Saggi Storici
Quaderni Brembani

Edizioni Centro Storico Culturale Valle Brembana, Corponove, Bergamo

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Scoperte storiche sugli antichi edifici di torchio e mulino della contrada Oro Dentro di Baresi
(n. 1, 2002)


Il torchio e il mulino in questione sono alloggiati in un unico e grandioso edificio a più corpi, vicino al torrente denominato Valsecca, e risultavano funzionanti, sia pure in modo intermittente, fino a pochi anni dopo la seconda guerra mondiale mentre erano pienamente attivi prima della medesima guerra.
Gli attuali proprietari Gervasoni sono i discendenti diretti, e in parte indiretti, di Gervasoni Domenico, Camillo, Giovanna, Maria e Luigia, fratelli e sorelle, i quali avevano ereditato i due edifici nel 1935 alla morte del loro padre Carlo. Questi fratelli e sorelle si suddivisero in seguito definitivamente nel 1942.
Gervasoni Carlo, unico proprietario in quel periodo, tra la fine del XIX secolo e il 1935 aveva potenziato notevolmente l'attività di torchiatura che consisteva principalmente nello schiacciare noci per trarne olio e raspe di uva per ricavarne acquavite sia pure in misura più limitata e occasionale. Il mulino invece produceva farina bianca da frumento e miglio e farina gialla da granoturco per tutta la zona di Bordogna e Roncobello. Frumento e granoturco giungevano sino a Baresi a dorso di mulo provenienti di norma dalla pianura o dalla bassa valle Brembana ma a volte anche dalla media valle Seriana attraverso il passo Branchino. Può essere utile ricordare che il granoturco, originario delle Americhe nonostante il suo nome, giunse nella nostra valle per la prima volta attorno al 1630 e che a questa data risale l'uso, diventato tradizione assai radicata in tutto il Bergamasco, della polenta.
Il padre di Carlo Gervasoni, Giacomo, visse per quasi tutto il corso del secolo XIX ed a lui risultano intestati al momento della nascita del catasto austriaco, nel 1853, i due edifici che sulle mappe di quel periodo appaiono adiacenti ed azionati dall'acqua della medesima roggia o seriola come allora si diceva nei documenti notarili.
Nel 1807 il nonno di Giacomo, Gervasoni Benedetto Antonio fu Giacomo, risultava proprietario di tre opifici: il torchio, il mulino ed un edificio da pesta adiacente ai primi due e sempre azionato dalla stessa roggia. Anche la pesta permetteva di macinare frumento, miglio, granoturco e avena attraverso però un metodo di percussione e non di sfregamento tra pietre levigate come avviene per il mulino. Essa rappresentava il modo di triturare le granaglie che si usava di norma molti secoli prima, in pieno Medioevo, quando queste attività erano svolte a mano per mezzo di un pestello di pietra non essendo stata ancora introdotta la tecnica dello sfruttamento della forza dell'acqua in caduta libera. La frantumazione dell'avena serviva per preparare un impasto da dare, in modo occasionale, come cibo supplementare agli animali ma non di rado esso veniva consumato anche dagli uomini quando il frumento e il granoturco scarseggiavano. Vi è notizia che la pesta di Baresi-Oro Dentro funzionò varie volte con questo scopo specie durante il periodo veramente drammatico della carestia e della pestilenza descritte dal Manzoni, nel suo noto romanzo, negli anni compresi tra il 1625 e il 1635.

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A sinistra: Vista attuale dell'edificio di mulino e torchio di Oro Dentro di Baresi, in primo piano il canale dell'acqua.
A destra: La ruota idraulica

