Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

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Antica e singolare medaglia rinvenuta in Valle Brembana
(n. 4, 2006)


Non molto tempo fa è stata rinvenuta dal sig. Andrea Pellegrini di Zogno durante gli scavi di costruzione di una casa nel comune di Sedrina, adiacente alla mulattiera che conduce verso la contrada Clero e verso il territorio comunale di Zogno [1], una singolare medaglia di rame riportante varie figure geometriche e numerose iscrizioni in lingua ebraica su entrambi i lati.

La medaglia ha una forma circolare quasi perfetta, ha un diametro di cm 3,9 e uno spessore medio di cm 0,2; inoltre è dotata di un residuo di asola che serviva probabilmente per appenderla al collo con una catenella. Il peso specifico non molto elevato e il tipo di ossidazione garantiscono in modo pressochè certo che l'oggetto è costituito di rame quasi allo stato puro con una percentuale trascurabile di stagno, il che rende la fattura di questa medaglia alquanto antica.

Sul lato che si può indicare come A campeggia un pentagono che racchiude tre cerchi concentrici. Dentro il cerchio più interno appare una figura a forma di bocciolo di rosa appoggiato su una sorta di vassoio. Il significato di questa figura non è immediatamente comprensibile ad una persona che è partecipe della moderna cultura occidentale. Grazie tuttavia all’aiuto del Dr. Alessandro Meloni, assistente del rabbino capo della Comunità Ebraica di Milano della Sinagoga di via Guastalla, è stato possibile svelare in parte questo mistero.

Tale strana immagine rappresenta infatti il "Pane di presentazione al tempio di Gerusalemme" detto "LECHEM PANHIM" traducendo in lingua italiana la complessa serie di suoni aspirati e gutturali che compongono l'iscrizione ebraica al centro. Questa figura può simboleggiare dunque un antichissimo rito di iniziazione alla vita religiosa e sociale del popolo ebraico attraverso l'offerta di un pane a Dio e vuol ricordare la notte precedente all'uscita degli Ebrei dall'Egitto allorchè essi mangiarono pane azzimo ringraziando Dio. E’ utile ricordare che anche dalla Bibbia risulta che dopo la liberazione dalla schiavitù e poco tempo prima di entrare nella terra promessa Mosè fece costruire un'apposita mensa di legno di acacia ricoperta d'oro e la fece porre, insieme alle tavole dei comandamenti, in una grande tenda trasportabile che costituì la primitiva "Casa di Dio" o tempio. Mosè diede queste disposizioni affinchè il rito dei pani azzimi venisse ricordato e tramandato per sempre dal popolo ebraico come segno dell'alleanza indissolubile tra Dio e il popolo prediletto (Esodo, versi 37,10 e ss.).

Tra i cerchi concentrici compaiono i nomi di alcuni dei dodici  segni dello Zodiaco tra i quali con certezza l'ariete, il cancro e i gemelli mentre per gli altri la corrosione delle lettere non permette di leggere in modo sufficiente.

All'esterno del pentagono ci sono alcune variazioni dell'antico nome di Gesù del tipo ISHUA, IOSHUA, ESHUA e altri simili. Anche questi nomi sono ottenuti cercando di trasporre in italiano i corrispondenti suoni delle iscrizioni ebraiche alcuni dei quali non hanno una corrispondenza esatta nelle attuali lingue europee ma solo nella lingua araba.

Lungo il bordo circolare della medaglia sta incisa la frase: IO SONO, QUESTO E' IL MIO NOME IN ETERNO, COSI' SARO' CHIAMATO PER SEMPRE. La traduzione non può essere letterale perchè alcune parti dell'iscrizione sono corrose e consunte dal tempo. Tuttavia le parole leggibili, che sono la gran parte, permettono di affermare con notevole sicurezza che il significato della frase è quello indicato. Essa riprende quasi alla lettera la famosa dichiarazione con cui Dio si manifestò per la prima volta a Mosè sul monte Sinai così come è descritto nel libro dell'Esodo ai versi 3,14 e ss. e che vale la pena di richiamare qui. Alla richiesta di Mosè di sapere di chi fosse la voce che emanava dal roveto ardente e che gli imponeva di liberare gli Ebrei schiavi in Egitto la voce rispose: "Io sono colui che sono. Così dirai ai figli d'Israele: Io sono mi ha mandato a voi. Così dirai ai figli d'Israele: il Signore Iddio dei padri vostri, Iddio d'Abramo, Iddio d'Isacco, Iddio di Giacobbe mi ha mandato a voi. Questo è il mio nome in eterno e così sarò chiamato di generazione in generazione".

