giovan Andreia” e posta poi nella nicchia indicata accanto al mattone dove si trova anche oggi.

A conclusione, chi scrive deve ringraziare in modo particolare l’amico Antonio Tarenghi, noto pittore di San Giovanni Bianco, che a suo tempo ha fornito la notizia di questo ritrovamento e perché ha contribuito a qualche approfondimento di questo tema. 

 

BIBLIOGRAFIA  

1) Eugenio Guglielmi, “Mezzoldo In Valle Lulmi”, con scritti e ricerche di Matteo Rabaglio, Gabriele Medolago, Roberto Boffelli, Giacomo Calvi. Ed. Comune di Mezzoldo, 2006. In particolare pag. 122 e pag. 138-145.

2) Eugenio Guglielmi, op. citata, in particolare le pag. 140-141.

3) Archivio di Stato di Bergamo (= ASBG), Fondo Notarile, notaio Panizzoli Lelio Lorenzo fu Francesco di Zogno, cart. 7305.

4) ASBG, Fondo Notarile, notaio Franzoni Bonaventura fu Bernardino di Zogno, cart. 6015, atti dei giorni 10/03/1708, 25/10/1713; cart. 6016, atto del 09/02/1717. Notaio Panizzoli Francesco fu Giovan Battista di Zogno, cart. 12395, atto del 11/08/1723.      

5) ASBG, Fondo Notarile, notaio Franzoni Bonaventura fu Bernardino di Zogno, cart. 6013, atto del 22/07/1697.

6) Zogno Notizie, n.3, giugno 1996 : Storia della Roggia Traini, di Giuseppe Pesenti e Franco Carminati, pag. 22. Vedi anche “Le Rogge di Zogno” di Giuseppe Pesenti, ed. Archivio Storico San Lorenzo, 1997, pag. 94.

7) Tarcisio Salvetti, “San Giovanni Bianco e le sue contrade”, Ed. Comune di San Giovanni Bianco, 1993; pag. 202-205, pag. 232-235.

8) Tarcisio Salvetti, op. citata, pag. 17-22.

9) Giuseppe Pesenti – Franco Carminati, “Una Strada Una Valle Una Storia, quattro secoli di viabilità in Valle Brembana e dintorni”, ed. Archivio Storico di San Lorenzo di Zogno, 1988, pag. 226.

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