Prima del XIX secolo, quando le miniere di ferro dell'alta valle Brembana a nord di Carona producevano ancora discrete quantità di ferro, la pesta in questione risultava essere invece una fucina o maglio dove si lavorava il ferro per costruire e vendere vari attrezzi di lavoro per l'agricoltura: zappe, vanghe, badili, picconi, martelli, rastrelli, falci, asce e altri simili. Questa attività si svolgeva in modo contemporaneo con quelle del torchio e del mulino ed erano gestite rispettivamente da tre fratelli sempre della famiglia Gervasoni. Il più anziano di loro su cui cadeva la responsabilità dell'intero complesso si chiamava Giacomo ed era il padre di Benedetto Antonio già citato. Tutto ciò accadeva attorno al 1760. Il periodo che va dal 1710 al 1780 circa deve essere considerato il migliore dal punto di vista della quantità di lavoro e del rendimento di questa azienda famigliare che si avvaleva anche di alcuni operai ed era nota in tutta l'alta valle Brembana. Il minerale di ferro scendeva da Carona a Branzi e poi giù a Isola di Fondra, da dove per mezzo di una mulattiera in sostanza pianeggiante e ancora esistente sulla sinistra orografica di quel ramo del Brembo, giungeva a Bordogna e a Baresi.
Nei primi anni del 1700 un antenato di Giacomo, Gervasoni Salvatore fu Carlo, accese un mutuo con la Fabbriceria della chiesa parrocchiale di Baresi per poter ingrandire i tre opifici e soprattutto per dare una sistemazione migliore alla roggia in modo da ottenere una cascata d'acqua più alta di prima con lo scopo di avere più forza a disposizione. Ciò corrisponde alla trasformazione dell'antico e preesistente mulino in fucina o maglio. A conferma indiretta di ciò vi è da dire che su un traliccio di legno del mulino si osserva ancora oggi in bella evidenza la data incisa 1674, su un supporto sempre in legno del torchio la data 1677 mentre su una colonna enorme di pietra, che sostiene il torchio, la data 1783. Queste date, è bene precisare, non indicano la nascita di queste strumentazioni ma le varie ristrutturazioni avvenute nel corso dei tempi come risulta dai numerosi documenti notarili.
Prima del XVIII secolo le notizie si fanno frammentarie. Non esiste più il maglio ma solo il torchio ed il mulino e comunque essi risultano di proprietà ancora di antenati dei Gervasoni indicati, sempre nati e residenti nella contrada Oro Dentro, facente parte dell'antico comune di Baresi. Il documento ufficiale più antico che assicura l'esistenza del torchio e del mulino in questa località risale al 1615. In esso si dice che il torchio ed il mulino esistono già da tempo, tramandatisi di generazione in generazione sempre all'interno della famiglia Gervasoni, ma non si precisa da quando. Perciò si deve concludere ragionevolmente che la loro origine è comunque assai più antica.
Durante il corso del 1700 e del 1800 la storia degli opifici Gervasoni si intreccia con quella di altri due: un mulino ed una segheria, sempre ad acqua, posti circa 200 metri più a valle del torchio ed alimentati da un prolungamento della medesima seriola o roggia. Sul finire del 1800 questi edifici risultano di proprietà rispettivamente di Milesi Vincenzo fu Giovanni di Bordogna e di Bonetti Gaetano fu Giusto di Baresi, contrada di Oro Fuori. Tuttavia il Milesi ed il Bonetti avevano acquisito questi immobili in parte per compravendita e in parte per via ereditaria, attraverso le mogli, da alcuni Gervasoni pure della contrada di Oro Fuori che risultavano imparentati a quell'epoca con i Gervasoni proprietari del torchio come risulta dal catasto austriaco e prima ancora da quello napoleonico. In secoli precedenti è molto probabile dunque che fosse un'unica famiglia Gervasoni ad essere proprietaria di tutti questi immobili, una famiglia che godeva di grande prestigio e considerazione in tutta l'alta valle.
Anche questo secondo mulino e la segheria risultano molto antichi poichè i documenti che certificano la loro esistenza e affermano che essi esistono già da parecchio tempo (ab immemorabile) risalgono ai primissimi anni del 1700. Anche se la loro origine effettiva rimane per il momento sconosciuta, essendo ancora in corso le ricerche archivistiche, è sperabile che questi opifici raccolgano l'attenzione delle autorità locali competenti affinchè possano sopravvivere degnamente come testimonianze preziose di un lungo e glorioso passato economico, storico e culturale della valle Brembana.

 

BIBLIOGRAFIA

ARCHIVIO DI STATO DI BERGAMO.
Fondo Mappe del Lombardo-Veneto, comune di Baresi rettificata nel 1845, n. mappali 263 e 272.
Fondo Mappe Teresiane piane, comune di Baresi, 1822.
Fondo Mappe Teresiane arrotolate, comune di Baresi, 1814.
Fondo Catasto e Rubrica del Lombardo-Veneto, comune di Baresi, lettera G, 31 con fogli di partita pertinenti (sono numerosi con numerosi rimandi alle varie suddivisioni tra fratelli e sorelle intervenute sino ai primi anni del XX secolo).
Fondo Catasti e Sommarioni Napoleonici (incompleti), comune di Baresi, contrada dell'Oro.
Fondo Notarile.
Notaio Mocchi Bernardino fu Tommaso di Piazza Brembana, atto del 4/9/1881, cartella 13658.
Notaio Piacezzi Mario Recuperato fu Bortolo di Bordogna, atti del 11/1/1817, del 3/3/1817, del 2/4/1817, cartella 11742; atti del 18/5/1814, del 1/4/1815, cartella 11741.
Notaio Calvi Toletti Antonio fu Domenico di Moio de Calvi, atto del 14/9/1791, cartella 9970.
Notaio Bonetti Giacomo fu Giovan Giacomo di Baresi, atto del 12/4/1786, cartella 12106; atto del 16/3/1772, cartella 12101; atto del 17/3/1759, cartella 12097.
Notaio Beltramelli Gaspare fu Carlo Antonio di Moio de Calvi, atto del 26/2/1770, cartella 12444.
Notaio Damiani Giuseppe fu Giovan Battista di Zogno, atto del 1/6/1756, cartella 8343.
Notaio Ambrosioni Giovan Giuseppe fu Simone di Branzi, atti del 26/5/1757, del 22/12/1757, cartella 9911.
Notaio Camozzi Giovan Maria fu Carlo di Bordogna, atto del 2/5/1741, cartella 5496.