Questa frase nel contesto delle altre iscrizioni della medaglia assume un significato che va oltre la semplice preghiera o inno a Dio. Essa vuole infatti sottolineare il momento cruciale in cui Dio, il Creatore, si manifesta tangibilmente a tutto il creato e in modo specifico all'uomo. In altre parole vuole sottolineare e celebrare il momento della rivelazione di Dio all'uomo.


 


Le due facce della medaglia. A sinistra, il diritto: il pentagono, i tre cerchi concentrici e il pane azzimo. A destra, il rovescio: il quadrato doppio con le 12 iscrizioni del nome di Javhè (Dio) e di altre figure bibliche (foto di Franco Carminati – Prida). 




Sul lato opposto della medaglia in esame, B, vi sono due quadrati inscritti uno dentro l'altro che delimitano una serie di dodici caselle ciascuna delle quali contiene una variante della sequenza di 4 lettere dell'antico alfabeto ebraico che indicano altrettante versioni del nome di Dio. Questi nomi sono JAHVE', JEHOVA e altre forme derivate o declinate in pratica identiche a queste. Una delle caselle risulta quasi per intero danneggiata per  sfregamento e  illeggibile.  Tuttavia l'unicità di significato delle 11 caselle lascia presupporre che anche il significato di questa sia il medesimo.

Fra i due quadrati, su ogni lato, è ripreso ed enfatizzato sia pure in modo più sintetico il significato della frase incisa lungo il bordo del lato A. Le quattro iscrizioni si leggono rispettivamente dall'alto in senso orario: SONO, QUESTO E' IL MIO NOME PER SEMPRE; IL MIO NOME PER SEMPRE E' L'ETERNO; IO SIGNORE DELLE SCHIERE (dell'Universo); IO L'ETERNO QUESTO E' IL MIO NOME.

All'esterno del quadrato più grande vi sono i nomi dei quattro angeli di più alto grado vale a dire più vicini a Dio secondo la tradizione ebraica: URIEL, GAVRIEL, ASSAEL, MICHAEL. Anche per questi nomi valgono le osservazioni fatte sopra circa l'impossibilità di tradurre letteralmente la lingua ebraica antica nella lingua italiana corrente. L'intero complesso di iscrizioni di questo lato è racchiuso da una cordicella che corre lungo il bordo, di cui però si vede solo un tratto essendo il resto scomparso per l'usura del tempo.

Non c'è dubbio che questa medaglia trae la sua origine da un contesto socio-culturale ebraico essendo letteralmente ricoperta di continui riferimenti alla religione ebraica antica. Tuttavia in essa stranamente le iscrizioni religiose sono mescolate a simboli mitologici, quali i segni dello Zodiaco e altri di cui si dirà in seguito, il che sembra non avere alcun legame con il fatto religioso ebraico o cristiano in generale. E' proprio questo accostamento tra simboli religiosi e simboli per così dire profani a fare di questa medaglia un oggetto singolare e interessante dal punto di vista storico. Per capire i notevoli contenuti di questa medaglia è indispensabile procedere per gradi nell'analisi. 

Il pentagono che appare sul lato A vuole riferirsi con i suoi cinque lati ai primi cinque libri della Bibbia appartenenti al Vecchio Testamento: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio, detti anche nel loro insieme Pentateuco, che nella tradizione ebraica hanno un posto preminente rispetto a tutti gli altri libri componenti la Bibbia. Essi infatti hanno la caratteristica di essere stati scritti o suggeriti e quindi tramandati, in modo sostanzialmente omogeneo e unitario sia per gli scienziati cattolici che ebrei, da Mosè il quale fu ispirato da Dio. Per questo motivo tali libri costituiscono per gli Ebrei la Legge o Insegnamento per eccellenza imposto da Dio al loro popolo affinchè attraverso un loro discendente si compisse la missione della redenzione del popolo ebreo in particolare e dell'umanità in generale. Questi cinque libri sono anche detti TORAH', vale a dire la LEGGE per antonomasia, e in forma di volumi arrotolati sono costantemente presenti anche oggi in ogni chiesa ebraica o sinagoga. In conclusione questo pentagono vuole rappresentare la TORAH' o legge di Dio, in altre parole la Bibbia per gli Ebrei.

I tre cerchi concentrici insieme ai segni dello Zodiaco simboleggiano per la cultura antica precristiana, ma anche per quella cristiana fino a tutto il Medioevo, la totalità e l'unità della creazione divina intesa come insieme di materia e di spirito. I cerchi infatti oltre che indicare il cosmo o l'universo sono anche simboli del sole sia come stella fisica del firmamento sia come fonte della vita vegetale, animale e umana e quindi in genere sono il simbolo della vita nel significato più elevato del termine. Nel cosmo l'uomo, offerente il pane azzimo e riconoscente a Dio, è al centro essendo la creatura prediletta [2].

Il fatto che i tre cerchi siano ancorati ai vertici del pentagono con sostegni a raggiera può essere interpretato in questo modo: i libri del Pentateuco, cioè la Legge divina, proteggono il mondo intero, lo rafforzano e lo vivificano cioè lo alimentano. Questi raggi infatti dall'esterno penetrano dentro i cerchi. E' proprio questo dettaglio dei raggi penetranti tuttavia a rivelare che l'ideologia religiosa ebraica che sta alla base di questi simboli non è quella riconosciuta in modo ufficiale ma è quella molto particolare che fa capo alla corrente del misticismo.

Il misticismo ebraico intendeva e intende la conoscenza di Dio da parte dell'uomo non come un processo di razionalità e di sentimento che porta l'uomo a comprendere gradualmente l'immensa bontà e generosità di Dio, Padre, e di conseguenza a imitarne gli insegnamenti nella vita pratica, ma intende la conoscenza di Dio come un'esperienza diretta, sensoriale e istintiva della presenza divina, presenza che è concepita in modo realistico.

Secondo tale dottrina il solo modo di giungere a Dio sta nella capacità di percepire in maniera assai intima, personale ed esclusiva la presenza del soprannaturale in tutte le cose animate e no che formano l'universo estraniandosi da ogni considerazione razionale e filosofica. La ragione umana infatti, secondo i mistici, nello sforzo che essa compie per descrivere con dei concetti gli attributi di Dio e per comprenderne e giustificarne l' esistenza, applicando per forza di cose dei parametri umani che sono imperfetti, non fa altro che sminuire e limitare l'immagine di Dio e di fatto anzichè avvicinarsi alla conoscenza più completa se ne allontana.

Secondo queste teorie pertanto Dio si coglie soltanto in uno slancio irrazionale ed estremo che è una specie di profonda e intima sensazione o suggestione di immedesimarsi, confondersi e perdersi nell'essere soprannaturale che permea di sè ogni componente dell'universo. L'universo non solo è manifestazione di Dio ma è Dio stesso: ogni parte dell'universo, animata o no, è parte di Dio. E’ importante ricordare che i tre cerchi concentrici nell’antichità erano anche un modo per rappresentare un moto ondoso senza fine, come quello del mare, che qui diventa simbolo del pulsare incessante della vita in generale vale a dire dell’insieme di suggestioni e di emozioni, quasi vibrazioni, che ciascun uomo prova essendo partecipe del più vasto respiro dell’universo [3].  

E' innegabile che in questa visione panteistica del soprannaturale c'è un richiamo e un ritorno alla religiosità arcaica dei popoli primitivi i quali tendevano a trasformare in mito e a divinizzare ogni fenomeno della natura. Non a caso nella medaglia in esame compaiono i segni dello Zodiaco che ricordano alcuni miti sorti all'alba della storia umana e che sono connessi con l'origine dell'universo cioè con la creazione. La ripetizione quasi ossessiva del nome di Dio (JAHVE’) per 12 volte, tante quante le costellazioni dello Zodiaco, sembrerebbe avvalorare questa interpretazione per il lato B della medaglia.

Ora bisogna ricordare che tra i movimenti ebraici che aderivano a queste interpretazioni mistiche e panteistiche delle sacre scritture vi fu quello della KABALA, che in ebraico significa tradizione, assai importante per il consenso popolare che riscosse agli inizi dell’era cristiana grazie alla sua capacità di adattare certi principi religiosi alla sensibilità religiosa popolare fatta di semplicità, spontaneità ed emotività. Questo movimento nel tentativo quasi infantile di salvaguardare la presunta purezza originaria della dottrina ebraica ridusse l’interpretazione della presenza divina nella vita dell’uomo ad un fatto esclusivamente di suggestione, che nel corso dei secoli divenne superstizione, travisando sotto certi aspetti, anche fondamentali, il contenuto stesso degli scritti sacri mescolando nelle sue espressioni simboli e significati religiosi a quelli arcaici e pagani. In effetti dalle limitate conoscenze in materia possedute dall’autore di questo scritto, in questa medaglia si riconoscono anche simboli illustrati in studi storici che trattano le problematiche della magia e dell’esoterismo [4]. Quindi la medaglia in esame potrebbe essere anche un oggetto che si richiama a questo mondo misterioso. Di certo chi ha fatto incidere e modellare questo oggetto di rame doveva possedere comunque conoscenze non comuni del mondo religioso e culturale ebraico antico anche se in parte mistificato: doveva trattarsi probabilmente di una sorta di sacerdote all’interno del suo gruppo.

Rimane ora da fare un tentativo per comprendere come questa medaglia tanto singolare sia capitata in Valle Brembana.

Allo stato attuale delle conoscenze non risulta che vi fossero nei secoli passati comunità ebraiche, riconosciute in modo ufficiale o non riconosciute affatto, a Bergamo e dintorni. D'altra parte è noto che il territorio bergamasco appartenne nel passato alla Repubblica Veneta il cui governo per interessi economici si comportò sempre in modo tollerante sia nei confronti dei Protestanti che degli Ebrei per cui costoro ebbero più facilità a vivere e a svolgere attività lavorative che in altri stati italiani.

Essendo la medaglia di ispirazione culturale ebraica ma di fattura tardo-medioevale, forse dell'epoca dei Comuni, è ragionevole pensare che sia stata persa da qualche ebreo in cammino da Venezia verso la Svizzera o la Germania passando lungo la Valle Brembana. E' importante sottolineare infatti che il luogo del ritrovamento è in pratica accanto alla mulattiera di origine medioevale che risaliva la Valle Brembana sul versante orografico sinistro. Questa mulattiera collegava Bergamo col colle di Bruntino, Mediglio a monte della Botta, Sedrina Alta, Clero e giungeva a Stabello in territorio di Zogno per proseguire oltre. Non è da escludere nemmeno che questo oggetto sia stato abbandonato da un ladro, perchè ritenuto senza valore essendo di rame, dopo che egli aveva assalito e forse ucciso un viandante ebreo in quel luogo e dopo averlo spogliato di ogni denaro.

Si potrebbe anche pensare che questa medaglia sia stata un oggetto affettivo di famiglia, tramandata per generazioni, e persa o buttata da uno dei famigliari in fuga sui nostri monti per sottrarsi alle persecuzioni naziste durante la seconda guerra mondiale. Contro questa ipotesi c'è però il fatto che la medaglia è stata ritrovata in un terreno vergine a una discreta profondita', circa 2 metri, il che lascia presupporre che gli smottamenti del terreno che l'hanno gradualmente ricoperta si sono ripetuti nel tempo per ben più di sessant'anni.

Infine si può ipotizzare che questo oggetto, ricoperto di simboli misteriosi e incomprensibili alla gente comune, già a partire dal tardo Medioevo sia stato utilizzato da una persona di scarsa cultura, non necessariamente ebrea, come strumento magico di protezione per sè e la propria famiglia, vale a dire come amuleto, o addirittura usato per compiere riti magici. Nelle opere storiografiche riguardanti la magia e in genere le attività esoteriche, come accennato sopra, appaiono di frequente figure simili specie per quanto riguarda il pentagono e il duplice quadrato, anche se mai con la ricchezza e la completezza di dettagli di quelle qui illustrate e soprattutto concentrate in un solo oggetto. Potrebbe anche essere accaduto che il tipo di sacerdote di cui si è detto prima, passando in Valle Brembana secoli fa, si sia liberato di questo oggetto ritenendolo un pericolo per la propria vita essendo considerato dalla ideologia prevalente della società di quel tempo un simbolo di eresia cioè di peccato grave e quindi perseguitato.   Naturalmente mancando riscontri oggettivi si possono fare solo delle congetture al riguardo, anche se interessanti.    Indipendentemente da chi sia stato il possessore di questa medaglia è importante ricordare comunque che per tutto quanto è stato detto la nascita e l'utilizzo di questo oggetto testimoniano un fatto assai singolare accaduto in Valle Brembana non meno di cinque o sei secoli fa.       


BIBLIOGRAFIA  
1) L'esatta localita' del ritrovamento e' in via Fienili, contrada di Somasedrina.
2) Varie relazioni dal Centro Italiano di Studi sull'alto Medioevo sul tema: Simboli e Simbologia nell'alto Medioevo. Spoleto, 1976.
3) Carl Gustav Jung: I Simboli della Trasformazione, Zurigo 1952. Cairo Giovanni: Dizionario ragionato dei simboli - Storia e Mitologia Universale, Milano 1922. 
4) Gershom G. Scholem: Les grands Courants de la Mystique Juive, Gerusalemme 1946.  Sante Pagnino: Epitome Thesauri Linguae Sanctae, secolo XVI,(Cinquecentine della Biblioteca Civica Bergamasca A. Maj). Michel Meslin: Misteri e Simboli dell'immaginario occidentale, Milano 1988.